La bella verità, Bologna, Sassi, 1762

Vignetta Frontespizio
 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Camera nell’albergo di Lorano.
 
 LORANO ed un servitore
 
 Lorano
 Venga chi sa venire,
 non ricevo nessuno. È una miseria. (Il servo parte)
 Quando s’ha da compor, voglion venire
480e non val loro il dire:
 «Scusino, che ho da far». «Sì, mio signore
 non la voglio sturbar, vado via subito.
 Vengo a congratularmi.
 La prego a comandarmi,
485conoscerla bramai...»
 E loda e secca e non finisce mai.
 Poh! Chi l’avria mai detto
 ch’io comporre un libretto
 dovessi in questi dì! Su via spicciamola,
490al tavolino andiamo,
 quest’arietta del buffo terminiamo.
 
    Io smanio come un cane
 che per amor latrando... (Scrive pensando)
 
                                               Sì, va bene.
 Il mastro di capella è un uom valente,
495il latrar spiegherà perfettamente.
 
    Che per amor latrando,
 di qua, di là saltando...
 
                                            Qui m’aspetto
 il maestro sentir spiegare il salto
 or di terza, or di quinta ed or più in alto. (Viene il servo)
500Che c’è? Non te l’ho detto
 che non voglio nessun? Di’ al gentilissimo
 signor dottor che lo ringrazio, digli
 che per grazia del cielo ora sto bene
 e il dolor mi è passato
505e che alla sua virtù sono obbligato. (Il servo parte)
 Gran disgrazia! Ogni volta
 che con tanto piacer son qui venuto
 qualche male soffrir mi è convenuto.
 
    Io smanio come un cane
510che per amor latrando
 di qua e di là saltando
 la cagna vuol brancar. (Torna il servitore)
 
 Diavolo! Non intendi? (Al servitor con isdegno)
 Come? La prima donna? (Ascoltando il servitore)
515La donna seria? Non vorrei dicesse...
 Guai se non la ricevo,
 mai più me la perdona.
 Di’ che resti servita, che è padrona. (Il servo parte)
 Scortese colle donne
520essere non saprei
 ma almen quest’aria terminar vorrei.
 
    La cagna a lui s’oppone
 e vedesi il barbone
 sbuffando ed abbaiando
525rabbioso diventar.
 
 SCENA II
 
 PETRONILLA ed il suddetto
 
 Petronilla
 Serva monsieur Lorano.
 Lorano
                                               Oh mia signora,
 scusi, sarei venuto
 a far l’obbligo mio. Ma sa ch’io deggio
 l’opera terminar che ho principiata.
530Favorisca seder.
 Petronilla
                                 Bene obbligata. (Siedono)
 Lorano
 La sua signora madre
 che fa? Sta ben?
 Petronilla
                                 Non molto.
 È un poco incomodata.
 Perciò senza di lei
535ho dovuto adempire ai dover miei.
 Lorano
 Troppa bontà.
 Petronilla
                             Ricordami che in Roma
 favorì di venire in casa mia,
 so con qual cortesia
 promise procurarmi
540un teatro in Venezia e s’ella poi
 si è per gli affari suoi di me scordata
 alla sua esibizion sono obbligata.
 Lorano
 Scusi scusi davvero,
 sono mortificato,
545eppure ho procurato
 ma fur mie cure vane...
 
    Io smanio come un cane
 che per amor latrando... (Rileggendo l’aria composta)
 
 Petronilla
 Perdono gli domando
550se la venni a sturbar.
 Lorano
                                         No, mi fa grazia,
 desidero servirla,
 in che posso obbedirla?
 Petronilla
                                              Ella saprà
 ch’io fo la parte seria.
 Lorano
                                          Sì signora,
 lo so e me ne consolo,
555che si fa grand’onor.
 Petronilla
                                        Fo quel ch’io posso
 e per grazia e bontà son compatita.
 Lorano
 Con estremo piacere io l’ho sentita.
 Non mi fe’ meraviglia
 la nota abilità del suo talento;
560ma mi sorprese invero
 veder con qual bravura e con qual arte
 e con qual pulizia fa la sua parte.
 Petronilla
 Oh signor cosa dice?
 Si sa che principiando...
 Lorano
 
