Metrica: interrogazione
186 tronchi in La diavolessa Venezia, Geremia, 1755  (pezzi chiusi) 
   Ho risolto, voglio andar.
   Ah, Dorina, per pietà,
   Vostro danno. Voglio andar.
Ma non tanta carità. (A Falco)
Ma non tanta carità. (A Falco)
gelosia non si confà. (Parte)
per la mia necessità. (Parte)
che l’argento col tempo sen va.
Ma l’amore nel core si sta. (Parte)
anch’in questo, mio caro signor.
non si lascia avvilir dall’amor.
Il villano, che sempre sta lì,
«Vieni qua, passa là, non ti vo’.
Vien di su, va’ di giù, ti darò».
   Ma alla donna che sempre non va
con piacere ma con nobiltà. (Parte)
   La mia casa è tutta qui;
non c’è niente in verità. (Parte)
Ah, ah, ah. (Ridendo) Bene va.
L’ho trovata in verità. (Parte)
quel che a lui non può donar. (Parte)
Con licenza. (A don Poppone) Eccomi qua. (A Dorina accostandosi)
non mangierà. (Piano a Giannino)
si soffrirà. (Piano a Dorina)
Con licenza, (A Giannino) eccomi qua. (A Dorina accostandosi)
mio cuor vivrà. (Piano a Dorina)
                           Non si sa.
Questa è poca civiltà. (A tutti e due)
di mia fedeltà. (A don Poppone)
di quel che aver si può. (Parte)
che gh’ha un bell’esterior;
che m’ha colto in mezzo al cor.
                       No no.
Ti... ti... mor non ho. (Tremando)
Sì brutta non sarà. (Escono Dorina e Giannino travestiti)
la lezion che s’ha da far. (Don Poppone cava la terra)
Piuttosto di qui. (Lo dà a Dorina)
Vedetelo qua. (Spengono il lume)
e non lo vedrò più. (Mentre Giannino canta ciò con mestizia, Dorina l’ascolta un poco e poi bel bello s’allontana e va a sedere sopra un’altra sedia)
e non la vedrò oimè. (Giannino sentendo che Dorina si lamenta s’alza, s’accosta ed ella seguita. Egli poi si allontana un poco; ed ella s’alza e si vanno bel bello accostando)
l’oro a chi va. (Vengono due giovani che presentano a don Poppone le sue monete)
che qui da noi si fa. (Si toccano la mano)