Il festino, Parma, Monti, 1757

Vignetta Frontespizio
 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Camera in casa di madama.
 
 MADAMA, poi TARGA
 
 Madama
565Ed il sarto non viene
 con il vestito nuovo
 ed ancora nol vedo e non lo provo? (Targa entra e le fa cenno che deve farle un’imbasciata)
 Che nuova c’è? Chi mi domanda? E viva;
 la marchesa Dogliata,
570la baronessa Oliva. (Targa parte)
 
 SCENA II
 
 La marchesa DOGLIATA, la baronessa OLIVA e la suddetta
 
 la Marchesa
 Serva.
 la Baronessa
               Serva.
 Madama
                             Umilissima.
 la Marchesa
 Come state?
 Madama
                          Servirla.
 la Marchesa
                                            Obbligatissima.
 Madama
 Da sedere. (A Targa. Sedono tutte)
 la Baronessa
                        Un consiglio
 dalla vostra prudenza si desidera.
 Madama
575Mi onora chi di darlo
 capace mi considera.
 la Baronessa
 Saprete che il contino
 fa stassera un festino.
 Madama
                                          È ver?
 Marchesa
                                                         Che occorre
 dubitar, baronessa? A dir «saprete»
580io mi vergognerei.
 Il festino si fa, lo fa per lei.
 Madama
 Il contino ha per me della bontà.
 la Baronessa
 Siamo venute qua, come diceva,
 per aver un consiglio importantissimo;
585se andar si deve alla conversazione
 con il piccolo cerchio o col cerchione.
 Madama
 La festa che fa il conte
 credo sia confidente. Ognuna puole
 andar come si trova e come vuole.
 Marchesa
590Voi come andate? (A madama)
 Madama
                                     Non lo so.
 Baronessa
                                                         Qual abito
 destinate di porvi?
 Madama
                                      Ancor, per dirla,
 non ci ho pensato su.
 Baronessa
 Il mantò rosso?
 Madama
                               Oh non lo porto più.
 Marchesa
 Quel di riccamo?
 Madama
                                  Oibò.
 Baronessa
595Qualche vestito nuovo?
 Marchesa
                                             È ver?
 Madama
                                                            Non so.
 Baronessa
 Brava, brava, un vestito
 novissimo. L’ho caro.
 Madama
 Non è di soggezione.
 Marchesa
 Guarnito?
 Madama
                      Con un po’ di guarnizione.
 Baronessa
600D’oro o d’argento?
 Madama
                                     Argento.
 Baronessa
 Ma! Chi ne ha ne spande.
 Marchesa
 Ditemi, con il cerchio?
 Madama
                                            Cerchio grande.
 Marchesa
 Bene, bene, ho capito. (Si alza)
 Baronessa, vi aspetto
605al solito caffè. Serva, madama.
 (L’ambiziosa volea che si prestasse
 fede alla sua parola
 per avvilirci e comparir lei sola). (Piano alla baronessa)
 
    Vederem quest’abitone.
610Sì, madama, anch’io ne godo.
 Di buon gusto anch’io vi lodo.
 Da chi può, così si fa.
 (Chi crediam gliel’abbia fatto?
 Il marito non ne ha). (Piano alla baronessa)
 
615   Voi sarete la più bella,
 la più ricca e più pomposa
 della nostra società.
 (Che superbia stomaccosa
 che da ridere mi fa!) (Parte)
 
 SCENA III
 
 La BARONESSA, MADAMA e poi TARGA
 
 Madama
620Pare che la marchesa
 abbia un poco d’invidia.
 Baronessa
                                               Sì, può darsi;
 è questi il suo difetto,
 suole dell’altrui bene aver dispetto.
 Io non sono così. Godo, gioisco
625colle amiche di cor.
 Madama
                                      Vedrete un abito
 che non vi spiacerà. Vuo’ che nessuna
 un simile ne abbia.
 Baronessa
 (Anch’io, per dir il vero, ho un po’ di rabbia). (Da sé. Targa con un’altra imbasciata)
 Madama
 Ora chi viene! Oh cara!
630Madama Rosimena. Sì, è padrona. (Targa parte)
 Baronessa
 Affé la goderò la vecchiarella.
 Ha settanta e più anni e fa la bella.
 Madama
 Viene col suo don Peppe.
 Baronessa
                                                Che ne dite?
 Un cavalier che la servia da giovane,
635se l’ha ben conservato.
 Madama
 Caso, per dir il vero, inusitato.
 
