Metrica: interrogazione
27 quinari doppi in I volponi Venezia, Zatta, 1794 
   I primi giorni: «Mia cara sposa,
sei pur gentile, sei pur vezzosa,
sino alle ceneri ti voglio amar».
   E dopo un mese? «Sono annoiato.
Moglie e poi moglie! Destino ingrato!
La moglie seccami, vorrei cangiar».
   Innamorarmi di quel bel fusto?
Son sempre stata di miglior gusto.
Cedo a chi merita tanta beltà.
   Neanche la volpe non vuol ciriege,
perché sull’albero montar non sa.
   La non mi sdegni, la non m’irriti. (A Merlina con collera)
Siam buoni amici, viviamo uniti.
Oh sì, lo merita tanta bontà. (Burlando fra loro)
   (No, quest’insulto non lo perdono;
se non mi vendico, non son chi sono.
Ciascun di loro mel pagherà). (Parte)
   La terra è piena di vagabondi,
di belle cere, di gabbamondi;
meglio è d’alcuno non si fidar.
   Oh le signore... da un chittarino...
da un mandorlino... da un cantarino
si lascierebbero... tutte ingannar.
   Io non son solito dir mal del prossimo,
ma in quest’incognito veggio del torbido,
parmi a proposito di farlo andar. (Parte)

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