l’intenzion scoprirei di farmi sposo,
di scoprir l’intenzion non son bastante.
Parli Lallo, la Cecca e tu fra tanto,
volgiti a me, che parleremo insieme.
un quartetto formando in questo loco
tra di loro d’amor parlino un poco.
Che lo faccia anche lui, che soffra e taccia!
che mandano in rovina i lor padroni.
In quanto a me, non me n’importa un fico.
ma se voi mi mandate, anch’io vi mando. (Parte)
perché in sposa la brama e la pretende. (A Carlone)
Ti vedo sì purtroppo; e in questo punto
risolvo di mia casa licenziarti.
Poverino... Meschino... Guidoncella!
Sposarti con colui! Non lo consento,
e pria t’accopperei con un bastone.
della legna a gettar; Cecca mi piace
posso ancora sperar d’esser amato. (Parte)
prima di licenziarmi egli m’ha dato!
Ti porterò da far la colazione.
e di Cecca l’amor sempre sarai. (Parte)
Vado, corro, t’aspetto. Ah quel Carlone
certo sarà la mia disperazione! (Parte)
di pensar al rimedio ora m’astringe
che maritarmi e prendere una sposa.
e provista di dote, a me la mano
La cosa è già pensata e se me riesce,
pongo tosto ad effetto l’intenzione. (Parte)
Povera nobiltà sì vilipesa,
cognata, anzi soggetta; ah mi si scuote
ma soffrire e tacer pur mi conviene.
Si può di peggio dar? Tutta mi è stata
fra la pazza nipote e quel birbone
farò che questo amor resti finito.
Vo’ maritarla ben; di dote Cecca
con qualche cittadin di maritarla
una sposa per me cercherò ancora.
maritarla, trovarle altro marito
e così far l’affar bello e finito.
Ed io ve la darei, ve l’assicuro.
e il giorno che la Cecca voi sposate,
che la sorella in sposa a me pur date.
fra due ore in mia casa; ivi il notaro
e, Cosima e Cecchina ambe presenti,
seguirà tra di noi la conclusione.
di un qualche eroe si leggeran le glorie.
Vo la Cecca a trovar; sarà contenta
di un nobile marito; eh persuaso
son che la nuova grande e inaspettata
la renderà giuliva e consolata. (Parte)
Carlon non vuol e qui si fa all’amore.
devo portar la parte e la ragione.
E per questo a cercar Carlone vado,
quel che tra voi si fa, quel che succede.
Eh la cosa per me veggo spedita
Sandro, tutti nemici... O ch’io m’accoppo
mando fuor deci almen da questo mondo.
la tua Cecca son io; Sandro da scherzo,
di scoprir avrà detto il nostro amore
ho sangue anch’io ed ho la lingua in bocca.
Oh nessun m’ha toccata e del mio Lallo
Chi è quello che a Carlon perde il rispetto!
Anzi parmi parlar al naturale.
Nel vostro zio difendo l’onor mio.
che così da nessun verrà rubato.
con un po’ di rispetto o due sassate...
e Cosima da lui sarà sposata.
Che Cosima, che Cecca e che Carlone!
a dir tali bugie di qua lontano.
Ti dico il ver per questa bella mano.
quel che un conte sa far vuo’ che tu veda.
ma con questo contino impolverato
a dir che il zio per lui m’ha destinato.
far fuggir un poltron! Se il ver sapevo
la parucca aggiustar io vi volevo.
e colà m’aspettate; e Sandro intanto
nella città un notaro a chiamar vada.
Il notar sì signor... Lunga è la strada.
che risolver non so... Eh Sandro io sono,
far nascer un notar son persuaso. (Parte)
Mi siegui e non far smorfie. Alfin contessa
E doman non sarai più villanella.
Nel mondo della luna sequestrate.
Eh che non v’è più tempo e tu sei morto.
il conte, alla tua Cecca maritato,
ti renderà del tutto sodisfatto.
che mi perdi confessi! Ah traditora,
Così Lallo, crudel, da te si cura?
sarà tutta la cosa terminata.