 SCENA IV
 
 Madama ROSIMENA, don PEPPE e le suddette
 
 Rosimena
 Serva, madama.
 Madama
                                 Serva.
 Rosimena
                                               Baronessa,
 serva divota.
 Baronessa
                           Serva. (È ognior la stessa). (Don Peppe fa pure le sue riverenze)
 Madama
 Vi prego accomodarvi. (Sedono tutti)
 donna Rosimena
640Son venuta a pregarvi
 d’una grazia, madama.
 Madama
                                             Comandate.
 donna Rosimena
 So che stassera andate
 a una festa del conte,
 vorrei col vostro mezzo
645in un sì degno loco
 anch’io venire a divertirmi un poco.
 Baronessa
 (Oh vecchia rimbambita!)
 Madama
 Dirò; so che la festa
 è in luogo assai ristretto;
650parlerò, vederò ma non prometto.
 donna Rosimena
 A me piaccion, madama,
 le femine più pronte.
 So che vi serve il conte
 e allora che comandi
655madama Doralice,
 che le nieghi il favor temer non lice.
 Quand’io chiesi una grazia al mio don Peppe
 negarmela non seppe; eccolo qui.
 Non ha mai detto un no,
660quando gli ho chiesto un sì. (Parla piano all’orecchio di don Peppe, coprendosi il volto col ventaglio)
 Baronessa
 (Si può veder di peggio!)
 Madama
                                                 (È veramente
 una caricatura
 ridicola da scena).
 Tutto farò per donna Rosimena,
665venir non dubitate
 quando ci vada anch’io.
 donna Rosimena
 E meco venirà don Peppe mio.
 Madama
 Questo non so; vi dico
 che la sala è ristretta.
 donna Rosimena
                                         E ben madama,
670parlo col cuore aperto,
 se don Peppe non vien, non vengo certo.
 Madama
 Procurerò servirvi.
 Vi darò la risposta. Dove andate
 pria dell’ora del ballo?
 donna Rosimena
675Ogni giorno al caffè senza alcun fallo.
 Non è vero don Peppe? (Li parla all’orecchio, come sopra)
 Madama
 Dunque, se così è,
 la risposta l’avrete oggi al caffè.
 donna Rosimena
 Andiamo, don Peppino. Con licenza. (S’alzano)
680Vi faccio riverenza. Son sicura
 madama del favor; non ho alcun dubbio;
 e questa sera impaziente aspetto
 per far col mio don Peppe un minuetto.
 
    Guardate il mio don Peppe,
685che grazia, che beltà!
 È un cavalier che serve
 con tutta fedeltà.
 
    Don Prospero mio sposo
 non è di lui geloso,
690sospetto alcun non ha.
 Alcuni che ci vedono
 sospettano... si credono...
 Ma siam due colombini,
 due specchi d’onestà. (Parte con don Peppe)
 
 SCENA V
 
 MADAMA e la BARONESSA
 
 Madama
695Che dite? Che vi pare?
 Baronessa
 Mi sentiva crepare.
 Madama
 È quel che si può dire.
 Baronessa
 S’ella verrà, ci avrem da divertire.
 Madama
 Farò quel che potrò.
 Baronessa
                                       Quando il sapremo?
 Madama
700Lo sapremo al caffè.
 Baronessa
                                       Ci rivedremo.
 Anch’io colla marchesa
 spesso ci soglio andar. Mi piace assai
 questo costume di Venezia, almeno
 colla maschera al viso ogniuna va
705dove vuol, con chi vuol con libertà.
 
