Metrica: interrogazione
110 settenari (pezzi chiusi) in La vendemmia Roma, Mainardi, 1760 
   Quell’occhio tuo furbetto, (A Cecchina)
quel labro vezzosetto (A Rosina)
   Tu sei... Ma già m’intendi...
Tu sei... Ben mi comprendi...
degne d’eguale amor. (Parte)
   Se tu sei più vezzosa,
quel cor non è per te. (Parte)
   A questo scroconaccio (Gli tocca il viso con una fronda. Dormendo fa atti)
   Per far compito il caso
anch’io d’intorno al naso
lo stesso gli farò. (Come sopra)
   Con questa mia spilletta (Come sopra)
pian pian puncicherò. (Gli punge una gamba)
   Zitta; con questa spina
   Oh che piacere io sento,
   Sì sì, signor padrone
   Quel occhio tristarello
   Che bel piacer ch’io sento,
   Per sposo mio vi voglio.
Oh quest’è un brutt’imbroglio,
   Con questo grand’amore
   Ohimè! Che nel mio core
   Chi son questi signori?
Questi è il marchese Asdrubale,
questi è il baron del Pifaro.
   Veduto han la Cecchina,
   Coi vostri amanti andate,
Ci andiamo a maritar. (Partono coi finti cavalieri)
lo sposo eccolo qua. (Cecchina conduce per mano Berto e Rosina Geppino accompagnate da villani e villanelle)
   Che novità è mai questa!
   Questi è il marchese Asdrubale. (Accennando Berto)
Questi è il baron del Pifaro. (Accennando Geppino)
   S’è fatta fatta sia.

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