Metrica: interrogazione
365 endecasillabi (recitativo) in Amore in caricatura Venezia, Fenzo, 1761 
sì vezzoso bucché legarmi al petto.
Madama, ecco le spille. (Cava un astuccio)
                                             Ecco le forbici
Ecco al vostro comando uno specchietto. (Cava una scatola in cui vi è lo specchio)
siete tutti cortesi. In voi ravviso
                                        Aci infelice
fu tramutato in cristallino umore.
E Narciso, meschin, divenne un fiore.
sien da me rinovate. Al mio Narciso
che si cambi in un fiore io gli prescrivo
ma sia per l’amor mio fior semprevivo.
sia da questo mio core. Aci divenga
si trasformi fedele in can barbino.
                                               Madama.
la contessa Gingè. Deh favorite
                                Bene obbligata.
per quegli occhi sì bei che m’han piagato?
Sul dorso io volerò del nume alato.
                                          E chi potrebbe
non consacrar, non offerir divoto
a cotanta bellezza il core in voto?
A servirvi col tè verrò fra poco.
Ah che per voi mi getterei nel foco.
pascolo gli occhi e mi nutrisco il petto.
della vostra bellezza, io vi concedo
il mio povero cor cotto allo spiedo.
vi farò del mio core una polpetta.
Le metafore intendo e le aggradisco.
                                           Madama. (S’alza)
                                  Non lo so dire.
priegovi d’informarvi del suo stato.
madama, se l’onore ho d’obbedirvi.
Salgo nella carrozza e vo a servirvi.
Sì cortese bontà, prontezza tanta
                                                Ahimè madama. (Si alza)
Monsieur Côterôti, voi v’ingannate. (Si alza)
nell’onor d’obbedirvi. Oh stelle! Oh dei!
Monsieur siete gentil, siete galante
ma poco penetrante; i cenni miei
dati a quel, dati a questo, han per obietto
star con voi sola a ragionar d’affetto.
Oh fortuna! Oh destino! Oh sorte! Oh fato!
Sono fuori di me. Son fortunato.
                                               A mille a mille
accordare poss’io qualche favore.
Ma il cor non già, che di voi solo è il cuore.
Ah non dite di più ch’io casco, io moro.
                                  Se comandate
                                No no, restate,
Ah s’io v’amo di cor, di core amatemi.
che al merto e alla beltà Cupido appresta
a caratteri d’or scriva ancor questa.
madama è delirante ed io pietoso
prodigo dispensar la grazia mia.
                                       No, contessina
solo non sono mai. Ho sempre meco
una donna volante e un giovin cieco.
                                         Son due compagni
che mi siedono sempre al fianco e in cuore,
voglio dir la fortuna e il dio d’amore.
ma la volubil dea cangia sovente.
Stabile è in favor mio perpetuamente.
si presenta al mio sguardo una più bella.
mantenere nel sen saria un portento.
Basterebbe il mio cor diviso in cento.
Scaldi pure chi vuol, ch’io son di ghiaccio.
fa con tutte il Cupido, io per mia parte
Venere non sarei, s’ei fosse Marte.
No non sono per voi gli affetti miei.
ma il mio povero cor non disperate.
Io non posso adular. Parlar sincera
                                          Non mi piacete.
                                   È tanto vero
che se più seguitate a tormentarmi
qualche via cercherò per liberarmi.
quella fiamma crudel che mi tormenta;
barbara morirò; sarai contenta.
qualche brama d’amor nel seno io provo.
Cerco un bel che mi piaccia e non lo trovo.
ma non ha quella grazia che dich’io.
                                        Serva obbligata.
di venire a veder come voi state.
                                         Mi consolate.
che sarò a riverirla e a incomodarla.
e accoppiando al suo bel vostra bellezza
voi farete un gilè di gentilezza. (Parte)
ma la sua affettazion mi reca noia.