    Star sempre in soggezione
 è cosa da morir.
 Almen qui le persone
 si ponno divertir.
 
710   Si va dove si vuole,
 accompagnate o sole
 di qua, di là girando
 e qualche contrabando
 onesto si può far. (Fa riverenza a madama e parte)
 
 SCENA VI
 
 MADAMA sola
 
 Madama
715Ride la baronessa
 della vecchia sguaiata,
 perché si crede d’essere garbata.
 S’ingannerebbe affé,
 se credesse di mettersi con me.
720Il sarto è un uom di garbo
 e lo dice e il sostien che non si dia
 una vita gentil come la mia.
 Il calzolar va matto
 del mio piede sì bello e sì ben fatto;
725e il parrucchiere istesso
 stupisce, e non è già caricatura,
 che mi stia ben qualunque acconciatura.
 Figurarsi stassera,
 creperanno d’invidia tutte quante.
730Già m’aspetto di far più d’un amante.
 
    No, non è solo quel che si vede
 che faccia gli uomini innamorar;
 ma l’arte facile di saper far.
 
    La prima volta colla dolcezza
735si cerca gli animi di lusingar;
 poi col rigore, poi coll’asprezza
 un passo indietro si fan tornar.
 
    Un occhio medica, quell’altro impiaga;
 rigor mortifica, dolcezza appaga,
740un riso nobile, un guardo tenero,
 poveri semplici, li fa cascar. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 Bottega di caffè con varie sedie.
 
 La CONTESSA mascherata in dominò con un servitore
 
 la Contessa
 Son smaniosa, impaziente. Mio marito
 lasciato ha meco di pranzar stamane,
 rivederlo vorrei, vorrei sapere
745se la festa si fa. So ch’egli suole
 qui sovente venir. L’attenderò.
 Vuo’ veder di placarlo. Ah, ch’io l’adoro,
 ah che gli affetti miei son spesi invano...
 Opportuno al mio duol vien mio germano.
 
 SCENA VIII
 
 Il cavaliere ANSALDO e la suddetta
 
 il Cavaliere
750Ah contessa, voi qui? Sola a quest’ora
 in pubblico caffè?
 la Contessa
 Sola non sono; ho il servitor con me.
 L’uso della città me lo permette,
 la maschera in Venezia
755facilita alle donne
 l’accesso onestamente in ogni sito
 e qui son per parlare a mio marito.
 il Cavaliere
 Perdonate, germana, io non approvo
 di libertade un così strano abuso,
760coll’esempio dell’altre io non vi scuso.
 Di voi che dirà il conte,
 se vi vede al caffè? Rimproverarlo
 dei torti che vi fa come potrete,
 se ai rimproveri suoi qui vi esponete?
765Evitate da saggia un tal periglio.
 Non vi spiaccia seguire il mio consiglio.
 la Contessa
 Bene; così farò.
 Tacerò, soffrirò; ma questa sera
 mi vederò sugli occhi
770madama Doralice a mio dispetto?
 il Cavaliere
 Ella non ci verrà, ve lo prometto.
 la Contessa
 Non ci verrà? Perché?
 il Cavaliere
                                           Perch’ella stessa
 me ne diè la parola.
 la Contessa
                                       E voi il credete?
 Quella donna, signor, mal conoscete.
 il Cavaliere
775Il sospettar di tutto
 è il difetto maggior del vostro sesso.
 Madama l’ha promesso
 e se mai d’ingannarmi ha per pensiere
 vendicarmi saprò; son cavaliere.
 
780   Cara mi foste ogniora,
 cara mi siete ancor.
 Sangue, rispetto, amor
 per voi mi parla al sen.
 
    Ma la prudenza ancora,
785base del vero onor,
 so che consiglia al cor
 della passione il fren.
 
