Le virtuose ridicole, Venezia, Bettinelli, 1752

Vignetta Frontespizio
 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMA
 
 Cortile.
 
 AFFRODISIA e ser SACCENTE
 
 Affrodisia
 Ebben, messer Saccente,
1100quando volete voi
 segua l’union filosofal fra noi?
 ser Saccente
 Prima che si concluda
 fa d’uopo che mi dite a chiare note
 come voi state di pecunia in dote.
 Affrodisia
1105Eh la filosofia
 deride l’uomo avaro.
 Il filosofo vero odia il denaro.
 ser Saccente
 Per sostener soltanto
 del matrimonio i pesi,
1110dal filosofo ancor pecunia amatur;
 sine pecunia nihil manducatur.
 Affrodisia
 Ma io ricca non son che di scienza
 e parmi a sufficienza
 esser la dote mia,
1115se piena sono di filosofia.
 ser Saccente
 Bastar può tal ricchezza
 per bene disputare
 ma non per manducare.
 Se dote non avete,
1120filosofessa mia, salve, salvete.
 Affrodisia
 Così mi corbellate?
 ser Saccente
 Ad amar ritornate
 il povero scolaro.
 Da voi medesma l’incostanza imparo.
 
1125   La femina incostante
 è un brutto indicativo.
 Se l’uom si mostra amante,
 vuol far l’imperativo;
 e se coll’ottativo
1130si sente supplicar,
 procura il subiontivo
 all’infinito andar.
 
 SCENA II
 
 AFFRODISIA, poi ERIDENO
 
 Affrodisia
 Ah mi son ingannata!
 Quest’è un filosofastro
1135che non sa che i principi e fa da maestro.
 Ecco Erideno, a lui
 torneran le mie fiamme per ragione
 di magnetica forza e d’attrazione.
 Erideno
 Ah barbara! Ah crudele!...
 Affrodisia
                                                  Eccomi a voi;
1140è passato il fenomeno funesto
 che mi fe’ delirar. Mi rese cieca
 un cristallo convesso di catoprica;
 ora ritorno a voi mediante l’optica.
 Erideno
 Io non vuo’ essaminar per qual ragione
1145siate da me partita;
 bastami che ad amarmi ritorniate
 e che del vostro amor m’assicuriate.
 Affrodisia
 Ecco la destra in pegno.
 Erideno
                                              Ed io l’accetto.
 Affrodisia
 Vi giuro eterna fé.
 Erideno
                                    Fé vi prometto.
 Affrodisia
 
1150   Provido il sole ancora
 scalda la terra e l’onde
 ma, se vapor l’asconde,
 più non risplende allor.
 
    Sciolta la densa nube,
1155scopre il suo vago aspetto;
 tale di donna in petto
 parte e ritorna amor.
 
 SCENA III
 
 ERIDENO solo
 
 Erideno
 Spiacemi il paragone e non vorrei,
 siccome il sol cambia sovente aspetto,
1160Affrodisia nel sen cambiasse affetto.
 Basta, comunque sia
 il destin che sovrasta all’amor mio,
 Affrodisia mi piace
 e soffrirò qualunque pena in pace.
 
1165   Non s’innamori
 chi non vuol pene;
 un po’ di bene
 costa tormenti.
 Brevi contenti
1170suol dare amor.
 
    Io lo comprendo
 ma però invano.
 Vuol da sovrano
 il dio Cupido
1175formarsi il nido
 nel nostro cor. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 PEGASINO e GAZZETTA
 
 Pegasino
 Ma noi non stiamo ai patti. (Iritato)
 Gazzetta
 Ma noi siamo due matti;
 contendiamo fra noi per una donna
1180che fra i romanzi e fra le poesie
 ha il cervello ripieno di pazzie.
 Pegasino
 Eh, se sarà mia moglie,
 risanarla saprò.
 Gazzetta
 Io sì la guarirò,
1185quando sarà mia sposa.
 Pegasino
                                              Poverino!
 M’impegno in due parole
 corregerla, ammonirla,
 farla lasciar i versi e convertirla.
 Gazzetta
 Tu non hai tanta forza.
1190Io solo, io sol potrei
 farla aderire alli consigli miei.
 Pegasino
 Eccola; in questo punto
 facciam prova di noi chi ha più potere.
 Gazzetta
 A me, per ottener, basta volere.
 
 SCENA V
 
 MELIBEA e detti
 
 Melibea
 
1195   Istorie voglio leggere,
 istorie voglio scrivere,
 istorie voglio vendere.
 Ridete? Signorsì.
 Istorie voglio vendere
1200e voglio dir così.
 
    «L’istoria di Liombruno
 e quella di Fiorino,
 Bertoldo e Bertoldino»;
 e voglio gridar forte:
1205«E l’istorie di tutte le sorte».
 
