Metrica: interrogazione
176 ottonari in I bagni d'Abano Venezia, Fenzo, 1753 
   Son due brutte infermità
   Ma con l’oro e con l’argento,
   È di donna un bel costume
con chi ardito parla e chiede;
la crudele a sospirar. (Parte)
   Et on sage dans le bel âge,
Que sans cesse l’on se presse
   La sagesse de la jeunesse
   Chi m’insegna, chi mi dice
il mio cuore ancor non sa. (Parte)
   Come scioglie il sole ardente
                           Vi farian male.
   (Che smorfioso! Che sguaiato!)
   Cos’è questo? Presto, presto,
cosa, cosa mai sarà? (Si vede monsieur La Flour col libro in mano, facendo alcuni segni e tutto in un tempo la tavola si trasforma in una prospettiva di palazzino con varie porte da una delle quali esce subito Pirotto, trafigurato in Coviello)
una forza da leon. (Da un’altra porta esce Marubbio trasfigurato in un vecchio colla barba lunga)
Quel ch’io ero più non son.
   Chi sei tu brutto vecchiaccio?
Io timor di te non ho. (Da una porta esce Lisetta trasfigurata da napolitana alla spagnola)
   Lassa stare, foss’acciso, (A Marubbio)
Io timor di te non ho. (Da un’altra parte esce Rosina trasfigurata da vecchia veneziana)
Se sé putta, sté da putta. (A Luciano)
   Stiamo tutti allegramente
   Chi una donna vuol pretendere,
va’ lontan da’ miei confini.
mi contento di tremar. (Parte)
con i baffi... (Mi vien freddo).
   Se si compra un bel vestito,
   Ah, nel petto dall’affetto
   Che prodigi! Che prestigi!
io mi vado a solazzar. (Si gettano nella fontana e non si vedono più)
   Oh che pazzi! Dentro i guazzi
   Dove son? Più non li vedo, (Osserva nella fontana)
Non li voglio seguitar. (Pirotto e Marubbio compariscono sulla ringhiera)
   Le ha portate per dispetto
E voialtri state là. (A Pirotto e Marubbio, li due della ringhiera fondano nelle colonne e non si vedono più)
   Dove son? Più non li vedo,
Di furore m’arde il sen. (Esce monsieur La Flour e li tocca tutti con una verga e parte)
cui resister non saprà. (Parte)
Ma di giorno... qualche volta...
ma graziose nell’amar. (Parte)
   Lascio al mio fratel carnale
   Lascio a Nardo, mio parente,
   Lascio il resto de’ miei beni
   Ma il contratto delle nozze
   Il notaro se n’è andato.
Dove andato mai sarà? (Si trasforma il tavolino e comparisce il notaro)

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