 SCENA IX
 
 La CONTESSA, poi il CONTE e don ALESSIO
 
 la Contessa
 Sarà ben ch’io men vada e che aderisca
 al desio del fratello e l’ubbidisca.
790Viene il conte e con seco
 don Alessio compito, (Con ironia)
 della dama graziosa il buon marito.
 Curiosità mi sprona
 di restar, di sentir. Parti e ritorna. (Al servitore, il quale se ne va)
795Resterò qui seduta
 colla maschera al viso e sconosciuta. (Si maschera)
 il Conte
 Ehi! Caffettier. Veduto
 non si è Balestra ancora? (Al caffettiere)
 Sempre si fa aspettar.
 don Alessio
                                           Come diceva,
800alla consorte mia le voglio bene
 ma soffrir non si può.
 il Conte
                                          (Costui non viene,
 terminato ho il denar, s’ha ancor da spendere
 e l’anel, che impegnai, mi convien vendere). (Da sé)
 don Alessio
 (Quella maschera chi è?) (Piano al conte)
 il Conte
                                                 (Chi sia non so;
805non l’ho veduto mai quel dominò). (Piano ad Alessio)
 don Alessio
 (È sola; si potrebbe
 tentar qualche fortuna). (Come sopra)
 il Conte
 (Come state a denar?) (Come sopra)
 don Alessio
                                             (Per dir il vero
 li ho spesi tutti e non ho un soldo appresso). (Come sopra)
 il Conte
810(E mi trovo ancor io nel caso istesso). (Come sopra)
 don Alessio
 (Perciò non ci perdiamo.
 Si potrebbe provar). (Come sopra)
 il Conte
                                         (Bene; proviamo). (Come sopra)
 Maschera, vi son servo.
 don Alessio
                                             Riverente.
 il Conte
 Sola sola così?
 don Alessio
                             Vi occorre niente?
 il Conte
815Siamo due galantuomini
 e se ci onorerete
 forse il tempo con noi non perderete.
 la Contessa
 Bravo, signor marito.
 Veramente è un’azion da cavaliero.
 il Conte
820Eh vi avea conosciuta.
 don Alessio
                                           Anch’io davvero.
 il Conte
 Ho voluto scoprir per qual motivo
 vi portaste al caffè.
 la Contessa
                                     Ci son venuta
 per rintracciar di voi. Venite meco.
 il Conte
 Cara consorte mia, per or non posso.
 la Contessa
825Sola non partirò.
 il Conte
                                  Voi, don Alessio,
 fatele compagnia.
 la Contessa
 Non volete venir? (Al conte)
 il Conte
                                    Deggio andar via.
 la Contessa
 Femmina sconosciuta
 si offerisce servire e la consorte
830si lascia in abbandono?
 il Conte
 Impegnato ora sono.
 (Se Balestra non vien, son nell’intrico).
 Lasciatevi servir qui dall’amico. (Alla contessa)
 
    Sposa non siate ingrata
835con chi vuol servir. (Alla contessa)
 La mia consorte amata
 pregovi favorir. (A don Alessio)
 
    Senti; se vien Balestra
 di’ che l’aspetto in piazza. (Al caffettiere)
840Oh che vergogna pazza! (Alla contessa)
 Al cavalier la destra. (Alla contessa)
 Mi raccomando a voi. (A don Alessio)
 Ci rivedremo poi.
 Presto ritornerò. (Parte)
 
 SCENA X
 
 La CONTESSA e don ALESSIO
 
 don Alessio
845Lasciatevi servir.
 la Contessa
                                  Vi chiedo scusa.
 Collo sposo o col servo andar son usa.
 don Alessio
 Non so che dir; pazienza.
 Vedo che non gradite
 d’un cavalier la servitude onesta.
 la Contessa
850Questa sera, signor, viene alla festa?
 don Alessio
 Non so; per dir il vero
 par che mia moglie ed io
 poco siamo graditi. E allora quando
 non vi sia di piacere...
 la Contessa
                                           Io non comando,
855il conte fa l’invito,
 basta che vi gradisca mio marito. (Sostenuta)
 
    Son nata dama,
 so il dover mio,
 so usare anch’io
860la civiltà.
 