565   Di qua di là saltando
 la cagna vuol brancar.
 
 Petronilla
 La voglio sollevar... (In atto di alzarsi)
 Lorano
                                      No, resti comoda.
 La prego ad iscusarmi
 e s’io vaglio a servirla a comandarmi.
 Petronilla
570Perdoni in cortesia;
 una grazia le chiedo e vado via.
 Giacché in opera buffa
 m’impegnai di cantar, la prego almeno
 far sì che le mie scene
575dalle parti grotesche
 siano disobbligate
 e quando agisco non vi sian risate.
 Lorano
 Signora, io le prometto,
 avrò tutto il rispetto
580che a parte seria si convien. Ma pure
 in simili operette,
 per unire l’intreccio e l’argomento,
 sa che per ordinario
 qualche cosa soffrire è necessario.
 Petronilla
585Pazienza. Almen nell’arie
 il carattere mio serbar procuri.
 Lorano
 Sì, certo, si assicuri
 che di tutto farò per aggradirla.
 Ma per meglio servirla
590se sapesse a memoria
 qualch’aria favorita
 me la faccia sentir. Sarà servita.
 Petronilla
 E il mastro di capella?
 Lorano
                                           È galantuomo.
 Non servirassi del motivo istesso
595ma farà poc’appresso
 quello che si suol fare in casi tali,
 servendola nei passi principali.
 Petronilla
 Giacché tanta bontà ritrovo in lei,
 un’aria come questa io bramerei. (S’alza)
 
600   Se infelice e sventurata
 vuol ch’io viva il mio destino,
 il rigor di sorte ingrata
 son costretta a tollerar.
 
    Pur mi resta la speranza
605che in mercé di mia costanza
 s’abbia il fato un dì a cangiar. (Parte)
 
 SCENA III
 
 LORANO, poi il servitore
 
 Lorano
 Che di men si può far per soddisfarla?
 Ella alfine è discreta e sono avvezzo
 trattar con virtuose
610che su tutto von far le schizzignose.
 Orsù via seguitiamo;
 per stassera quest’atto almen finiamo.
 Scena quarta: Fabrizio e Menichina. (Viene il servo)
 La finiam stamattina? (Al servo)
615Via di qua temerario.
 Che dici? È l’impresario?
 Se faranno così non farò nulla.
 Venga. Il capo mi frulla;
 quello che ho fatto straccierei di core;
620ma non vo’ disgustarmi il protettore.
 
