Farnace, Venezia, Rossetti, 1739

Assente nell'edizione Zatta Frontespizio
 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMA
 
 Piazza d’Eraclea con trofei ed altri apparati di trionfo.
 
 POMPEO, BERENICE, AQUILIO, seguiti da ambedue gl’eserciti vittoriosi
 
 BERENICE
700Aquilio.
 AQUILIO
                  Gran regina.
 BERENICE
 Del già vinto Farnace
 qual novella mi rechi?
 AQUILIO
                                           Entro la reggia
 indarno io lo cercai.
 POMPEO
                                       È comun grido
 che nel bosco vicin perduto il campo
705ei cercasse lo scampo.
 BERENICE
 Giacché, signor, non puoi
 col sangue di Farnace,
 col sangue almen del figlio
 le tue promesse e le mie brame adempi.
710Appaga i voti della mia vendetta
 e la metà d’un regno in premio aspetta.
 
    Tutto ripieno ho il core
 di sdegno e di furore.
 Dimmi, sperar poss’io
715lieto per te il cor mio
 o pur invendicata
 misera ognor sarò?
 
    Sai che vendetta bramo,
 che tu la promettesti,
720che nulla ancor facesti;
 lo sdegno che mi lacera
 frenare io più non so.
 
 SCENA II
 
 TAMIRI con servi che portano molti preziosi doni. POMPEO col suo seguito e AQUILIO
 
 TAMIRI
 Signor, se la clemenza
 non è l’ultimo pregio
725d’un’alma grande e generosa, rendi,
 rendi un figlio innocente
 a una madre infelice e in ricompensa
 dell’eroica pietà, gradisci in dono
 questi del mio Farnace
730occultati tesori.
 Un fanciullo io ti chiedo e ti consegno
 per un fanciullo la metà d’un regno.
 POMPEO
 Donna real che in tal fortuna ancora
 degna sei di tal nome,
735l’ossequio accetto e i doni tuoi rifiuto
 che a guerreggiar non a cambiar qui venni.
 Ma perché tu conosca
 che in un petto romano
 non è l’ultima gloria, anzi la prima
740l’esser clemente, osserva
 quanto dal tuo diverso è il mio consiglio.
 Aquilio, olà, che tardi?
 Rendi a costei coi tesori il figlio.
 
    Io farò che s’oda intorno
745alla valle, alla foresta,
 quando riede il nuovo giorno
 non più flebile e funesta
 la tua voce risuonar.
 
    Non è cruda, non è avara,
750dispietata non è Roma,
 prendi pur e il nome impara
 de’ Romani a venerar.
 
 SCENA III
 
 FARNACE e TAMIRI
 
 FARNACE
 Quanto mai fu crudele
 la tua pietà nel dar la vita al figlio!
755Sol così lo perdesti,
 sol così l’uccidesti.
 TAMIRI
 Ma del ciel la clemenza
 con la man di Pompeo a me lo rende.
 Son rea però di mille morti e mille
760a te ne chiedo. Squarcia questo petto.
 Ma caro sposo, allor che ai piedi tuoi
 languirò moribonda
 in questo petto istesso
 ravvisa la cagion dell’error mio
765e riconosci, oh dio!
 che vivo il figlio al genitor serbai,
 perché nel figlio il genitor amai.
 FARNACE
 Ah Tamiri, purtroppo
 nella tua tenerezza
770riconosce il mio cor la sua fierezza.
 Vivi che forse il cielo
 qualche raggio di luce e di speranza
 ben farà scintillar sui casi nostri.
 E se pur fia che mostri
775sempre armato di folgori il sembiante,
 sappi che in ogni istante
 libera è la nostr’alma
 e che al desio del forte
 può la vita mancar ma non la morte.
 TAMIRI
 
780   Forse, o caro, in questi accenti
 col tuo labbro mi favella
 qualche nume o qualche stella
 che rigor più non avrà.
 
    Qualche nume che vorrà,
785qualche stella che saprà
 raddolcir i miei tormenti,
 consolar la fedeltà. (Parte)
 
 FARNACE
 Sì qualche nume o qualche stella alfine
 ne darà qualche aita. Il cielo sempre
790d’aspre saette armato
 non fulmina sdegnato,
 d’uopo è soffrir finch’ei non cangi tempre.
 
    Anche il nocchier talora
 quasi dal mare è assorto
795ma poi nel caro porto
 ritorna a respirar.
 
