Metrica: interrogazione
149 ottonari in Le donne redicole Roma, Grossi, 1759 
   Una donna ch’abbia letto
   Dal suo bello in mezzo al core
                        Non si trattenga.
                              Lei sospira?
   Creda pur, la compatisco.
vi potrebbe un po’ soffiar. (Partono)
                          Che vi pare?
                       Non si trattenga...
                                Quell’affronto...
Colla spada ch’ho qui a lato,
Vuo’ giocarmi il marchesato.
Me ne voglio vendicar. (Partono)
   Freschi umori, aurette grate
   Si ricorda... quando che...
Euridice... O allor che fido...
Son troiano... O quando quando...
che per lei mi sento in guerra
Più di Dido, più d’Orfeo...
io mi sento già schiattar. (Nel partire vien richiamato da Moschina e dice)
   Donne, voi che m’ascoltate,
   Ma s’è scaltro, se l’è dritto,
o di rabbia alfin crepar. (Parte)
   Pesciolin, se tu c’incappi,
per mia fé, tu non mi scappi,
non mi sfuggi in verità. (Vengono Moschina e Vespetta e restano in disparte)
   Vuo pescando un cor fedele.
Ma un cor fido, un’alma grata
   Ma cos’è, non paventate,
quest’è l’eco che risponde,
tra quei fiori, tra quell’onde,
   Un cor fido, un cor sincero...
Ahi! le spalle. (Vespetta gli dà colla bacchetta)
                            Ohimè l’acqua (Moschina bagna don Tiberio)
   Me meschin che britto giorno
quest’alfin per me sarà. (Escono Moschina e Vespetta con furia)
                       Impertinenti.
                          Tant’ardir.
   Presto olà. (Ai giardinieri)
                         Venite qua.
   Piano, piano, ad uno ad uno
                           Ahimè fermate.
                            Ah non mi muovo.
No, per voi non v’è pietà.
                               Ma da zitto
                       Ohimè mi crepa.
                         Son fracassato.
                         Ohimè! Che il fiato
   Ma sta’ cheto, adesso adesso
   Già l’ho detto, l’ho spiegato. (S’alza con impeto)
ripensate a quel ch’ho detto
che da voi s’intenderà. (Parte)
   Ch’io vi dica: «Mio tesoro,
   Il cervello ahimè... Ch’è stato?
Dove è andato?... Ohimè è fuggito;
   Non signora, non è quello,
   Zitto zitto, mi par esso.
   Per pietà, chi lo trovasse
me lo dia per carità. (Parte)
   Lei si scanzi, non mi tenga,
   Ma perché, che cosa ho fatto.
ah! vi prego a riparar. (Viene incalzato da don Tiberio)
   Via si fermi. Via non faccia.
   Mi perdoni; eh che le pare
Me la devi or or pagar. (Come sopra)
   Lei si sbaglia; piano, piano,
                             Ma aspetti
                        Ma fermate.
   Lei si scosti; ho risoluto,
or lo voglio qui finir. (Come sopra)

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