Cecca di tormentar avrai finito
e ciascun che m’affanna e m’adolora
finito avrà di tormentarmi ancora.
ma il zio mi fa paura; e poi ragione
vuol condurmi dal conte ad ogni patto
né vale a dir di no; tu con la testa
ma non dirmi mai più che son spergiura.
ma va dal conte e lascia qua l’amante.
e lascia che ciascuno e goda e rida.
non foco, non schioppetta e non spadone
Aiuta tu per carità il fratello.
Aiutarti saprei ma ci vuol core.
E fingerti un notar poscia conviene.
un vestito cercar e un perrucone.
Ma pazienza, che intenda l’intenzione.
E pensi tu non mi conosca allora?
dal conte travestito e mascherato,
scriver sposa di Lallo e non del conte
di pretenderla in sposa aver ragione.
che m’entri un po’ la cosa. Ma conviene
Ah fa’ presto, che parmi esser nel foco. (Parte)
una sorella tien di tale ingegno
che sa quando che il sol nasce e tramonta.
Carlon con la nipote in breve attendo
si conclude l’affar immantinente.
Bel sposo preparato a una contessa.
sorella per pensar come conviene.
Più non dite, ecco che viene.
È questa la nipote ed è contenta...
tutto a compir quando verrà il notaro.
a sposarmi sarete. Un buon marito
ed uno... Ma né men voi mi guardate.
Meno non si può dir; ma ciò non preme
forse conte e più ancor... Ecco il notaro.
cerco il conte Belfior... Forse ho sbagliato?
due contratti di nozze fra Carlone
facci pur anco e sieda a voi dappresso.
Di un sì gentil consorte! (Ironico)
Da Sandro... (Mi conosce).
Da Sandro? E questo ancora... (Accenando Sandro)
(Sorella mia adesso mi vien freddo).
Ma Sandro ov’è? (A Carlone)
(Fa’ cor). (A Lallo) Sandro, padron, l’ha qui mandato.
sieda anche lui e stipuli il contratto.
E nasca quanto sa, non mi confondo).
Dettate a lui, ch’io detterò al secondo.
villanaccio insolente; ah chi mi tenga
Che non dite: «La prendi»? E son contento.
Non son pazzo a tal segno; anzi la scritta
vo’ ch’indietro da te mi sia tornata.
Che la rendi farò forzatamente.
e chi di far bravate avrà in la testa
da Sandro vederà cosa tempesta.
ricorrerò tra poco e quella carta
se averla indietro basterà a Carlone.
Ricorrerò ancor io e con tal carta
certamente ragion mi sarà data.
che si vedan scritture... Eh al paragone
Sarà quella di Lallo assai più bella. (Levandogliela)
E se ancora ti serve e ti sta bene,
fa’ pur d’essa quell’uso che conviene.
che l’ami, che ti piace e che sposarla
buon per me che davver mai non t’ho amato.
Accorto me ne son; per questo solo...
di un sì bel giovinotto e spiritoso
ricusar non vorrà la man di sposo.
ma creder devi ancor con fondamento
preso non averei per Cecca impegno.
è fedele e sincera... Ah che non posso
tutto dir quel che so né fa che il dica;
di Lallo è amante e di Menghina amica. (Ironico)
«Di Lallo è amante e di Menghina amica».
è difficile assai che un uomo accorto
faccia senza speranza il cascamorto.
per Cecca aver, che cosa a far mi resta.
perché con libertà, senza timore,
possa scherzar con altri e far l’amore.
ama Lallo di cor; ma di nascosto
vezzeggiar questo e quel pur si diletta.
divenghi a poco a poco e cieco e sordo.
Eh ci vedo e ci sento ed ho la vista
Eh me ne accorgo sì, caro fratello.
ho con lui poco fa; tutto non disse
abbastanza fratello il ver compresi.
Ma Menghina di lui più accorta è stata
se la scritta gli tolse e l’ha stracciata.
nelle mani consegna or la sua sposa
e soggiungi che al più tra una mezz’ora
il conte attende la sua sposa ancora.
avrà da far con me. Carlon la prenda.
E quel che viene a me tosto mi renda. (Parte)
Guidatemi a Carlon né ve curate...
La casa è quella e da voi sola andate. (Parte)
non sia sola in tal loco; ah l’indigenza
a prendere mi sforza e la prudenza.
e in casa di Carlon questa è passata.
fa le carte con Sandro e mia sorella
è una testa che invan mai non favella.
