Il filosofo di campagna, Torino, Guibert e Orgeas, 1777

 SCENA IV
 
 DON TRITEMIO, poi RINALDO e CAPOCCHIO notaro
 
 DON TRITEMIO
 Se denaro vorrà, gliene darò,
 purché sicuro sia con fondamento
600e che almeno mi paghi il sei per cento.
 Ma che vedo! È colui
 che mi ha chiesto la figlia. Or che pretende?
 Col notaro che vuol? Che far intende?
 RINALDO
 Compatite signor...
 DON TRITEMIO
                                      La riverisco.
 RINALDO
605Compatite se ardisco
 replicarvi l'incomodo. Temendo
 che non siate di me ben persuaso
 ho condotto il notaro,
 il qual patente e chiaro
610di me vi mostrerà
 titolo, parentele e facoltà.
 DON TRITEMIO
 (È ridicolo invero).
 CAPOCCHIO
                                      Ecco, signore,
 l'istrumento rogato
 d'un ricco marchesato;
615ecco l'albero suo, da cui si vede
 che per retto cammino
 vien l'origine sua dal re Pipino.
 DON TRITEMIO
 Oh caperi! Che vedo?
 Questa è una cosa bella in verità.
620Ma della nobiltà, signor mio caro,
 come andiamo dal par con il denaro?
 RINALDO
 Mostrategli i poderi,
 mostrategli sinceri i fondamenti. (A Capocchio)
 CAPOCCHIO
 Questi sono istrumenti
625di comprede, di censi, di livelli.
 Questi sono contratti buoni e belli. (Mostrando alcuni fogli a guisa d’instrumenti antichi)
 
    Nel Quattrocento
 sei possessioni,
 nel Cinquecento
630quattro valloni.
 Anno millesimo
 una duchea.
 Milletrentesimo
 una contea,
635emit etcaetera.
 
    Case e casoni
 giurisdizioni,
 frutti annuali,
 censi e cambiali,
640sic etcaetera
 cum etcaetera. (Parte)