Da madam di Cracché son qui mandato.
di venire ancor io... perché... vel giuro
dalla vostra beltà son reso estatico.
(Io non posso soffrir questo flemmatico).
                                             Sì, ho capito.
                               Se comandate
                                  No, grazie, andate.
Vorrei dir... ma non so... ma non ardisco.
tollerare non so chi si confonde,
chi col gel del timor l’amor nasconde.
essere necessario un po’ d’ardire.
siete, lo giuro al ciel, siete un incanto.
                                                  È un bel diletto
il sapere cambiar frase e dialetto.
e l’inglese e il tedesco e lo spagnuolo
e le lingue imparai tutte di volo.
ho il calepin di sette lingue in mente.
Essi non san parlar che italiano.
Sì, facciamoli un poco svergognare.
                                             Troppo cortese.
Rispondo in italian; non so il francese.
sta ben, vi riverisce e quanto prima
                         Que je suis charmé.
Povero cavalier, lo compatisco. (A monsieur Côterôti)
Rien de tout, rien de tout. (A madama)
                                                  Cara madama,
Toujours à vos servì, monsieur petit.
                                            Oui, oui.
disposta in suo favore a dichiararmi).
(Della sua crudeltà vo’ vendicarmi).
                                 Io? V’ingannate.
qualche prova d’amor richiedo e bramo.
Perdonate, signora, io più non v’amo.
se troppo v’annoiai, chiedo perdono,
da voi venuto a congedarmi or sono.
vo’ che pace facciam. (Per verità
con troppa crudeltà trattai finora.
Non mi piace, egli è ver, ma alfin mi adora).
arde, more per me. Scoperto ho il foco.
Ma scaltro anch’io vo’ tormentarla un poco).
                                          Mi consolo.
con sì amabile oggetto in compagnia.
(Voglio farla crepar di gelosia). (Accenando la baronessa)
ha per me una bontà non meritata.
Da tutta la città siete invidiata.
fossevi ch’io non so, la baronessa
mi lascia in libertà, deh compatite
quanto son, quanto vaglio io vi offerisco. (Alla contessa)
di sì egregio favore. Accetterei
                                               E qual ragione?
Ch’io lo dica, signor, mi permettete?
                                Non mi piacete.
                                           Eh s’è avveduta
ch’io scherzava con lei, sa che il mio core
arde solo per voi. (Alla baronessa)
                                  Povero core,
ch’egli abbia nell’ardore a consumarsi,
senza un po’ di pietà da rinfrescarsi.
con essa il vostro amor. (Accennando la contessa)
                                             Deh contessina... (Alla contessa)
Quella è del vostro mal la medicina. (Accennando la baronessa)
ah di sdegno e d’amor mi cruccia il foco.
Ma non basta il buon cor per far l’amore.
                                   Io scieglierei
un bel volto nel fior di gioventù.
Io lo spirito in uom stimo assai più.
il debole conosce e spesso spesso
incomodo si rende al nostro sesso.
vano per giovinezza e per beltà,
par che ci accordi amor per carità.
vi è il suo male e il suo ben ma, se lo sposo
tutti i danni compensa un sol diletto.
con l’arte e la virtù stima ed affetto
desta amore nel sen saggio e perfetto.
                                       A me un sorbetto.
               Spicciati.
                                   Vola.
                                               Io non aspetto.
No, non è ver, non è sonato ancora.
non si dà una mentita. Ecco mirate,
diciannove passate. (Mostra l’orologio)
                                       Eh l’orologio
non va bene montato all’italiana.
Più sicura è la mostra oltramontana.
segnando il mezzodì, la mezzanotte,
la regola è costante e sempre vera.
Ma mai si sa quanto vi manchi a sera.
                                    È il mezzogiorno
                                 All’italiana
                                          Alla francese
                                          Io li difendo. (S’alza)
Io sostengo il contrario. (S’alza)
                                             Ed io sostengo
regolati allo stil del mio paese. (S’alza)
Io vi risponderò con questa spada. (Mette mano alla spada)
                                     Corpo di Bacco
vivano gli orologi oltramontani. (Mette mano)
                         Si pugni.