Sarà così, lo dice ed io lo credo...
che un momento tra noi si parli insieme.
il conte, il zio Carlon...
che tanto a Cecca piace ed innamora.
di far con Sandro ancora la civetta.
e Lallo poverina hai corbellato.
per esser tanto fida ed amorosa,
E con Sandro faresti ora lo stesso.
so quanto sperar posso; e perché temo
non vo’ più tanto ben, tanta costanza. (Parte)
E così m’ha lasciata in abbandono,
quando sol qua per lui venuta sono?
ha sospirato e pianto!... Oh non la scordo,
non la scordo davver! Buona qual sono
anzi per cominciar la mia vendetta
e perché di crepar getti il timore
donar voglio al contin la destra e il core.
non può star la Cecchina sequestrata.
Le cattive non val, non val le buone;
ma cospetto! Valer farò un bastone.
che spaventar mi fate; e questa sera,
la Cecca non sarà più la contessa.
Cecca trovar, ho gran consolazione.
della morte di un zio ricco ed avaro
che son d’ogni suo ben rimasto erede.
Ed essa pur del par certo vi rende
che di core vi accetta e che vi prende.
datemi che vi baci; alla sorella
la novella a recar; poscia di volo
in città, ma per poco, ed a momenti
di ritorno sarò; sposina addio;
ah contento non v’è maggior del mio.
È permesso... alla Menghina...
salutar il padrone e la Cecchina?
fu da te, da notaro travestito.
Non lo nego; ma già tutto è finito.
Questo lo so ancor io. Cecca al contino
fra momenti darà la man di sposa.
Pensa da saggia e fa una bella cosa. (Ironica)
con tutta la scrittura a me rubata,
vedrà Cecca fra poco maritata.
non vi prendete cura; a Sandro intanto
tolse la scritta e lacerò sul viso.
(Che favelli davver credo e non credo!)
E voi pur la contessa in questa sera... (A Carlone)
e quando che m’accosto un sol momento
par che vada per noia in svenimento.
con due parole sole che le dica
se non amante ve la rende amica.
Sì a tuo piacer le parla e se ti basta
dieci scudi ti dono immantinente.
Vo subito a provar. (Ah se mi riesce
Menghina è ricca e Lallo fortunato).
(ma con Lallo convien che sia sdegnata).
in casa salutar e ad essa presso
nipote mia, ben d’imitar procura.
il passo corto, corto e sostenuto...
sarà Lallo frattanto!... Ah Lallo ingrato!
che mi si spezza il cor sento, meschina. (Parte)
No non serve di porsi in confusione,
vuol Carlon per cognato. Ora la sorte,
che comoda vi rende e fortunata,
chiede che a un conte pur siate sposata.
Questo lo vedo anch’io; ma intanto...
ad un villan; ma basta, contessina,
tornate a casa vostra immantinente.
e prima che ritorni sperar voglio
che sia finito appien tutto l’imbroglio.
e la mia nobiltà tanto pregiata
fa’ che offesa non resti e rovinata. (Parte)
mi comoda non poco e con Carlone,
benché si creda un uomo di gran mente,
a fargliela tener non stimo niente.
che Lallo tuo fratel ti sei scordato?
mi ha licenziata ed è l’amar finito.
di sposar il contin diedi parola.
Hai fatto bene assai, la mia figliuola.
che disse? Che rispose? È preparata? (A Menghina)
La contessa di qua via se n’è andata.
a chi darà signor Cecca la mano?
che di sposo sì bello accompagnata
la sorella verrà da voi sposata.
Tutti gridan con me, da tutti sono
derisa, beffeggiata; in questo stato
si prepari a restar sempre impietrito.
vi consiglio ancor io; ma se vi prende
d’innalzarvi pensier, in me fidate,
innalzarvi saprò, non dubitate. (Parte)
corro, volo a cercar; se non si arrende,
anche il conte la Cecca invan pretende. (Parte)
Senza cor tutti afferma e tutti attesta
che sarebbe un portento singolare.
vo’ che sia il manigoldo e così a poco
mancar sedendo e terminar il gioco.
un mese, in carità, dormir qui solo
torna allora a veder se son svegliato.
questo il tempo mi par; se Cecca brami
vieni tosto a portar la tua ragione.