    Nel duolo ancor ristora
 un raggio di speranza,
 si può colla costanza
800il fato suparar.
 
 SCENA IV
 
 Stanze corrrispondenti a giardini.
 
 SELINDA e AQUILIO
 
 SELINDA
 Aquilio, il braccio forte
 preparasti all’impresa?
 All’opra dunque. Io voglio
 che ritorni a regnar Farnace in soglio.
 AQUILIO
805Farnace.
 SELINDA
                   Sì. Vive Farnace e quando
 ei raquisti per te la sua grandezza
 ti promette in mercede i miei sponsali.
 AQUILIO
 Ciò da me non dipende.
 SELINDA
                                               E tu procura
 che dipenda da te.
 AQUILIO
                                     Che mai far deggio?
 SELINDA
810Dove primo esser puoi
 sdegna d’esser secondo.
 Fa’ che delle romane altere insegne
 ricada in te l’autorità suprema
 e con libero impero allor farai
815quanti re far vorrai.
 AQUILIO
 Contro Pompeo pretendi...
 SELINDA
 Quest’è il comando e questo
 il desiderio mio. Tu pensa il resto.
 
    Ti vantasti mio guerriero,
820intendesti il mio pensiero;
 se ricusi d’appagarmi
 sei codardo e mentitor.
 
    Non dovevi lusingarmi
 a svelarti il mio dissegno,
825se bastante al grand’impegno
 non avevi in petto il cor. (Parte)
 
 SCENA V
 
 AQUILIO, poi POMPEO e poi dall’altra parte FARNACE
 
 AQUILIO
 Oh stelle! Qual impresa
 da romano guerriero, un tradimento,
 ma qual vile rimorso in cor amante!
830Coraggio Aquilio. Un’anima feroce
 dee preferir talora
 l’error che giova alla virtù che nuoce.
 Io dunque... Ecco Pompeo. A lui mi celo. (Si ritira)
 POMPEO
 D’un regno soggiogato
835nuovo riceverà Roma un trionfo.
 FARNACE
 (Oh numi! Ecco il superbo,
 fausta protegga il colpo mio la sorte,
 prospero il fato al mio disegno arrida,
 si trafigga Pompeo).
 AQUILIO
                                        (Pompeo s’uccida). (S’avanzano ambidue colle spade impugnate dietro Pompeo e nell’incontrarsi restano. Pompeo frattanto si volge verso di loro)
 FARNACE
840(Incontro inopportuno).
 AQUILIO
                                               (Evento strano!)
 POMPEO
 Aquilio? E tu chi sei?
 Perché nudi gl’acciari ambo stringete?
 FARNACE
 Da fiero orribil angue
 colà tra’ fiori uscito
845fui dianzi assalito.
 Quindi col ferro che impugnai, fuggendo,
 attonito e tremante
 qui rivvolsi le piante.
 AQUILIO
                                          Ed io che ’l vidi
 minaccievole in atto
850appressarsi al tuo fianco
 accorsi e strinsi in tua difesa il brando.
 FARNACE
 (Or che farò?)
 POMPEO
                             Costui dagl’occhi spira
 non so che d’ardimento e di spavento. (Ad Aquilio)
 AQUILIO
 Come gli fu permesso
855dalle guardie l’ingresso?
 POMPEO
 Stranier, dove nascesti?
 FARNACE
 In Cappadocia.
 POMPEO
                               Sei guerrier?
 FARNACE
                                                          Pugnai
 sotto l’insegne d’Ariarate.
 POMPEO
                                                 Ed ora?
 FARNACE
 Tra’ custodi reali
860di Berenice ho luogo e nome ancora.
 POMPEO
 Come t’appelli?
 FARNACE
                                Ergildo.
 POMPEO
                                                 (Il cor mi balza
 con insoliti moti.
 Temo d’insidie). Olà.
 FARNACE
                                          S’altro non chiedi
 andrò... (Escono guardie)
 POMPEO
                   Dell’esser tuo
865vuo’ notizie più certe.
 Berenice s’appressa. Ella ti vegga,
 indi se tal sarai
 qual tu dicesti, a tuo talento andrai.
 FARNACE
 (Barbari dei!)
 
