Metrica: interrogazione
216 ottonari in Li matti per amore Venezia, Fenzo, 1754 
   Meschinello è pur quel core
   Il mio cor che sta in cattena,
   Parlo un poco, egli è di foco,
quando taccio, egli è di ghiaccio,
   La mia sorte e la mia stella
   Meschinello è pur quel core
   Io lo provo, io non ho bene,
pien d’affanni e senza speme;
   Sempre chiede ad un’ingrata
   Lascia in pace un mesto core,
   Così voglio, via non più...
ed in testa io ti darò. (Minacciando di voler bastonare il servitore)
   Statti fermo ch’io ti pizzico,
   Se qualcun vuol prender moglie
   Qua la mano, ohimè signore,
per lei tristo è questo giorno,
   Alzi il capo, uh quella fronte
   Io l’ho fatta la frittata,
   Sì che il colpo saria bello,
lasciar questo e pigliar quello,
                         Cioè, cioè.
   Te l’hai fatta da te stesso,
   Amar tutti e cangiar spesso
   Ch’io sia arrosto, ch’io sia allesso
   Non ho flemma, io l’amo tutte,
sempre è buono, sempre è bello
   Ah crudel, vuoi tu che io pianga,
   Quegl’occhietti piagnolenti
fa’ che io veda un po’ ridenti,
   Vardé là sto strupiascovoli
                            Cosa c’è.
   Questo è un furbo malandrino,
   Volgi a me quegli occhi belli,
                                Fatti in qua.
                      Cioè, cioè.

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