Metrica: interrogazione
299 ottonari in Amor contadino Venezia, Fenzo, 1760 
   Dal bollor d’estivi ardori
   Presto, presto, son qui lesto
a far quel che si ha da far.
che il lavor s’ha da finir.
   Ah sparito è il mio bel sogno;
   Son destata, sono alzata,
   Ah dormir non ho potuto,
che mi balza in seno il cor.
No, lasciar non mi ha voluto
   Chi mi chiama? Chi mi brama?
Son qui pronta al mio lavor.
   Dai sudori e dallo stento
ma chi il cuor non ha contento
   Bel diletto quando il petto
   Dai sudori e dallo stento
Ma chi il cuor non ha contento
   Bel diletto quando il petto
non si sente a tormentar! (Partono la Lena, la Ghitta, Ciappo e Fignolo)
   Pace bramo e non la spero,
mi tormenta il dio d’amor.
   Ah per tutto il nume altero
   Vivo anch’io coi miei sudori,
   Tanto è il cuor del cittadino
ed insegna al cuor d’un padre
Ah se un giorno in cor lo senti,
vo’ cercarmi e voglio amar.
v’avrei detto: «State qui».
Ora il grillo non c’è più.
   Sono vecchio e sgangherato,
non vorrei precipitar). (Parte)
   Quando l’ora è della cena,
È de’ vecchi il sol diletto
   Qua il padrone e qua la Lena (Mettendo le salviette)
e quest’altro è il posto mio.
Tu hai da star vicino a me. (A Ciappo alzandosi)
   State pur dove vi aggrada.
Date qui la mia salvietta, (Prende la salvietta e si ritira)
                          Che cos’hai?
Non mi ponno più veder. (Piangendo)
                         Mi crepa il core.
                       Traditore. (A Ciappo)
Traditor? Perché l’hai detto?
   Di’ se l’ami. (Trattenendola)
                            Messer no. (A Timone)
                              Non lo vo’.
                                 Taci un po’. (A Ciappo)
   Se un famiglio non vi spiace,
io la Lena prenderò. (A Timone)
più resistere non so. (Sviene)
   Acqua fresca presto, presto.
Son qua pronto. (Prende l’acqua dalla tavola)
                                Son qua lesto.
(Il suo mal conosco e so). (Da sé)
   Dove sono? Voi chi siete? (Rinviene)
                             Son Ciappino.
meschinelle vuoi rapir. (A Ciappo)
                         Poverina.
                        Sorellina. (Scherzando)
   Presto, presto la ragazza
                                Corda, corda.
   Mi conosci? Sai chi sono?
tutto il mondo fa tremar. (Parte)
o son sciocchi o son bestiali.
è felice e non lo sa. (Parte)
   Dove sei, mio bel tesoro?
rivederti e poi morir. (Parte)
   Ah mi pare... di sentire...
Ah mi sento... il cor tremare...
Veggo un’ombra... brutta brutta...
Che sian ladri? Oh me meschina,
   Se hai piacer di darmi gusto,
   Non parlar con mia sorella
né mi dir ch’io son gelosa;
non mi dir ch’io sono bella,
non mi dir ch’io son vezzosa.
voglio dire ancor di no. (Parte)
far l’amore imparerà. (Parte)
   Ah mi sento un tal contento
   Ah nel petto ho un tal diletto
   Quel piacere ch’ho d’avere
   Vieni o cara, vieni o bella
                             Questa mano
   Un abbraccio stretto stretto. (Alla Ghitta)
Oh che gioia, o che diletto! (Si abbracciano)
                        Nulla a te. (Con tenerezza)
   Non si piange e non si grida.
   Stelle ingrate ai cuori amanti,
   Crudo fato, avversa sorte,
   Vo’ soffrire e vo’ sperar
   Se ti piace a questo patto
   Superbette, quest’è l’uso
ch’io so l’arte di adescarvi
   Dammi, o cara, un dolce amplesso.
   Se d’amarti mi è concesso,
                               Sta’ lontano.
   Sposi voi che amanti siete,
   Tu dei far quel che dich’io.
                             Io ti comando.
                        Or tel dirò.
   Che diletto provo in petto!

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