Metrica: interrogazione
270 ottonari in La donna di governo Roma, Puccinelli, 1761 
   Ha il giochetto e l’osteria,
perché è ricco, perché è bello;
   Dite a me, come il sapeste? (A Rosalba)
   Sì, ben mio, contento io sono
e ti voglio sempre amar. (A Corallina)
ch’ei ti vuole corbellar. (A Corallina)
   Presto presto, oh me meschina;
                           Corro, corro.
Ah tremare il cor mi fa. (Vanno a nascondersi nella stanza)
   Deh, Moschin, non mi lasciar.
   Pretendete qualche cosa? (Esce)
e gli sposi eccoli qua. (Accenandoli)
Cento scudi, eccoli qua. (Caccia una borsa)
Corallina disporrà. (Dà la borsa a Corallina)
Il marito li averà. (La dà a Ridolfo)
                   Cosa dirà?
e l’anello è un po’ larghetto;
della mia sincerità. (A Fabrizio)
   So che il ben e il mal non dura,
quel piacer che suol bramar. (Parte ed entra per la porta di un gabinetto)
ma l’avete a far con me. (A Rosalba)
   Il padrone mi vuol bene (A Fabrizio guardando Rosalba)
che mi porta tant’affetto, (Come sopra)
senza sposo, senza dote, (A Rosalba)
   (Oh che rabbia! Oh che dispetto!
Oh che gusto che mi dà). (Guardando Rosalba, parte)
                                   Che cosa dite?
                                Lo capite. (A Lindora)
   Qual sarà la vostra dote? (A Corallina)
                          (Che ho da far?) (A Ridolfo)
(I seicento non sperar). (A Lindora)
Il marito non può star. (A Corallina)
Altri mille puon bastar? (A Lindora)
   Scriva pur tremila scudi. (Al notaro)
                            Che ti par? (A Ridolfo)
   Testimoni, testimoni. (Gridando)
per Rosalba l’istrumento. (Piano a Fabrizio, che non senta il notaro)
                     Con ser Agapito.
                        Contentissima.
(Io mi sento il cor tremar). (Fabrizio si accosta al notaro e Corallina lo seguita)
   Mio signore. (Saluta il notaro)
                             Quis est hic? (A Corallina)
                       Vi saluta. (A Fabrizio)
Servo suo, la riverisco. (Torna a salutare il notaro)
non intende; eccolo qua. (Leva la carta scritta dinanzi al notaro)
   Via, leggete. (Offerisce la carta a Fabrizio ma la tiene in mano)
                             Il mio occhialino. (Cerca li occhiali in tasca)
   Vi è il notaro da pagar. (A Fabrizio)
Io lo voglio sodisfar. (Gli vuol dar il danaro)
                     Prenda.
                                      Nolo, nolo. (Come sopra)
   Gratias ago. (Prende il denaro)
                                    Servitore.
e così mi vuoi pagar? (A Corallina)
io di lui non so che far. (A Corallina)
   Come mai... potresti... ingrata... (Piangendo)
Disgraziato, via di qua. (A Ridolfo)
   Tanto... ben... che ti ho voluto... (Come sopra)
Questo... è il premio... che n’ho avuto?
Questa è troppa crudeltà. (A Fulgenzio e Rosalba)
   Vanne via. (Mi trema il core). (A Corallina)
Vieni qui. (Ti sento, amore). (A Corallina)
Ah... mi sento... il cor... crepar. (Parte)

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