 Pegasino
 (Sentite?) (A Gazzetta)
 Gazzetta
                       (Di sanarla
 l’impegno sarà mio). (A Pegasino)
 Pegasino
 (No; questa volta vuo’ principiar io). (A Gazzetta)
 Melibea
 (Parlano tra di loro; io giocherei
1210che qualche poesia
 van fra loro tessendo in lode mia).
 Pegasino
 (State a vedere. Invano
 io non opero mai). (A Gazzetta)
 Melibea
 Pastor, dove ten vai? (A Pegasino)
 Pegasino
                                          Zitto, non voglio
1215mi chiamate pastor. Son Pegasino;
 se volete esser mia,
 avete da lasciar ogni pazzia.
 Melibea
 Farò come volete. (Mortificata)
 Pegasino
                                    (Eh cosa dite? (Piano a Gazzetta)
 Colle donne parlar così conviene).
 Gazzetta
1220(Un tantinin di gelosia mi viene).
 Pegasino
 Dite, siete disposta
 a fare a modo mio? (A Melibea alterato)
 Melibea
 Quel che vorrete voi vorrò ancor io.
 Pegasino
 Sentite? (A Gazzetta)
 Gazzetta
                    Mi consolo. (Con ironia)
 Pegasino
1225Voi dovrete a me solo
 obbedire, gradire e tralasciare
 i poeti, i pastori
 che non hanno a che far niente con noi.
 Melibea
 Io farò quel che comandate voi.
 Pegasino
1230Va bene? (A Gazzetta)
 Gazzetta
                      (Va malissimo). (Da sé arrabbiato)
 Pegasino
 (Vi par che sia cangiata?)
 Gazzetta
 (L’avete bravamente superata).
 Melibea
 Sì, Pegasino mio,
 d’obbedirvi prometto
1235e vel confermerò con un sonetto.
 Gazzetta
 Ah? (Verso Pegasino)
 Pegasino
            Non voglio sonetti,
 non voglio poesie.
 Melibea
 Come? Che dite?
 Pegasino
                                   A monte le pazzie.
 Melibea
 Oh muse bestemiate!
1240Oh Eliconia schernito! Oh Apollo offeso!
 Gazzetta
 Amico, come va? (A Pegasino)
 Pegasino
                                   M’avete inteso? (A Melibea)
 Se avete ad esser mia,
 vogl’essere obbedito e lo protesto.
 Melibea
 In altro signorsì ma non in questo.
 Gazzetta
1245(Saldi, amico). (A Pegasino)
 Pegasino
                               Cospetto!
 L’intendo a modo mio.
 Melibea
 Sapete chi son io?
 Io sono Melibea,
 figlia di Melibeo,
1250discendente da Orfeo
 che anco le bestie dilettar solea;
 e se dei versi miei
 piacer voi non avete,
 delle bestie d’allor più bestia siete.
 Gazzetta
1255(Oh come è rassegnata?) (A Pegasino)
 Pegasino
                                                 Orsù già vedo
 che rimedio non c’è. Vi lascio. Addio.
 Se siete pazza voi, non lo son io.
 Per poco ho secondato
 il vostro umor bizzarro
1260ma quando poi mi deggio maritare...
 
    Ci voglio pensare,
 non voglio impazzir.
 L’intendo così,
 non fate per me.
1265Il male sta qui,
 rimedio non c’è. (Fa cenno a Gazzetta che Melibea ha il capo offeso)
 
    Per spasso si può
 ma sempre poi no.
 Cantar qualche volta
1270si puole, gnorsì.
 Ma sempre così?
 Andate, non fate,
 signora, per me. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 MELIBEA e GAZZETTA
 
 Gazzetta
 (Anch’io mi proverò.
1275Spero che qualche cosa ottenirò).
 Melibea
 Che dite di quel pazzo?
 Io non curo gli amori o i sdegni suoi,
 perché solo, Gazzetta, ardo per voi.
 Gazzetta
 Ed io vostro sarò ma con un patto...
 Melibea
1280Sentite; allora quando
 sarem moglie e marito,
 pensar dovremo a proveder la casa.
 Gazzetta
 (Parmi che di far ben sia persuasa).
 Cosa credete voi
1285che sia più necessario?
 Melibea
                                             Ecco la nota
 di quel che indispensabile mi pare.
 Gazzetta
 (Meglio non si può fare).
 Vi sarà biancheria, vestiti, argenti,
 tutto quel che volete.
 Melibea
1290Io non vi cerco ciò.
 Gazzetta
                                     Dunque?
 Melibea
                                                         Leggete. (Gli dà un foglio)
 Gazzetta
 Leggiamo questa carta:
 «Nota di cose varie,
 utili, decorose e necessarie.
 I reali di Francia,
1295Don Amadis de Gaula,
 Cleopatra, il Caloandro,
 Semiramide, Ciro ed Ernelinda,
 Gare de’ disperati e Rosalinda...»
 O che donna economica e prudente!
 Melibea
1300Leggete il rimanente:
 «Giblas e Rubisson,
 il Roselli, Marianna e a mano a mano
 tutte le istorie inglesi
 e spagnole e francesi ed italiane
1305e ogni Tasso stampato
 nel secolo presente e nel passato».
 Gazzetta
 Oh che moglie di garbo! Ed io vi dico
 che non vuo’ più romanzi,
 che dovrete curar l’economia
1310e lasciar dei romanzi la pazzia.
 Melibea
 Possibile, Gazzetta,
 che voi siate cangiato?
 Gazzetta
 Io son illuminato.
 Melibea
 L’istorie abbandonate?
 Gazzetta
1315D’istorie non mi curo.
 Melibea
 Gazzetta, dite il ver?
 Gazzetta
                                        Certo, sicuro.
 Melibea
 Ed io...
 Gazzetta
                 Se voi seguite
 a far quel che faceste sin ad ora,
 voi non fate per me, bella signora.
 Melibea
1320Ma voi pur vi fingeste don Chisciotte
 e Rinaldo e Tancredi...
 Gazzetta
                                            È vero, è vero.
 Ma fu un divertimento.
 Altre cure, altre voglie
 conviene aver quando si prende moglie.
 Melibea
1325Quand’è così, Gazzetta,
 di fare a modo vostro ognor m’impegno.
 Gazzetta
 (D’averla ora mi par tirata a segno).
 