    So chi mi ama,
 so chi mi sprezza,
 non sono avvezza
 soffrir viltà.
 
865   In me non parla
 superbo orgoglio
 ma usar io soglio
 sincerità. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 Don ALESSIO, poi madama DORALICE in dominò senza la maschera al viso
 
 don Alessio
 Non parla con orgoglio;
870ma più chiaro può dirmi: «Io non vi voglio»?
 madama Doralice
 E chi è quella maschera (Viene da parte opposta non veduta dalla contessa)
 che ora parte da voi?
 don Alessio
                                         È la contessa
 che chiaramente espressa
 si è con poche parole
875che al festino stassera non ci vuole.
 madama Doralice
 Non ci vuole? Perché?
 don Alessio
 Lo domandate a me?
 madama Doralice
                                         (Di rabbia io fremo). (Da sé)
 don Alessio
 So che andar non conviene.
 madama Doralice
                                                    Eh sì, ci andremo.
 don Alessio
 Ed io dico di no.
 madama Doralice
880Ed io dico di sì.
 don Alessio
 Mi volete a un impegno espor così?
 madama Doralice
 Favorisca d’andare,
 caro signor marito,
 la fattura a pagar del mio vestito.
 don Alessio
885Si pagherà.
 madama Doralice
                        Ma il sarto
 è a casa che vi aspetta.
 Se non parla con voi partir non vuole.
 Ma pagatelo almen colle parole.
 Se gli parlate, aspetterà; non dubito.
 don Alessio
890Se gli basta così, lo pago subito. (Parte)
 
 SCENA XII
 
 Madama DORALICE
 
 madama Doralice
 Non mi vuol la contessa?
 Ora son nell’impegno
 ed usare convien l’arte e l’ingegno.
 
 SCENA XIII
 
 La CONTESSA mascherata e la suddetta
 
 la Contessa
 (Nuova curiosità venir mi sprona.
895L’ho sentita alla voce e vuo’ spiare,
 sconosciuta da lei, se temo invano,
 se s’inganna il pensier di mio germano). (Da sé. Siede mascherata)
 madama Doralice
 (Eccola che ritorna. Vuo’ mostrare
 non ravvisarla. Ecco le dame anch’esse). (Da sé)
 
 SCENA XIV
 
 La marchesa DOGLIATA, la baronessa OLIVA in maschera e le suddette
 
 la Marchesa
900Madama, siete qui?
 madama Doralice
 Ora ci son venuta.
 la Baronessa
 La vecchiarella non si è ancor veduta?
 madama Doralice
 Non ancora.
 la Baronessa
                         Al festino
 la condurrete voi?
 madama Doralice
                                    Finor non so;
905e né meno so dir s’io ci anderò.
 la Marchesa
 Che? Non siete invitata?
 madama Doralice
                                                A mio marito
 fece il conte l’invito.
 Ma l’ora omai si appressa
 e a invitarmi non manda la contessa.
 la Baronessa
910Amica, se aspettate
 ch’ella mandi l’invito, oh non ci andate.
 madama Doralice
 Perché? Credete voi
 sia ver quel che si dice
 da gente scellerata
915che l’amicizia mia non le sia grata?
 Che sospetti di me? No, la contessa
 è incapace di questo;
 e conosco il suo cuor saggio ed onesto.
 la Marchesa
 Eppur, madama, eppure
920si ha per sicura cosa
 che la contessa sia di voi gelosa.
 madama Doralice
 Ecco l’effetto delle lingue indegne,
 non vedo l’ora di vederla e seco
 giustificarmi e protestar sincera
925a lei la stima e l’amicizia vera.
 Se le arrivo a parlar: «Scaccia» vuo’ dirle
 «scaccia, contessa mia,
 dal sen la gelosia.
 Il tuo consorte il ciel ti benedica.
930Schiava ti son, ti son verace amica».
 la Contessa
 (Che risolvo, che fo?) (Da sé agitandosi un poco)
 madama Doralice
                                           (Par si commova). (Da sé osservando la contessa)
 la Contessa
 (Di sua sincerità facciam la prova). (Da sé, indi parte)
 la Baronessa
 Cara madama, è vano
 l’esaggerar con noi.
 la Marchesa
                                      Qui la contessa
935a sentirvi parlar non è presente.
 madama Doralice
 Eh care amiche, non sapete niente.
 la Marchesa
 So che sarà difficile
 che vi voglia invitar.
 la Baronessa
                                        So che si dice
 ch’ella è per voi furente.
 madama Doralice
940Vi torno a dir, voi non sapete niente.
 la Baronessa
 Io sono d’opinione
 che possiate cantar questa canzone.
 