 SCENA IV
 
 TOLOMEO ed i suddetti
 
 Tolomeo
 Cosa si fa? Si scrive?
 Lorano
                                         Sì signore.
 Ho di già principiato e scrivo in fretta.
 Tolomeo
 Per carità, perché il maestro aspetta.
 Lorano
 Ma lasciatemi star, non mi sturbate.
 Tolomeo
625Vado via, vado via; non v’inquietate.
 Son venuto soltanto
 per saper lo scenario
 e per aver la lista del vestiario.
 Lorano
 Troppo presto, signor; non so ancor dire
630quai saranno le scene e i personaggi.
 Tolomeo
 Come! Già principiaste
 e lo scheletro ancor non disegnaste?
 Lorano
 Che parlate di scheletro? Io non uso
 quest’inutil fatica. Do principio
635come mi salta in testa e verseggiando
 vo il pensier maturando e giungo al fine
 dell’opra e dell’azione
 misurando le scene a discrezione.
 Capite?
 Tolomeo
                  (Il cielo me la mandi buona).
 Lorano
640Siete mal persuaso?
 Tolomeo
                                        No signore.
 Di voi mi fido ma mi raccomando,
 perché il bisogno mio si va aumentando.
 Grida, si lagna e strepita la gente
 che l’opera finor non val niente.
 Lorano
645Questa ch’ora va in scena
 meglio vi riuscirà.
 Tolomeo
                                    Lo voglia il cielo;
 ma è vecchia e gran fortuna io non mi aspetto.
 Con un paolo al viglietto,
 con tante spese, che sperar mi resta?
650La perdita è sicura e manifesta.
 Lorano
 Per me certo farò
 tutto quel ch’io potrò per riuscir bene
 ma chi vuol guadagnar spender conviene.
 Tolomeo
 Come?
 Lorano
                 (Questa campana
655gli piace poco).
 Tolomeo
                               Almeno nelle scene
 spendere non vorrei.
 Lorano
 No no, ne’ libri miei
 non soglio gl’impresari
 rovinar co’ scenari. A poco servono
660le mutazion, le macchine, gli adobbi;
 ci vuol musica buona e buon libretto.
 Tolomeo
 Che siate benedetto.
 Fatemi un libro bello
 in cui molto da ridere vi sia
665e che tenga l’udienza in allegria.
 Lorano
 Farò quel che potrò.
 Tolomeo
                                       Principalmente
 fate che nelle ariette
 non manchi novità.
 Lorano
                                      Lasciate fare.
 Tolomeo
 Vi prego a procurare...
 Lorano
                                            Con licenza,
670terminare vorrei...
 Tolomeo
                                     Che nei finali
 vi sia del movimento e dello strepito.
 Lorano
 Caro signor, lasciate...
 Tolomeo
 Caro signor, badate
 che l’atto terzo come siete usato
675non sia per brevità precipitato.
 Lorano
 Ho inteso.
 Tolomeo
                      E se potesse...
 Lorano
                                                  (Io ci patisco).
 Tolomeo
 Un duetto vorrei...
 Lorano
                                     La riverisco. (Parte)
 
 SCENA V
 
 TOLOMEO solo
 
 Tolomeo
 Servo suo. M’ha piantato
 e il meglio per mia fé mi son scordato.
680Volea raccomandargli
 l’aria pel buffo. Vorrei pur che il buffo
 avesse un’aria a gusto mio. Vorrei
 una cert’aria... Non so ben spiegarmi.
 Oh se fossi poeta,
685delle cose farei da immortalarmi!
 
    Vorrei un’aria
 che principiasse
 con una tenera
 modulazion.
 
690   E poi che il musico
 si riscaldasse
 con della comica,
 con dell’azion.
 
    E poi all’ultimo
695che si cambiasse
 in una musica
 da collascion.
 
    Vorrei l’udienza
 far giubilar,
700vorrei dal ridere
 farla crepar. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 Camera di Angiolina con clavicembalo.
 
 ANGIOLINA e CLAUDIO, ambidue con carta di musica in mano
 
 Angiolina
 
    Oh che rabbia maledetta!
 Mi vien proprio la saetta
 quando si ha da trasportar.
 
