Metrica: interrogazione
366 tronchi in Il talismano Milano, Bianchi, 1779  (pezzi chiusi) 
che ci paghino è giusto dover,
ma perché la speranza è un piacer.
si dà credito al nostro saper;
non è colpa del nostro mestier.
si deve approvar. (Cardano parte seguitato da’ zingari e dalle zingare)
ed è un ben che comune sarà.
Caro pegno, che ardire mi dà!
Poverino mi fate pietà. (Parte)
Povera figlia cosa ho da far?
Zingara certo non vuo’ restar.
fatti non sono per ingannar.
Qual è il partito ch’ho da pigliar?
   questa o quest’altra s’ha da pigliar;
zingara certo non vuo’ restar. (Parte)
non mi vuo’ sacrificar. (Parte)
piena ed ampia facoltà. (Imitando Sandrina con caricatura)
la paterna autorità. (Parte)
È una pena da morir. (Parte)
consolate il fido amor. (Tutti tre si tengono per la mano)
                        Sì signor.
Moderate un tal rigor. (A Pancrazio)
   Fato! Sorte! Cielo! Amor!
   Son notaio e son dottor. (Perillo e Pancrazio seduti; l’uno detta piano, l’altro scrive)
Qualche mal gli arriverà. (Fra di loro e sottovoce)
Guardie, guardie, eccole là.
Guardie, guardie. Eccole là. (A suono di tamburo, vedesi entrare la guardia di granatieri. Carolina in virtù del talismano ha preso l’abito e la figura del sargente della guardia)
               Morirà.
                    Non v’è pietà.
Ahi ahi ahi, che gran crudeltà!
Ahi, che male, che male mi fa!
Ahi ahi ahi, che gran crudeltà.
Cara voce che gioia mi dà. (Con allegria)
   Qual motivo gioiosi vi fa?
Ahi ahi ahi, che gran crudeltà!
Ahi, che male, che male mi fa!
Ahi ahi ahi, che gran crudeltà. (Fingendo con affettazione)
si son visti in tal guisa arrivar.
l’amor proprio si può soddisfar. (Parte)
invitarmi a danzare e a cantar.
mi pareva... ed ancora mi par...
Ah Perillo mi venne a svegliar. (Parte)
   Eppure ancor mi piange il cor.
Sento qua drento di te pietà.
che m’affonda in mar crudel.
dissipato il fosco vel. (Parte)
Alto là, tupetù, chi va là? (Imita lo strepito dell’armi da fuoco)
campi, case, castella, città.
o Sandrina o il tapatà. (Parte. Imita il suono del tamburo)
veggio un stuol d’amoretti scherzar.
la bellezza mi può consolar. (Parte)
vuo’ cantare e vuo’ ballar. (Accompagna il canto con qualche movimento di danza e parte)
non so più quel che ho da far.
Torneremo a cominciar. (Parte coi servi)
                      Non so.
                             E se questo avverrà
della mia felicità. (Partono per vie separate)
contro il zio, contro il tutor?
che puoi farti dell’onor. (Con ironia)
in voi spera il protettor. (A Pancrazio)
e domando un difensor. (Carolina entra in abito e figura d’avvocato con foglio in mano)
Lo presento al tribunal. (Dà vari fogli ad un servitore, il quale li distribuisce a tutto il congresso. Tutti osservano e leggono)
concepire, oh dio, non so. (Fra di loro)
non temer, ti salverò. (Da sé. In questo tempo i legisti aprono i fogli e leggono piano)
ora è tempo d’operar. (Fra di loro)
non ha molto da sperar. (Le carte prendono fuoco nelle mani de’ legisti, quali si spaventano e le gettano a terra)
ascoltate... Eccì, eccì. (Sternuta)
Viva, viva. Eccì, eccì. (Sternutano)
Buon tabacco. Eccì, eccì. (Sternutano)
   Ecco qui del testator (Sternuta ed è affaticato)
   Ah vedete... Eccì, eccì. (A Pancrazio sternutando)
Comprendete... Eccì, eccì. (Lo stesso)
Mi si spezza eccì, eccì. (I leggisti si levano)
(Mi fanno ridere). Eccì, eccì.
   Deh restate... Eccì, eccì.
   Non è possibile; eccì, eccì.
Che pena orribile! Eccì, eccì.
Sento che il cerebro... Eccì, eccì.
E che l’esofago... Eccì, eccì.
(Mi fanno ridere). Eccì, eccì.
Tabacco orribile. Eccì, eccì. (Tutti sternutando e facendo de’ contorcimenti partono)
«Del tuo mal tu sei l’autor».
   Povere donne! Che abbiam da far?
che senz’amanti non si può star. (Parte)
No, per noi non v’è pietà.
   Che lo sdegno, che il rigor
   Che lo sdegno, che il rigor
che fra l’onde immobil sta. (Parte)
Guardie... Guardie... Eccole qua. (Carolina in abito da sargente con guardia di granatieri)
Più non penso al traditor. (A Sandrina)
No; m’ha offeso nell’onor. (A Lindoro)
   Ahi ahi ahi, che gran crudeltà.
   Ahi ahi ahi, che gran crudeltà.
la sorte io vuo’ tentar. (Parte)
volgo incerto il guardo e ’l piè.
al mio primo e solo amor. (Parte)
concepire oh dio non so. (Fra loro)
non ha molto da sperar. (Le carte prendono fuoco nelle mani de’ legisti, quali si spaventano e le gettano a terra)
torneremo un altro dì. (I legisti partono confusamente seguitati da Pancrazio e Giannina che cercano di arrestarli)