                                            All’armi, all’armi.
                                           Eh lasciateci
                                       Non ci sturbate.
Deh per l’onor degli orologi, andate.
                                          E che volete.
serfa star di madame di Cracché.
                                              Detto ha forse
                                            Jo, mi ditto
                                             E non disse
                                     Vi disse ancora
Jo, mi dito monsieur Chichirichì.
Policastro, tedesca, è il nome mio.
caffalieri caffè quattro figlietti.
Anz, zoà, train, fir. (Dà a ciascheduno il suo viglietto, numerandoli uno, due, tre e quattro)
                                     Obbligato Jonfraul.
Ihr seyd gar zu hoflich, ihr obligieret.
Lassen wir die Ceremonien bey Seits.
Ah star furbe talian; foi mi purlate.
Ah l’oggetto son io de’ suoi languori.
«Amabil cavaliere». (Leggendo) Oh caro foglio! (Bacia la lettera)
«Conte mio». Conte mio! Se suo mi chiama
mia sarà per giustizia anche madama.
che mi palpita il cor per il contento.
State attenti, signori, e poi crepate.
vuol ch’io sia preferito. Sa ch’io sono
un uomo accorto e di sottile ingegno
e mi mette perciò nel grande impegno.
so quant’io vaglio e trionfar confido.
se non vinco costor sarà mio danno.
Per dir la verità, so che madama
più d’ogni altro mi ama e so che aspetta
dalla mia tenerezza il più bel segno
ma mi dà del pensiere un tale impegno.
questi rivali miei? Davver non so.
Basta, ci penserò. Tu scaltro amore
fa’ ch’io riesca con gloria e con valore.
benedetto colui che ti ha inventato.
il sorbetto gelato e il caldo amore.
ora all’altra m’invio. Se vuol madama
quel che più le sa dar d’amore un segno,
io superare ogni rival m’impegno.
scherzo d’amor col foco e non m’accendo.
La libertà per un piacer non vendo.
                                       E pur d’amore
non si trova nel mondo un ben maggiore.
Tutte, tutte pazzie. Finché noi siamo
siam servite e adorate e allora quando
cadute siam degli uomini in possesso,
il suo tenero cor non è lo stesso.
E questo gran piacer, questo gran bene
svanisce a un tratto e si converte in pene.
e i cuor ferite e seminate ardori?
vedermi ad adorar ma non per questo
mi lascio innamorar, ve lo protesto.
ma poi verrà quel dì che cederete.
E d’amore anche voi sospirerete.
Non penso all’avvenire; or me la godo,
se piangerò di consolarmi ho il modo.
di recarmi ciascun d’amore un pegno.
Mi piace in verità sì bel talento.
Voglio che ci prendiam divertimento.
                 Sono qui.
                                     Vengo al cimento.
Rispettoso a madama io mi presento.
chi di voi sa mostrar miglior affetto
e da me il vincitor sarà l’eletto.
una prova d’amor. (Dà una carta a madama)
                                     Bella, leggete,
Ecco un segno d’amor che val per cento. (Come sopra)
(Son curiosa davver). (Piano alla contessa)
                                          (Davvero anch’io
La giustizia a chi merta or si farà.
Sentiam di questi fogli il contenuto.
(Legge il mio per il primo, amore aiuto). (Da sé)
per prova singolar di vero affetto
che madama Cracché bella e vezzosa
marchesina sarà, sarà mia sposa».
                         Gran fortuna!
                                                     Oh mio signore
Ecco la mano e la vittoria è mia.
(Il mio core in amor spera e confida).
Che vuol dir questo rosso? (Aprendo il foglio)
                                                   Nulla, nulla.
                                       «Mio tesoro
per prova dell’amor scritto ha col sangue».
