Metrica: interrogazione
68 ottonari in L'olimpiade Venezia, Rossetti, 1738 
   Non fidarti della sorte,
ch’ella è cieca e non ha legge.
Spesse volte il vil protegge,
   Nulla val contro fortuna
Ma prudente egl’è il timore
   Del destin non vi lagnate
   Forti noi, voi belle siete
   Io ti lascio. Dormi in pace
   Se d’amor l’ardente face
ti riscalda un giorno il petto,
   Grandi, è ver, son le tue pene.
Perdi, è ver, l’amato bene;
ma sei tua; ma piangi intanto;
   Io dal fato, io sono oppressa.
Perdo altrui; perdo me stessa;
né conservo almen del pianto
   Così lui, che il caro amico
   Così grande è il nostro amore
   Io m’attristo alle tue pene
   In pensar che il fido amico
l’alma amante io sento in sen.
   Possa almeno a lui spiegare
   Prendi tu l’estremo addio, (A Megacle)
tu perdona il fallo mio, (A Clistene)
   Vado intrepido alla morte
   Viva il figlio delinquente,
   Né funesti il dì presente

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