Metrica: interrogazione
195 ottonari in Il pazzo glorioso Venezia, Fenzo, 1753 
   Signor mio, con sua licenza,
   Cheti un po’, che impertinenza!
Cosa c’è? Mi vuo’ sfogar.
   So che corre in campo armato
per l’onore il fier guerriero;
so che solca il buon nocchiero
   So ch’a un core inamorato
l’ozio è solo d’alimento;
ma pur so ch’a me è tormento,
perché il ben sa dilungar. (Partono)
Or son furba ed or son schieta.
   Fo da dama e da guerriera,
   D’un novello ardor nel petto
e riposo in sen non ho. (Parte)
   Un guerriero, un cavaliero
   Più non penso al campo, all’armi
s’io rimiro quell’occhietto...
Pasquariello oimè che ’l petto
   Mio tesor... Mio sol... Mio bene...
di’ ch’io l’amo, ch’io l’adoro,
ch’ella è sola il mio tesoro,
Voi direte: «Quella è buona».
   Se colui... Non so che dire.
   Sempre ad onta del rio fatto
il mio cuor fedel sarà. (Parte)
   Per tuo amore sento il cuore
Lascia lascia un po’ senti’.
(Che sciroppo ho da inghiottir).
   Leggi un corno, che ti pare?
   S’io ti dico ch’al bel foco
del tuo sguardo avvampo ed ardo,
   Non burlar, che un giorno poi
   Come appunto in ciel sereno,
l’augel canta al bosco, al prato,
scherza il fonte e brilla il mar.
   Non temer, son tuo campione,
   Vanne via, non far più strepito
   Serbar vo’ per quella ingrata,
   Dopo il duol, affanni e pene,
   Oh che imbroi int’al cervel
   A v’ho intes, mo sbrighem prest
   Il decreto è pronto e lesto,
                       Tasi là.

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