    «Mama mia, vorrei ballare».
 «Figlia cara non si può.
945Fa’ la nana, se ti pare,
 figlia mia, stassera no».
 
 madama Doralice
 Brava! Par fatta a posta. (Ironica)
 la Marchesa
 Io vi voglio cantar la sua risposta.
 
    «Figlia mia, tu sei bonina».
950«Mamma mia, vorrei ballar».
 «Fa’ la nana poverina,
 che al festin non s’ha d’andar».
 
 madama Doralice
 Basta basta così. Poffar il mondo
 or ora per le rime vi rispondo.
 
 SCENA XV
 
 Don ALESSIO e dette
 
 don Alessio
955Consorte ho ben piacere
 d’avervi ritrovata.
 Or la contessa è stata
 colla gondola proprio a nostra casa.
 madama Doralice
 Che novitade è questa?
 don Alessio
960E v’invita stassera alla sua festa.
 madama Doralice
 
    «Mamma mia vorrei ballare».
 «Figlia mia, si ballerà.
 Fa’ la nana, se ti pare,
 che al festin poi s’anderà». (Canta in faccia le due dame burlandosi di loro)
 
 la Baronessa
965(Affé, che ci sta bene). (Piano alla marchesa)
 madama Doralice
 Sollecitar conviene. (A don Alessio)
 Presto dal parrucchier, marito mio.
 don Alessio
 E ci devo andar io?
 madama Doralice
                                      Non vi è nessuno.
 Via, non fate il dottore.
 don Alessio
970E vi devo servir da servitore?
 madama Doralice
 Siete pure sguaiato.
 don Alessio
 Sguaiato?
 madama Doralice
                      Così è.
 Non volete andar voi, v’andrò da me.
 don Alessio
 Si fermi, non si scaldi; anderò io.
975Sempre gridar! Ma che destino è il mio?
 
    Siete i gran diavoli
 voialtre femmine.
 Non dico tutte,
 signore no. (Voltandosi alle altre due)
 
980   Delle tre parti
 due son cattive,
 la terza parte
 così e così.
 
    Vi è da scartare
985da quelle buone:
 le bacchettone,
 le pontigliose,
 le sospettose,
 le dottorine,
990le facendine,
 quelle che dicono
 sempre di no.
 
    Se delle femmine
 il buono è questo,
995che cosa è il resto
 veder si può. (Parte)
 
 SCENA XVI
 
 Madama DORALICE, la baronessa OLIVA, la marchesa DOGLIATA, poi donna ROSIMENA
 
 la Baronessa
 Mi consolo con voi. (A madama)
 la Marchesa
                                      Godo che siate
 dalla dama invitata.
 madama Doralice
 (La mia testa alla fin l’ha superata). (Da sé)
 la Baronessa
1000Ecco la vecchiarella.
 la Marchesa
                                       Eccola qui.
 donna Rosimena
 Oh madama! E così
 vengo ancor io al festino?
 madama Doralice
 Spero di sì; ma vederò il contino.
 la Baronessa
 Dov’è il vostro don Peppe? (A donna Rosimena)
 donna Rosimena
                                                    L’ho mandato
1005a comperar de’ fiori, il poveretto.
 la Marchesa
 Per chi?
 donna Rosimena
                   Per me, per infiorarmi il petto.
 la Baronessa
 Brava, brava, farete una gran mina.
 la Marchesa
 Parerete stassera una sposina.
 donna Rosimena
 Oh io son di buon gusto.
1010Non fo per dir ma ancora,
 che non ci senta alcuno,
 in quest’età, fo sospirar più d’uno.
 Ma civettar con molti
 questo mio cor non seppe.
1015Mi basta che mi serva il mio don Peppe.
 madama Doralice
 Ecco il conte che vien. Gli parlerò
 e sapremo sul punto o sì o no.
 