Vada Sandro ed il conte e vadan quanti
e dal conte sposar la lascieresti?
per deluder Carlon, Sandro ed il conte,
e bisogno or non c’è di seccature.
Qui cosa fan? (In disparte)
ch’è stata quella dama in questo loco,
intendere a parlar appresi un poco.
se ferma qui restava un anno intero,
inteso non avrei un’acca, un zero.
A dir: «Ovì monsieur» s’impara presto
né ti fermar di più, che basta questo.
fan che cresca l’imbroglio. Ogni momento
E la morte... la morte... è un passo duro,
Povera testa mia... sì tormentata
benché non maritata! Eh non c’è caso,
ha Lallo da morir; povero Lallo...
Assassino Carlone... Ah non si parta
senza prima lasciar su’ tronchi espresso
di Cecchina e Carlon tutto il processo.
Menghina certamente; una francese...
ove... monsieur... al fratel... Capir qualcosa
mi pare, se non fallo con la testa;
ma senza me, non si farà la festa. (Parte)
La contessa è nascosta e non si trova
nessun sa... Nessun parla... E il conte...
arrivata in tal punto in questo loco.
Verrà qui dessa tra poco.
Mandato ha il suo lacchè con quest’avviso,
per non cogliervi affatto all’improvviso.
e chi sia, donde vien presto saprete.
vostra sposa son io, questo è palese.
Ma sposar ho stimato una francese.
di pari condizion, robusta e forte,
e goderla dovete insino a morte.
esser sposo Carlon non gli va a grado.
Se fate scene, alla città men vado.
a far che chi comanda un ostinato
costringa confessar che si è sposato.
Zitto marito mio, zitto Carlone.
Ma come da vestirti da madama
ma dal fattor di quella pallazzina
tutto per sé e per Lallo ebbe Menghina.
di Carlone sarai! Ma senti bene,
che per sposa ti tenga, sì, rifarmi
dell’affronto prometto e consolarti
ma da villan qual son, col bastonarti.
Sì, bastonami pur, te lo perdono,
ma confido che anch’io sarò presente.
torno nel bosco a riposar un mese.
di mandar ti prometto. A te sta allora,
finché Carlon di qua terrò lontano,
Cecca placar e dar a lei la mano.
si starà qui senza far niente assieme.
l’onor di sostener mi par dovere
non ha poi da pregar con sommissione.
Chi mi vuole!... (Qui Lallo!)
La Menghina mi ha detto... e m’ha promesso.
Resti pur, ch’è già lo stesso.
non vo’ che nessun crepi e che mi dica
che non vuole il mio ben, la mia costanza.
che parli da villana, alla malora
saprà mandar quel che l’offese ancora.
Lallo a sé, Cecca a sé; questa è aggiustata.
Lallo a sé, Cecca a sé; tutto ho capito...
Cecca a sé, Lallo a sé... Tutto è finito.
questa cosa sì bella e sì graziosa,
sarà Cecca del conte allor la sposa.
si poteva aggiustar senza intervallo.
Ma così, chiara è la cosa,
altro sposo per me, per te altra sposa.
Senza tanto gridar, in questa stanza
non scampò, non fuggì, non è perduta,
sta vicina al suo sposo e vi saluta.
Del suo sposo!... Che vedo!... Ah disgraziato.
Signor zio l’ho pigliato.
Gli dovete anzi dir: «Buon pro ti faccia».
E buon pro gli farà: Cecca è mia sposa.
e del fatto parlar parmi imprudente,
sta la scritta soscritta, i testimoni;
e non si disfan più tai matrimoni.
unendo ad un villano il sangue vostro
ma chi siete pensate e all’onor nostro.
e senza di voi due comprar mi è dato
che so io... che dicesti!
Lallo pure, la Cecca e la Menghina.
Ed io sposa a Carlon, tu alla Cecchina.
Ah vedo che mal frutta un tradimento.
E così la contea posta in sicuro,
senza che alcun s’offenda o che si lagna
noi faremo Le nozze alla campagna.