                                       Che bel talento!
a ferirvi per me l’amor vi ha spinto?
Ah madama pietosa, ho vinto, ho vinto.
Tempo a leggere gli altri io vi domando.
(Amore, al tuo favor mi raccomando).
di madama Cracché davvero io sono
a lei tutti i miei beni io cedo e dono».
                                               E più del sangue.
Grazie, grazie ad amor son vittorioso.
leggiam quest’altro e terminiamo il gioco.
Madama al buonumor so ch’è inclinata).
giochi, feste, teatri e pransi e cene
perch’ella si diverta e rida e goda,
come vuole il gran mondo e la gran moda».
                                       Bravo davvero.
La pugna ho vinto e la corona io spero.
                                     Pronunziate
                             Chi fia l’eletto?
Oda ogniuno di voi la mia sentenza.
Mi rallegro di cor con lor signori.
Son tutti gloriosi e vincitori. (Parte)
or non v’è più che dir, son tutti eguali. (Parte)
                                      Per cagion vostra
Ciascun di voi mi renderà ragione.
di battermi non sfuggo a diritura.
                                     Non ho paura.
Vedrete il bracio mio quel che sa fare.
                                     Mi vo’ sfogare.
Troppo gentil, madama di Cracché.
Sans façon, sans façon, à la françé,
                                     Sarò con voi.
il cavaliere e il solito francese.
Scegliere il più diletto e maritarvi.
Ma non voglio parlar di matrimonio. (Parte)
                                      Persuasa
Godiam la libertà fin che possiamo.
Nel fior di gioventù non ci leghiamo.
                                         Bella creanza.
                                       Che inciviltà!
diedemi permission né crederei...
                                          Qui che cercate?
Lasciatemi parlar, non vi adirate,
                                                             Buon viaggio.
                               Ah no spietate
più non vi rivedrò. Da questo suolo
Vado al paese mio, torno in Savoia.
                                     A lei m’inchino. (Inchinandosi)
Cavaliere, monsieur padroni miei. (Con vari inchini)
Ah, che vous jêt joli. (Come sopra)
                                        Serva umilissima. (Come sopra e stranuta)
                        Salute.
                                       E figli maschi.
                       Oh charmant!
                                                   Gentil.
                                                                  Garbata.
tutti vi aspetto a favorirmi al ballo.
À la danse, à la danse. (Saltando)
                                           Io farò sempre
quel che piace a madama e quel che vuole.
                                       E far capriole.
                                            Io avrò l’onore,
vostro amante e vassallo e servitore. (Con inchini)
nella vostra bellezza il bel di tutte.
In paragon di voi tutte son brutte.
So che il vostro parlar non è verace
ma il sentirmi lodar non mi dispiace.
                      Non mentisco.
                                                   Io son sincero,
voi avete negli occhi il nume arciero.
vada a sollecitar di là il mio cuoco.
Vado e un piatto ancor io vo’ far per gioco.
con quanta cortesia stupenda e rara
                                    Giustamente
                                       Ah un sol difetto
fa che il merito in voi non sia perfetto.
Siete senza pietà con chi vi adora.
Non seppe alcuno innamorarmi ancora.
                                             Qual via dee usarsi
Come si può sperar grazia ed amore?
vo’ il mio genio svelar bizzaro e strano.
                                       Oh sorte! Oh fato!
                                 Sarò beato.
fatta sono dell’altre. Hanno le donne
dei vezzi e le carezze; io, che le credo
vo’ che gridi, minacci e mi maltratti.
                                           Un tal pensiero
                                     Vi dico il vero,
le soavi parole e i vezzi e i pianti,
se sprezzarmi saprete io vi amerò.
                                           (Son stravaganti
(Per divertirsi ben vi vuol ingegno).
                                        Sono imbrogliato.
Chi più ardito sarà, sarà più amato.
                                                È vero, è vero.
                                   Godere io spero. (Viene madama coi quattro cavalieri)

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