Metrica: interrogazione
203 ottonari in La bella verità Bologna, Sassi, 1762 
   Convien dir che il mio destino
   Fra sartori e fra pittori,
quanto invidio il vostro stato!
   La mia pace, il mio riposo
sol godrei fra l’erbe e i fiori,
che vi fosse in qualche arietta
   Che vi fosse in qualche arietta
Quel ch’è nuovo è sempre bello
   Quel ch’è nuovo è sempre bello
   Anche il bel diventa brutto
vuol ch’io viva il mio destino,
s’abbia il fato un dì a cangiar. (Parte)
   La mia voce è voce umana,
   Quel che piace e che diletta
perché il vero è sempre bello
quando salva è l’onestà. (Parte)
   Bel piacer saria l’amare
   Quest’è il premio che si acquista
   Signorsì ci metta in vista
   Ahi, che fate? Mi stroppiate,
   Questo dunque è l’argomento:
che a Bologna quest’altr’anno
   Ehi l’amico è addormentato.
Ora è ben che sian finiti. (S’alzano)
                              Quest’è per me?
Questo straccio che cos’è? (Forte con del rumore)
   Bravo, bravo, bene, bene, (Svegliandosi)
                               Così è.
Non lo voglio, signor no. (Gettano i vestiti in terra)
S’han le donne a contentar. (A Tolomeo)
anche questa convien far. (A Tolomeo)
non mi fate lagrimar. (A Tolomeo)
   Ah pazienza; io non son degna,
   Lo sa il ciel quanto mi duole.
   Serva sua. (In atto di partire)
                         Dove sen va?
                    Si fermi qua.
                        Poveraccio.
   (Ah resister più non posso.
   (Io ci gioco ch’ei s’arrende,
ch’ei s’accende a poco a poco
   Mi contento ch’ella scriva
                         Tutto, tutto.
perch’io faccia un tal libretto
   Presto, via, monsieur Lorano

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