705   La mia voce è voce umana,
 le mie corde son di petto.
 Cogli acuti, col falsetto
 non mi vo’ precipitar.
 
 Claudio
 Per vero dir quest’opere
710che al dosso degli attor non son tagliate
 riescon per ordinario impasticciate.
 E poi, che in quattro giorni
 s’abbia in scena d’andar dove s’intese?
 Questa parte a imparar ci vuole un mese.
 Angiolina
715E pure in questa sera
 in iscena s’anderà.
 Claudio
                                     Si vada pure,
 sia con buona fortuna;
 dell’arie mie non ne dirò pur una.
 Angiolina
 Dicono che han Le nozze
720altre volte incontrato e pur vi sono
 dei difetti non pochi. Per esempio
 l’arie del primo buffo
 sono male annicchiate e le mie pure
 considerar conviene
725che cadono ancor esse poco bene.
 Claudio
 Certo. Nell’atto primo
 il primo buffo canta solo e poi
 l’aria del second’atto
 la dice in mezzo delle parti serie.
730Scusi il signor poeta mio garbato,
 questa volta mi par ch’abbia fallato.
 Angiolina
 Io pur dell’arie mie
 col primo buffo non ne dico alcuna.
 La prima per fortuna
735qualche incontro può far ma la seconda
 è troppo indifferente
 e per dire quel ch’è non val niente.
 Claudio
 I finali son buoni.
 Angiolina
                                    Sì, il secondo
 è migliore del primo.
 Claudio
                                          E del duetto
740cosa vi par?
 Angiolina
                         Dirò,
 non sarebbe cattivo
 ma è un poco stiracchiato.
 Compito, terminato
 era già l’argomento,
745quand’ecco in un momento
 fa nascere il poeta
 di pazza gelosia furor mendace,
 un duetto per far di sdegno e pace.
 Claudio
 Zitto; s’ei ci sentisse,
750se ne avrebbe per mal.
 Angiolina
                                            Non vi è pericolo,
 è un uom schietto e sincero
 e soffre volentier chi dice il vero.
 Claudio
 Quand’è così, se alcuno
 si sentisse da lui pungere un poco
755non ha da lamentarsi
 s’ei gli dà libertà di ricatarsi.
 
    Quel che piace e che diletta
 e che sempre piacerà
 è la critica corretta
760con modestia e carità.
 
    Basta poi non si confonda
 colla critica il libello,
 perché il vero è sempre bello
 quando salva è l’onestà. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 ANGIOLINA, poi ROSINA e LUIGINO con carte di musica in mano
 
 Angiolina
765Dice il ver ma è difficile,
 quando di criticare un si compiace,
 che non usi la satira mordace.
 Rosina
 Permette?
 Angiolina
                       Resti comoda.
 Luigino
                                                   Perdoni.
 Angiolina
 Che si servino pur. Non son padroni?
 Rosina
770Vorrei studiar la parte
 e siccome il mio cembalo è scordato
 mi valerò del suo, se mi è permesso.
 Luigino
 E anch’io la prego del favore istesso.
 Angiolina
 Bravi, così mi piace.
775Quando si studia insieme
 fra due che non si vedon di malocchio
 s’approfitta assai più per ordinario
 e le cose van ben per l’impresario.
 Rosina
 A lei piace scherzar.
 Luigino
                                       Vuol divertirsi.
 Angiolina
780Via, vadano a servirsi,
 ecco lì il clavicembalo,
 lo lascio al suo comando,
 perdono a lor domando.
 Il parrucchier m’aspetta. Io vo di là
785e li voglio lasciare in libertà.
 
    Serva divota, con sua licenza;
 con confidenza pon qui restar.
 
    Ehi favorisca. Una parola. (A Rosina)
 (Non ha piacere di restar sola?) (Piano a Rosina)
790(Dica signore per cortesia,
 non ha piacere ch’io vada via?) (Piano a Luigino)
 Eh via, che serve? Già c’intendiamo
 né lo possiamo dissimular. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 ROSINA e LUIGINO
 
 Rosina
 Venite qui Luigino,
795passatemi la parte.
 Luigino
                                      Affé, Rosina,
 questa parte a imparar, che mi hanno dato,
 io non sono di voi meno imbrogliato.
 Rosina
 Sì, ma voi finalmente
 la musica sapete a sufficienza
800ed avrete del bravo alla cadenza.
 Luigino
 Basta ch’io mi ricordi
 nella confusion nella qual sono
 di terminare la cadenza in tuono.
 Rosina
 Eh via, sguaiaterie; badate a mene,
805dite s’io dico bene.
 Luigino
                                     Perdonate.
 Rosina
 Siete pure svenevole.
 Luigino
                                          Scusate.
 Rosina
 Mi viene proprio la saetta.
 Luigino
                                                   Via,
 siate bonina ancor, se siete bella.
 Rosina
 Vi venga la rovella.
 Luigino
                                     Poveraccio!
810Mi augurate del male?
 Rosina
                                            Sguaiataccio!
 Che serve, che venite
 a ganzare, a stuccare e a ristuccare,
 se una finezza non si può sperare?
 Luigino
 Su via, vi servirò.
 Rosina
815Signor no, signor no, non vo’ più nulla,
 io sono una fanciulla
 che presto si scoruccia e si bisticcia.
 Già lo sapete che non c’è più caso
 allorquando mi vien la mosca al naso.
 
