Metrica: interrogazione
143 ottonari in La cascina Venezia, Geremia, 1756 
   Pippo, Pippo, una parola.
Vieni qui, ti vuo’ parlar.
che ti voglio astrologar. (Alla Lena)
   Care selve, piaggie amate
quell’amor, quel duolo rio
   No; tacete ancor per poco
                             È mio dovere.
                        Son cavaliere;
   Me l’offrite? Me lo date?
Me l’ha dato, me l’ha dato.
Io l’ho preso e me ne vo. (Parte)
   D’una bella pastorella
   Sento amore che nel core
   Lena mia, lascia vedere
l’anellin che ti han donato.
                   Chi te l’ha dato!
   Di vederlo non mostriamo;
seguitiamo a lavorar. (Lavorano)
   Mi lasciate, mi piantate?
Qui costui che cosa fa? (In disparte veggendo il conte)
Stiamo attenti come va. (Si ritirano)
                          Sono andati.
   (Maledetto quel bastone.
Non mi vuo’ precipitar). (Parte)
   Viva Bacco, autor del vino.
Viva Amor ch’è un bel bambino,
   Caro Bacco il cuor consola,
   Bel piacere, bel contento
che nel seno entrar mi sento.
   Tutti quanti in compagnia
che consola il nostro cor. (Berto e Pippo cantando s’accostano alla tavola. Berto presso la Cecca, Pippo presso la Lena)
   E poi senti che bel gioco
che fra noi s’avrà da far.
   Signor no, che la mia mano
   Porgi qui la mano a me. (Alla Lena)
Porgi a me la mano qui. (A Pippo)
   Tu mi fuggi, tu mi sprezzi;
                          (Se lo crede). (Da sé nella sua voce)
                          (Non s’avvede). (Come sopra)
   Che tormento che mi sento,
   Donne care, se il volete,
   Sol d’amor chiedo in mercede
Serbar fede mi è un imbroglio;
   Pastorelli, io son da vendere,
A chi n’ha pochi da spendere
   Pastorelle ancor da vendere,
son qua io, vi vuo’ comprar.
Quel ch’io posso voglio spendere,
tutto il cuor vi vuo’ donar.
                                   Chi si vende?
   Ah che in seno dal veleno
                              Pippo indegno.
   Ah, che il core dal livore
                         Te lo giuro.
                       In verità.
   Pippo mio... s’ell’è così...
   Ah cagnaccia, crudelaccia,
   Non ci penso, li ho burlati;
                              Te lo giuro.
                             In verità.
   Quanto vuoi di quegli occhietti?
Quanto vuoi di quei labbretti?
   «Viva amore» ogniuno dica
«viva amore in sì bel giorno»;

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