    Amabile e vezzosa,
 dolce mia cara sposa,
1330che bel goder contenti!
 Che fortunato amor!
 
 Melibea
 
    Bell’amorin grazioso,
 amabile e vezzoso,
 che bell’amar contenti!
1335Che fortunato ardor!
 
 Gazzetta
 
    Sarai mia dolce sposa?
 
 Melibea
 
 Per te sarò amorosa.
 
 a due
 
 Lieto sarà il mio cor.
 
 Gazzetta
 
    Quando sposa tu sarai,
1340mio tesoro, che farai?
 
 Melibea
 
 Lo vedrai, sentirai
 che bei versi ti farò.
 
 Gazzetta
 
 Come! Versi? Oh questo no.
 
 Melibea
 
    Senti, senti un’istoriella.
 
 Gazzetta
 
1345Non l’ascolto...
 
 Melibea
 
                             Bella, bella...
 
 Gazzetta
 
 Non m’importa...
 
 Melibea
 
                                   Corta, corta.
 
 Gazzetta
 
 Che pazienza! Dilla su.
 
 Melibea
 
 Una sola e poi non più.
 
    Vi era un re e una regina
1350che faceva in una tina
 una cosa da non dir.
 
    E così quella regina...
 
 Gazzetta
 
 Ma via, presto...
 
 Melibea
 
                                Nella tina
 era tanto bella, bella
1355che pareva chiara stella.
 E così...
 
 Gazzetta
 
 E così? Quand’è finita?
 
 Melibea
 
 La regina s’è invaghita...
 D’un villan s’è innamorata.
1360E così...
 
 Gazzetta
 
 E così?
 
 Melibea
 
                 Fu trasformata
 da una strega in un gattino.
 
 Gazzetta
 
 Basta, basta...
 
 Melibea
 
                            Or viene il buono.
 E così...
 
 Gazzetta
 
                  Già stanco sono,
1365non ne voglio sentir più.
 
 Melibea
 
 Anco questa e poi non più.
 La gattina se n’andò...
 E così...
 
 Gazzetta
 
                  E così?
 
 Melibea
 
 Il villano ritrovò.
 
1370   Il villano e la regina
 e la strega e la gattina,
 e così...
 
 Gazzetta
 
                 Non posso più.
 
 Melibea
 
 Anco questa e poi non più. (Partono)
 
 SCENA ULTIMA
 
 Ritorna la sala rappresentante la reggia di Parnaso.
 
 Tutti compariscono successivamente
 
 Affrodisia ed Erideno
 
    Allegri, contenti,
1375già sposi noi siamo.
 Lo studio lasciamo
 in grazia d’amor.
 
 ser Saccente
 
    Io mi rallegro,
 sposi garbati,
1380lieti e beati
 vi renda amor.
 
 Armonica
 
    Do, re, mi, fa.
 Evviva li sposi;
 fa, mi, re, do,
1385evviva l’amor.
 
 Melibea, Pegasino e Gazzetta
 
    All’andar, all’andar, all’andar.
 Non mi voglio maritar.
 
    Libertà, libertà, libertà
 più contento al cor mi dà.
 
 Affrodisia ed Erideno
 
1390   Col mio bene me n’andrò
 e godrò
 tutto il ben che amor mi dà.
 
 Armonica e ser Sacente
 
    Col maestro la scolara
 s’unirà, partirà,
1395canterà
 la, do, re, mi, fa, sol, la.
 
 Melibea, Pegasino e Gazzetta
 
    Libertà, libertà.
 Me ne vado alla città.
 Chi vuol studio studierà;
1400chi vuol gioco giocherà;
 chi vuol rider riderà.
 Questo mondo tondo tondo
 ciaschedun si goderà.
 
 Melibea
 
    Ancor io mi sposerei
1405ma son due gli amanti miei.
 Se nessuno sposerò,
 tutti due contenterò.
 
 tutti
 
    Tutti dunque in compagnia,
 in allegria
1410diciamo su:
 «Che ridicole pretese,
 che ridicola virtù!»
 
 Fine del dramma