Metrica: interrogazione
111 settenari (pezzi chiusi) in Il festino Parma, Monti, 1757 
   Vado. (Ma se non parlo
   Giudizio, se ce n’è,
Subito me ne vo. (Parte)
   Sì, contessina amabile,
   Cara, fo il dover mio. (Alla contessa)
la voglio far crepar). (Da sé, indi parte)
   Quel che vi scalda il petto
Barbaro! Il primo affetto
   Legge, costanza, onor,
deh vi favelli al cor. (Parte)
   Guardate il mio don Peppe,
   Don Prospero mio sposo
sospettano... si credono...
due specchi d’onestà. (Parte con don Peppe)
   Star sempre in soggezione
onesto si può far. (Fa riverenza a madama e parte)
   Cara mi foste ogniora,
   Ma la prudenza ancora,
   Sposa non siate ingrata
pregovi favorir. (A don Alessio)
   Senti; se vien Balestra
di’ che l’aspetto in piazza. (Al caffettiere)
Oh che vergogna pazza! (Alla contessa)
Al cavalier la destra. (Alla contessa)
Mi raccomando a voi. (A don Alessio)
Presto ritornerò. (Parte)
   Almen fino alla gondola
   Ella mi vuol confondere,
   (Oh vecchia insopportabile
tu non mi cucchi più). (Da sé)
   Fate di me quel peggio
   Donne, chi vi può credere?
L’alma chi a voi può cedere?
se vi cambiate ognor. (Parte)
   (Quel certo amor platonico,
   Si dice: «Non vi è niente,
che abbiam vedute qui). (Parte)
   Perfido, andar non voglio.
   Perdo una dama, è vero,
di strapazzarmi ognior. (Con ironia)
   Basta così, m’impegno,

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