Metrica: interrogazione
132 ottonari in Il finto principe Venezia, Fenzo, 1749 
   Il piacer che in petto io sento
   Pien d’ardir, costante e forte
   La speranza di quest’alma
   L’amor mio con esso vive
«D’une pauvre fille honteuse
   con quell’altro: «Bel visetto
vuo’ facciamo un po’ all’amore.
Floro, Floro, dove sei? (Crocco esce)
                             Chi è costui? (A Floro)
                               E lei chi è?
                             La mia sposa,
Sua eccellenza m’ha ingannato.
Non è ver. (Va’ via, birbante).
                          Chi son io?
                         Padron mio,
                              Non ti vuole.
   Quegl’occhietti sì furbetti
   Sì, briccon, che quel tu sei.
                      Chi son io?
Siate l’uno e l’altro siate,
   (La franchezza e l’arroganza
sempre mai trionferà). (Partono)
   Quel suo dolce, amabil ciglio,
   Nel fissarmi in quell’aspetto
   Grazia, grazia a voi chiediamo.
Grazia, grazia, padron mio. (A Cleante)
                                Evviva, evviva,
che la grazia è fatta già. (Escono Lindora e Crocco)
                             Crocco io sono.
                             Vi perdono.
   Quattro sposi e quattro spose
   Son per forz’anch’io contenta
   Grazia, grazia, evviva, evviva,

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