Il filosofo di campagna, Venezia, Valvasense, 1761 (La serva astuta o sia Il filosofo in campagna)

 SCENA VI
 
 NARDO, poi DON TRITEMIO
 
 NARDO
 Si vede chiaramente
205che la natura in lei parla innocente.
 Finger anche potrebbe, è ver purtroppo;
 ma è un cattivo animale
 quel che senza ragion sospetta male.
 DON TRITEMIO
 Messer Nardo dabbene,
210compatite se troppo trattenuto
 m'ha un domestico impaccio.
 Vi saluto di core.
 NARDO
                                  Ed io v'abbraccio.
 DON TRITEMIO
 Or verrà la figliola.
 NARDO
                                     È già venuta.
 DON TRITEMIO
 La vedeste?
 NARDO
                         Gnorsì, l'ho già veduta.
 DON TRITEMIO
215Che vi par?
 NARDO
                         Mi par bella.
 DON TRITEMIO
                                                   È un po' ritrosa.
 NARDO
 La fanciulla va ben sia vergognosa.
 DON TRITEMIO
 Disse niente? Parlò?
 NARDO
                                        Mi disse tanto
 che sperare mi fa d'essere amato.
 DON TRITEMIO
 È vero?
 NARDO
                  È ver.
 DON TRITEMIO
                                Oh il ciel sia ringraziato.
220Ma perché se ne andò?
 NARDO
                                             Perché bel bello
 amor col suo martello
 il cor l'inteneriva
 e n'aveva rossore.
 DON TRITEMIO
                                   E viva, e viva.
 Eugenia, dove sei? Facciamo presto,
225concludiamo l'affar.
 NARDO
                                       Per me son lesto.
 DON TRITEMIO
 Chi è quello?
 NARDO
                           È mio nipote.