820   Io parlo come penso
 e penso come parlo
 e il ver non vo’ celarlo
 e soggezion non ho.
 
    Non sono bella bella
825ma sono tenerella
 e un giorno mi farò.
 Voi caro Luigino,
 voi siete un amorino
 ma spennacchiato un po’. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 LUIGINO solo
 
 Luigino
830Mi sta ben, me lo merito,
 mi servirà di regola,
 s’io dovrò seguitare a far il musico,
 a non trattar con femmine,
 virtuose nel serio o pur nel comico.
835Già si sa che per solito
 servir di noi si sogliono
 quando meglio non trovano e se vengono
 cavalieri, milordi o genti simili,
 addio compagno amabile,
840se da voi mi distacco, io son scusabile.
 
    Bel piacer saria l’amare
 se in mercede dell’amore
 ritrovar s’avesse un core
 che serbasse fedeltà.
 
845   Ma lo disse gentilmente
 il dramatico felice
 che cotesta è la fenice
 il cui nido non si sa. (Parte)
 
 SCENA X
 
 Camera delle prove.
 
 LORANO, TOLOMEO e CLAUDIO
 
 Tolomeo
 Bravo, monsieur Lorano.
850L’atto primo è finito?
 Lorano
 Certo, è quasi compito
 ma pria di terminarlo
 leggere qualcossetta io bramerei;
 in tutti i libri miei
855procuro sempre soddisfar gli attori
 ma quando i protettori
 metton di mezzo perch’io muti, allora
 se poco gli piacea, fo peggio ancora.
 Claudio
 Veramente i’ volea
860venir da lei.
 Lorano
                         Non serve,
 di core io ve lo dico,
 io son di tutti amico.
 Le finezze gradisco cordialmente
 e chi non vien da me servo egualmente.
 Tolomeo
865Via, se vuol favorir.
 Lorano
                                      Vorrei almeno
 che ci fosser le donne.
 Tolomeo
                                           Sì signore,
 andiamo signor Claudio,
 voi dalla seria ed io dalle due buffe,
 e voglia il cielo non ci sian baruffe. (Parte)
 Claudio
870Con grazia, signor mio.
 Sentirò volentier qualcosa anch’io. (Parte)
 Lorano
 Certo, partir dovendo
 e il libretto lasciar, mi spiacerebbe
 che alcun si lamentasse
875e che il libro dopoi s’impasticciasse.
 Ma sono in buone mani,
 chi me l’ha fatto fare
 ha spirito, ha potere ed ha ragione
 per difender la mia riputazione.
 Tolomeo
880Signor, la prima buffa
 è sotto al parrucchier; non può venire.
 Lorano
 E ben; non so che dire,
 vengano l’altre almen. (Tolomeo parte)
 Claudio
                                            Signor, la seria (Viene dalla scena)
 venir non è disposta,
885perché gli preme di spedir la posta.
 Lorano
 Si serva pure.
 Tolomeo
                             La seconda buffa (Viene come sopra)
 di non voler venire si è ostinata
 perché con Luigino è indiavolata.
 Lorano
 Bella, bella, la godo. Favorite.
890Son fra loro divise o sono unite?
 Tolomeo
 Sono per avventura
 tutte tre in una stanza.
 Lorano
                                            Facciam dunque
 quel prodigio oriental che a tutti è noto.
 S’esse non vonno favorir da noi,
895perché si salvi il femminil decoro,
 andiam concordemente, andiam da loro.
 
