Metrica: interrogazione
100 tronchi in Monsieur Petiton Venezia, Valvasense, [1736]  (recitativo) 
perdonate a mué man presontion.
m’ha fatt innanzi dì levar dal lett.
je son votre très humble servitor,
monsieur, votre vallé de tou mon cour.
                                       A gh’ vui portar
Giust ancor quest ghe vorria da nov,
Cossa hoia mo da far? S’a resto qua
Che in casa mi no vui de ste ctà.
A tas perché l’è qui quel forastir
                                               E bien monsieur
Signor, la me perdona, in sto paies
Non pa, non pa madam, c’et à mué.
Une pistolle, un luì d’or, coman
s’appell’an Italì? Un dupple d’or.
Oh che diavol sarà! Graziosa oimè.
Coss’hoia fatt a tor sta donna in cà?
la me manda in aruina. Un gran torment
l’è la muir cativa; e no gh’è al mond
E bien madama vou j’avé gagné.
Fin che la va cusì non la va mal.
Io, io v’abilieré, io, io la tête
le votre belle man je baseré. (Gli baccia la mano)
vou l’usanzia françé no savé pa,
a le madam nou fon tousour com sa. (Viene Lindora)
                                           Che imbroi è quest?
                                                Son so muggier.
Xe quattr’anni fenii che l’ho sposà
e adesso sto baron m’ha abbandonà.
che de quel che disì mi son a scur.
a pregh al cil d’ za che l’è frances
ch’al crepa con el mal del so paies.
Vu me trompé; et il pa vré monsieur?
che col so chiachiarar la m’ha stuffà.
Voleu fenirla e vegnir via, dixé?
Monsiù vostra servan. (A monsieur Petiton)
                                           Votre vallé. (A Graziosa)
Monsiù vostra servan. (A monsieur Petiton)
                                           Votre vallé. (A Graziosa)
Me muir dal frances! Menar le man!
usa qualche prudenza; osserva e tas.
ve la giusté sui dei colla muggier
chi sa ch’a no me vegna int’al pensir
Scarne diable diablon, scarne cotton.
Adesso che culia v’ha minchionà
ve voggio maltrattar senza pietà.
Monsù, quest al è un mal ch’a ’l meritè.