 SCENA VI
 
 BERENICE con guardie e detti
 
 POMPEO
                             Regina
870in costui riconosci un tuo custode?
 BERENICE
 Chi sei? Volgi la fronte.
 FARNACE
 Io son uno che teme
 nelle sorti seconde
 ma nell’avverse ha in un coraggio e speme.
 POMPEO
875E ben regina,
 il guerriero chi è?
 BERENICE
                                    Non lo ravvisi?
 Al favellar superbo, al volto audace,
 all’orgoglio del cor? Egl’è Farnace.
 POMPEO
 E nella regia osasti
880entrar furtivo e contro me t’armasti?
 BERENICE
 Trucidatelo, o fidi.
 FARNACE
 Morirò ma pugnando
 finché avrà lena il braccio e taglio il brando.
 POMPEO
 Renditi; si disarmi e s’incateni.
 FARNACE
885Non è, non è Farnace
 facil trionfo. Io solo... (Mentre Farnace è assalito dalle guardie sopraviene ed entra fra l’armi Tamiri)
 
 SCENA VII
 
 TAMIRI e detti
 
 TAMIRI
                                          Oh dio! Fermate,
 fermate i colpi. Ah sposo,
 a me quel ferro, a me lo cedi. Io sono
 la tua Tamiri. Io te ne priego. Lascia
890che trionfi il mio amore
 almen del tuo valore,
 se non può trionfar tutto il mio pianto
 della fierezza d’una madre.
 FARNACE
                                                    Prendi, (Getta la spada a’ piè di Berenice)
 sazia pur la tua rabbia
895nel sangue mio ma quando
 sparso l’avrai dalle feroci vene,
 fera crudel, ne lambirai l’arene.
 
 Quartetto
 
 BERENICE
 
    Io crudel? Giusto rigore
 ti condanna, o traditore.
 
 POMPEO
 
900Non sei degno di mercé.
 
 TAMIRI
 
    Madre, duce, oh dio! Perché
 così barbara sentenza?
 
 FARNACE
 
 È viltà chieder clemenza.
 
 BERENICE
 
 Tanto fasto?
 
 POMPEO
 
                          Tant’orgoglio?
 
 BERENICE
 
905Morte attendi.
 
 FARNACE
 
                              E morte io voglio.
 
 TAMIRI
 
 Madre, sposo, oh dio
 
 POMPEO, BERENICE
 
 Non è tempo di                pietà.
 
 FARNACE
 
 Io non chiedo a voi
 
 TAMIRI
 
 Questa è troppa crudeltà.
 
 BERENICE, POMPEO
 
    La costanza e la fortezza...
 
 FARNACE, TAMIRI
 
 Il rigore e la fierezza...
 
 BERENICE, POMPEO
 
910Del tuo cor...
 
 FARNACE, TAMIRI
 
                          Della mia sorte...
 
 BERENICE, POMPEO
 
 La tua                 abbatterà.
 
               morte
 
 FARNACE, TAMIRI
 
 La mia                 appagherà.
 
 SCENA VIII
 
 AQUILIO
 
 AQUILIO
 Che feci, ohimè! Che feci?
 Con oppormi a Farnace
 perdei la sua, perdei la mia speranza
915e lo stesso Farnace anco perdei.
 Ma la destra, che incauta
 il disegnò tradì, l’opra riprenda;
 e se mancò a sé stessa
 con ardire maggior facci l’emenda.
 
920   Veder ch’è sdegnato
 quel volto ch’adoro,
 vedere oltraggiato
 l’amabil tesoro,
 tormento più fiero
925di questo non v’è.
 
    Invano nel core
 rimorso favella,
 tiranno m’appella.
 Mi basta l’affetto
930dell’unico oggetto,
 cui serbo la fé.
 
 SCENA IX
 
 Padiglioni reali.
 
 BERENICE sedendo in sedile sopra alcuni gradini, FARNACE incatenato fra guardie
 
 BERENICE
 Farnace. I numi alfine
 mostrano d’esser numi e d’esser giusti.
 FARNACE
 Giusti li crederei, se dal mio piede
935trasferissero al tuo queste ritorte
 e se quando io tentava
 di traffigger Pompeo,
 di svenar Berenice,
 secondati essi avessero i miei voti.
 BERENICE
940De’ tuoi misfatti intanto
 a me ragion tu rendi,
 il tuo giudice io sono, a me Pompeo
 sopra te diede autorità sovrana.
 FARNACE
 Non umilia Farnace
945le sue ragioni al tribunal indegno
 d’un giudice ch’è servo
 di cieche passioni
 e basso adulator della romana
 tirannica fortuna.
 BERENICE
950Vanne dunque e superbo,
 vanne a morir con questa
 temeraria baldanza. Al tuo delitto
 il supplicio che brami è già prescritto. (Si leva)
 