    La testa! La posta! La bile! Cospetto!
 Ragioni son queste che fan sbalordir.
 Che libro? Che scene? Vuol esser tuppè.
900Che studio? Che prove? Carteggio ci vuol.
 Che do re mi sol? Che sol fa mi re?
 
    Se accendesi una bella
 di sdegno e di furor,
 si sa per ordinario
905che manda l’impresario
 e mastro di cappella
 ed il poeta ancor.
 
 SCENA XI
 
 Sala comune.
 
 PETRONILLA ad un tavolino che scrive, ANGIOLINA che si fa assettare il capo dal perrucchiere. ROSINA a sedere ingrugnata. LUIGINO a sedere poco lontano da Rosina, mortificato
 
 Luigino
 
    Quest’è il premio che si acquista
 a servir con fedeltà.
 
 Rosina
 
910   Signorsì ci metta in vista
 la sua gran sincerità.
 
 Petronilla
 
    Stiano zitti per finezza
 finch’io scrivo, in carità.
 
 Angiolina
 
    Ahi, che fate? Mi stroppiate,
915lavorate come va.
 
 tutti
 
    Che giornata tormentosa!
 Ciascun freme, ciascun pena
 e stassera si va in scena
 e la parte non si sa.
 
 SCENA XII
 
 LORANO, TOLOMEO, CLAUDIO e detti
 
 Tolomeo
920Servo di lor signori.
 Angiolina
 Che grazie, che favori
 degnasi d’impartir monsieur Lorano?
 Lorano
 Fo il mio dover. Ma non vorrei piuttosto
 d’incomodo riuscirle.
 Tolomeo
                                          Egli vorrebbe
925leggerci qualcosetta
 del novello libretto.
 Angiolina
                                      È una finezza
 che per la parte mia m’obbliga molto.
 Rosina
 Anch’io ne godo e volentieri ascolto.
 Tolomeo
 Via, sediamo, ascoltiamo
930e tutti in confidenza...
 Petronilla
 Signori, con licenza.
 Già lo so che per me ci sarà poco.
 La lettera a finir vo in altro loco. (Parte)
 Lorano
 Servitor suo.
 Tolomeo
                           Via, zitto, non importa.
935Già siam tanti che basta. Principiamo.
 Claudio
 Qualche cosa di bel noi ci aspettiamo.
 Tolomeo
 Venga innanzi ella pur, signor Luigino.
 Luigino
 Signori, a voi m’inchino.
 Mi par per questa sera
940aver bastantemente a divertirmi;
 né più di quel ch’io son vorrei stordirmi. (Parte)
 Lorano
 Padron mio.
 Tolomeo
                          Non fa nulla.
 Quando i buffi ci son noi siam contenti.
 Via, ci faccia sentir. Signori attenti. (Tutti siedono in giro)
 Angiolina
945La supplico, signore.
 Questa nuova operetta,
 che titolo averà?
 Lorano
                                 È il titolo suo
 La bella verità.
 Angiolina
 Bello, bello davvero.
 Rosina
                                       È un titol nuovo.
 Claudio
950Veramente ci trovo
 un non so che di brio...
 Tolomeo
 Signorsì, signorsì, l’approvo anch’io.
 Lorano
 Se del poco che ho fatto
 bramano rilevare il sentimento,
955prima gl’informerò dell’argomento.
 Angiolina
 Va bene.
 Rosina
                    Sì signore.
 Claudio
                                          È necessario.
 Tolomeo
 L’argomento ci vuol per ordinario.
 Lorano
 Favoriscan sentir benignamente,
 ch’io la cosa dirò succintamente.
 
960   Questo dunque è l’argomento:
 le notizie intorno vanno
 che a Bologna quest’altr’anno
 il magnifico teatro
 senza fallo si aprirà.
 
