L’Arcadia in Brenta, Bonn, Rommerskirchen, 1757

 L’ARCADIA IN BRENTA
 
 
    Drama per musica da rappresentarsi nel teatro di questa elettorale corte il dì 21 febraro 1757, per commando di sua altezza serenissima elettorale Clemente Augusto, arcivescovo di Colonia, principe ed elettore del sacro romano impero, arcicancelliere in Italia, legato nato della santa sede apostolica, amministratore della gran maestria in Prussia, gran maestro dell’ordine teutonico, vescovo e principe d’Hildesheim, Paderborn, Münster ed Osnabrück, duca delle Due Baviere, dell’alto Palatino, di Westphalia ed Angaria, conte palatino del Reno, landgravio di Leuchtemberg, burggravio di Stromberg, conte di Pyrmont, signore di Borkelohe, Werth, Freudenthall e Eulenberg, eccetera, eccetera, par la dirrezione del signor Angelo Mingotti, direttore dell’opere italiane.
    In Bonna, presso gli Ferdinando Rommerskirchen, nella stamparia di sua altezza serenissima elettorale.
 
 
 PERSONAGGI
 
 MADAMA LINDORA
 (la signora Giustina Tedeschi)
 LAURA
 (la signora Marianna Paduli)
 MESSER FABRIZIO padrone di casa
 (il signor Giuseppe Ferrini)
 GIACINTO
 (il signor N.N.)
 FORESTO ecconnomo
 (il signor Annastasio Massa)
 
    La musica è tutta composizione del signor Baldissera Galluppi detto il Buranello. La poesia è del signor dottore Goldoni.
 
 
 Altezza serenissima elettorale,
    quando l’uomo è secondato dalla fortuna è stimato per uomo grande dal mondo, ora ch’io mi vego essere innalzato da quella al sommo grado, ove aspirai l’onore di servire a vostra altezza serenissima, per un tale io credo ancora sarò dal mondo considerato.
    Voi dunque o serenissimo prencipe mi avete fatto e fortunnato e grande con l’avermi concessa sì tanta grazia ed io, acciò una tal famma in me viva perpetua, mi fo preggio di dedicarvi questo drammatico componimento, perché a’ piedi di questo dovutovi da me, benché picciol, tributo vi resti impresso ad eterna memoria il mio nome con il titolo di vostro umilissimo servitore che supplicovi umilmente guardare con la vostra solita ed immutabile begnificenza ed implorando una tal grazia con il più proffondo osequio mi fo l’alto onore di dichiararmi di vostra altezza serenissima elettorale umilissimo, devotissimo, obligatissimo servitore.
 
    Angelo Mingotti, il dirrettore dell’opere italiane