Metrica: interrogazione
201 settenari (pezzi chiusi) in Il re alla caccia Venezia, Bassanese, 1763 
m’insegni a perdonar. (Parte col seguito)
spero pietade e amor. (Giannina lo guarda un poco pietosamente)
corbella i cacciator. (Tuoni e lampi crescono)
                        Chi va là?
              Ferma là.
                     Ferma là. (S’incontrano)
                        Chi va là?
                    Ferma là.
                        Chi va là?
è garrula beltà. (Parte con Riccardo fra le guardie)
e tutto il mal sta qui. (Parte e fa cenno partendo alle guardie che scortino miledi)
nessun mi può tacciar. (A Giannina)
che mi potria sgridar. (A Giannina)
la borsa a rinserrar). (Da sé e parte correndo verso il mulino, passando il ponte)
Cieli! Son fuor di me. (Confuso e tremante)
   Sire, fo riverenza, (Fa varie riverenze)
viva la sua bontà. (Con trasporto di allegrezza)
Noi domandiam perdono (Con altro tuono, cioè con sommissione e rispetto)
di dar la spada al re! (Va in casa a prender la spada)
La spada mia prendete; (La prende e subito la torna a dar a Giorgio)
che gran felicità! (Gianina canta e si move con trasporto d’allegrezza)
   Oh sposo dilettissimo (A Giorgio abbracciandolo)
Cognata mia carissima... (A Lisetta abbracciandola)
Pascal son fuor di me. (A Pascal abbracciandolo)
ma sento che il rossore... (Vorrebbe abbracciar il re e si trattien)
Pegno d’eterno affetto. (Si porgono la mano)
e viva il dio d’amor. (S’attacca subito un ballo o sia una contradanza allegra contadinesca, sull’aria del coro. I personaggi restano in scena e finito il ballo tutto è finito)

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