 SCENA XVII
 
 Il CONTE e le suddette
 
 il Conte
 Maladetto Balestra,
 non l’ho trovato ancor.
 madama Doralice
                                           (Ehi la contessa
1020mi ha invitata al festin). (Piano al conte)
 il Conte
                                                (Brava, ho piacere;
 conosciuto mia moglie ha il suo dovere). (Piano a madama)
 madama Doralice
 Ma il perché non lo sa né glielo dico. (Da sé)
 Signor, vi è questa dama
 che al festino venir stassera brama.
 il Conte
1025Mi fa onore. (A donna Rosimena)
 donna Rosimena
                           Obbligata.
 il Conte
 Sarò suo cavalier. (Accenando che intende burlarla)
 donna Rosimena
                                    Sono impegnata.
 madama Doralice
 Sì, donna Rosimena,
 lasciatevi servire.
 la Marchesa
                                   È giovinetto. (A donna Rosimena)
 la Baronessa
 È più bel di don Peppe. (A donna Rosimena)
 donna Rosimena
                                               Il credo anch’io. (Sospirando)
1030L’accetterei ma non fo torto al mio.
 il Conte
 
    Almen fino alla gondola
 lasciatevi servir.
 
 donna Rosimena
 
    Ella mi vuol confondere,
 mi vuole favorir.
 
 la Marchesa, la Baronessa a due
 
1035   Brava davvero brava!
 Viva la gioventù.
 
 donna Rosimena
 
    Caro contino amabile
 mi onorerete più?
 
 il Conte
 
    (Oh vecchia insopportabile
1040tu non mi cucchi più). (Da sé)
 
 madama Doralice
 
    Ehi amica, che facciamo?
 Con il conte c’intendiamo,
 non vorrei, padrona mia... (A donna Rosimena)
 
 donna Rosimena
 
 Non abbiate gelosia,
1045che di lui non so che far.
 
    Ho il mio don Peppe
 che mi vuol bene,
 che da me viene
 sera e mattina,
1050che la sua Nina
 mi suol chiamar.
 
 tutti quattro
 
    Viva la Nina
 cara e bellina
 che il suo don Peppe
1055fa innamorar.
 
 il Conte
 
    Dunque voi non mi volete? (A donna Rosimena)
 
 donna Rosimena
 
 Perché no? Gradirò. (Gli dà la mano)
 
 la Marchesa, la Baronessa a due
 
    State pur bene
 col cavalier. (A donna Rosimena)
 
 il Conte
 
1060   (Oh sto pur male!) (Da sé)
 
 donna Rosimena
 
 Caro contino,
 siete bellino.
 
 madama Doralice
 
 Ma quest’è troppo,
 padrona mia.
1065Al suo don Peppe
 io lo dirò. (A donna Rosimena)
 
 donna Rosimena
 
    Uh no, non fate. (A madama Doralice)
 
 il Conte
 
 Sino alla gondola
 la servirò. (A madama Doralice)
 
 donna Rosimena
 
1070   Non dubitate.
 Nol mangerò. (A madama Doralice)
 
 madama Doralice
 
    Dico da scherzo.
 So ben chi siete.
 
 la Marchesa, la Baronessa a due
 
 Lieta godete,
1075senza temer.
 
 tutti
 
    Che bel piacere,
 che bel godere,
 che bella cosa
 la gioventù!
 
1080   Il cor mi sento
 saltar in petto.
 Che bel diletto!
 Non posso più. (Ridendo)
 
 Fine dell’atto secondo