Metrica: interrogazione
365 settenari (recitativo) in Farnace Venezia, Rossetti, 1739 
Benché vinto e sconfitto
Con quest’amplesso impegno
Ch’io mi tolga col ferro
questo è l’impero e quella
a noi s’appressa? Io vedo
de’ più scelti guerrieri,
Signor, s’anche fra l’armi
                           Amore
ho un sangue che più volte
Figlio, non v’è più scampo.
ma non s’adempia in questo
Ivi il figlio si celi. (Prende per mano il figlio e ’l servo va ad aprir la piramide)
L’alma sen viene in esso
Ti starò sempre al fianco,
che i miei disastri onora?
                               Oh dio!
Tu l’occultasti, iniqua;
D’esserle madre io sdegno
resti pur ne’ tuoi lacci,
Dona al sangue ch’io spargo
                             Già vedo
Sai pur che in cor guerriero
                          Qual nume
                             Intendo.
l’ira vostra è di sangue
Sì; ben dicesti. Il pianto
                          (Oh dio!
                   Il pargoletto
di quel sangue che abborri.
l’orror di quel sembiante
Ah! In mezzo a tanti affanni,
che in questa regia io tento
                 Gran regina.
All’opra dunque. Io voglio
Quest’è il comando e questo
                  Dell’esser tuo
                            Regina
d’un giudice ch’è servo
a bagnar la tua destra (La prende per mano e s’inginocchia)
quest’indegne ritorte. (Tronca le catene a Farnace e Selinda porge al medemo la sua spada)

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