Metrica: interrogazione
188 settenari (recitativo) in Il filosofo Venezia, s.n., 1735 
la cagion d’ogni danno,
recreazion de’ mortali,
che il bene in mal converte
Signor, perché fuggite?
Affé che v’ingannate;
Quei che non han giudizio
Signor, d’un grand’affare
che gl’attomi invisibili
d’un feminil sembiante
                                Udite.
Ma chi meglio l’intende
S’arde per me qualcuna
acciò l’ardor non cresca
dia in un pensier sì vile.
che m’oblighi all’affetto.
Dunque aspettate un poco.
v’è un giovine studente,
Sarà forse un di questi
che in questo nostro mondo
                E che la morte
è il lasciar ne’ suoi figli
Ma chi vuol prender moglie
Sì, ma in tal matrimonio
E poi se ve n’è alcuna
(Già mi vado imbrogliando).
in ciò son già perfetta.
                     Pensate.
Ho un’arte sì eccellente
perché co’ suoi precetti
di far qualche sproposito.
(Questo saria un imbroglio).
Non per tutti gli oggetti.
                         La mano...
                             Piano?...
Voi... la... mia... mo... glie siete.
ma non già serva o schiava.
Quest’è dunque l’amore

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