965   E i cantanti e i ballerini
 in orgasmo se ne stanno
 per l’onor d’esser i primi
 a buscarsi quei quattrini
 che Bologna spenderà.
 
 Angiolina, Rosina, Claudio a tre
 
970   Già dal titolo si sa
 ch’è La bella verità.
 
 Lorano
 
    Ehi l’amico è addormentato.
 
 Claudio
 
 Per l’impresa è affaticato.
 
 Angiolina
 
 Dorma pur placidamente.
 
 Rosina
 
975L’argomento intieramente
 noi bramiamo di saper.
 
 Lorano
 
 Son qui pronto al mio dover.
 
    Una certa virtuosa
 ha una voglia inspiritata
980d’esser prima ricercata
 ma però non vuol parer.
 
 Angiolina, Rosina, Claudio a tre
 
    Chi mai può essere?
 Chi mai sarà?
 
 Lorano
 
    Da me perdonino,
985non si saprà.
 
 Angiolina, Rosina, Claudio a tre
 
    Ma in cotal opera
 che par sì semplice
 qual bell’intreccio
 poi ci sarà?
 
 Lorano
 
990   È fecondissima
 la verità.
 
    Vedransi in moto
 di qua di là
 i protettori
995per le città.
 
    Chi per la brava,
 chi per la bella,
 chi esclude questa,
 chi esclude quella,
1000sentite all’ultimo
 la novità. (Vengono degli uomini con due vestiti da donna)
 
 Angiolina
 
    Ecco il sarto coi vestiti.
 
 Rosina
 
 Ora è ben che sian finiti. (S’alzano)
 
 Angiolina
 
 Quest’è il mio?
 
 Rosina
 
                               Quest’è per me?
 
 Angiolina, Rosina a due
 
1005Questo straccio che cos’è? (Forte con del rumore)
 
 Tolomeo
 
    Bravo, bravo, bene, bene, (Svegliandosi)
 è un bel libro per mia fé.
 
 Lorano
 
    V’è piacciuto?
 
 Tolomeo
 
                                Così è.
 
 Angiolina, Rosina a due
 
 Signor mio badate a me.
 
1010   Con un abito sì tristo
 recitar come potrei?
 Dalla rabbia piangerei.
 Non lo voglio, signor no. (Gettano i vestiti in terra)
 
 Tolomeo
 
    Corpo del diavolo
1015costano un pavolo!
 Così si gettano?
 Che indiscrezion!
 
 Lorano
 
    Di contentarle
 via procurate,
1020almen cambiate
 la guarnizion. (A Tolomeo)
 
 Angiolina
 
    Voglio le maniche
 alla persiana.
 
 Rosina
 
 Vo’ dei rapporti
1025su la sottana.
 
 Angiolina
 
 Voglio dei veli.
 
 Rosina
 
 Vo’ dei lustrini.
 
 Tolomeo
 
 E i miei zecchini
 s’han da gettar?
 
 Lorano
 
1030   Via, signore, siate buono,
 cose grandi poi non sono.
 S’han le donne a contentar. (A Tolomeo)
 
 Claudio
 
    Via signor siate cortese,
 giacché fate tante spese
1035anche questa convien far. (A Tolomeo)
 
 Angiolina, Rosina a due
 
    Impresario bello bello
 e buonin come un agnello
 non mi fate lagrimar. (A Tolomeo)
 
 Tolomeo
 
    Sì signori, sì signore
1040l’impresario di buon core
 ci vuol poco a far cascar.
 
 a quattro
 
    Viva il buon core
 dell’impresario, (Tolomeo va facendo delle riverenze in segno di ringraziamento)
 per ordinario
1045sempre gentile,
 sempre civile,
 sempre cortese,
 che mai s’intese
 dire di no.
 
 Tolomeo
 
1050   Non lo so dire,
 non lo dirò.
 
 Fine dell’atto secondo