 SCENA X
 
 TAMIRI e detti
 
 TAMIRI
 Possibile, o regina,
955che al dolor d’una figlia
 inflessibile sia la tua grand’alma?
 Io ti stanco coi prieghi,
 io ti inondo coi pianti e nulla impetro.
 Ecco di nuovo io torno
960a bagnar la tua destra (La prende per mano e s’inginocchia)
 con le lagrime mie. Da questi amplessi
 non uscirai, se pria
 di Farnace la vita a me non doni.
 Vendicata non sei? Non lo spogliasti
965d’ogni suo ben? Quanti supplici ancora
 vuoi d’un misero re?
 BERENICE
                                         Voglio che mora. (Alle guardie che s’avanzano, uno de’ quali con sciabla nuda)
 Esseguite il comando.
 
 SCENA XI
 
 POMPEO con alcune guardie e detti
 
 POMPEO
 Regina, il ciel talora
 gran tempo si prepara
970ad eleggere un re. Noi non dobbiamo
 perderlo in un istante.
 In perpetua prigion sia custodito.
 BERENICE
 No, no, non sarà mai
 custodito abbastanza,
975finché non ha per carcere un sepolcro.
 Voglio che mora, ei di più colpe è reo.
 
 SCENA XII
 
 AQUILIO e SELINDA, con numeroso seguito tutti con l’armi nude e detti
 
 SELINDA, AQUILIO
 Berenice morrà, morrà Pompeo. (Assaltano le poche guardie di Berenice e le fugano)
 BERENICE
 Qual fellonia?
 POMPEO
                             Qual tradimento?
 AQUILIO
                                                                A terra
 quest’indegne ritorte. (Tronca le catene a Farnace e Selinda porge al medemo la sua spada)
 SELINDA
980Compisci di tua man la tua vendetta.
 FARNACE
 Amici, di Pompeo
 si rispetti la vita. In Berenice
 vadan tutti a ferir le nostre spade.
 BERENICE
 Traditori venite. Eccovi il petto,
985non ricuso un castigo
 che meritai con ritardar la morte
 al più fiero e crudel de’ miei nemici.
 FARNACE
 Voglio sol io l’onore
 di questo scempio. (Vuol ferir Berenice e Pompeo gli si oppone)
 POMPEO
                                      Ah principe, rifletti... (In questo Tamiri preso il figlio che da un servo era tenuto in disparte, s’avanza col medesimo)
 TAMIRI
990Rifletti, sì, che impiaghi
 Tamiri in Berenice,
 son io tanto infelice
 che difender non possa
 dalla madre lo sposo
995dallo sposo la madre? Ah, se in te resta
 scintilla di pietà per chi t’adora
 serba in vita colei...
 FARNACE
                                      Sì, sì, vincesti.
 Berenice crudele eccoti il petto,
 sfoga pur l’ira tua, non mi difendo. (Getta lo stile)
 BERENICE
1000Farnace, finalmente
 fenito è l’odio mio. Vedo che il cielo
 apertamente lo condanna. Vieni,
 accoglimi qual madre
 ch’io t’abbraccio qual figlio. Abbia Tamiri
1005un sì degno consorte, abbia il mio trono
 un sì nobil sostegno. Omai vivete
 e felici regnate e vostra sia
 ogni fortuna, ogni grandezza mia.
 POMPEO
 Per sì lieti successi anch’io ti rendo
1010il tuo scettro, il mio amor. Con Berenice
 vivi e regna felice.
 SELINDA
 Ad Aquilio che fabro
 fu della nostra sorte,
 mostra la tua clemenza.
 BERENICE
                                              Io gli perdono
1015e se Farnace assente
 ch’egli sii tuo consorte, a te lo dono.
 FARNACE
 Principe, il tuo gran merto
 di maggior premio è degno.
 Ti debbo oltre Selinda e vita e regno.
 CORO
 
1020   Da sinistra il ciel balena,
 già ridente appare il dì.
 Mostra il sol fronte serena,
 l’atro turbine sparì.
 
 Il fine