Il mondo alla roversa o sia Le donne che comandano, Torino, Stamperia Reale, 1752 (Il mondo al rovescio o sia Le donne che comandano)

 SCENA VI
 
 GIACINTO collo specchio in mano guardandosi con caricatura
 
 GIACINTO
 
    Se il bel Giacinto dicono a me,
185quest'è verissimo, che così è.
 Son ben piantato. Son ben tagliato.
 Son tutto insieme una beltà.
 
    E questo ciglio sì ben arcato,
 quest'occhio piccolo nero morato
190non c'è il più bello nella città.
 
 E pur, è ver? al gesto,
 al portamento, all'aria, all'andatura
 un miracol io son della natura.
 Di queste belle, è ver, schiavo son io.
195Ma certo il lor cor, di tutte, è mio.
 O turba d'amatori, or dove siete,
 perché a me non correte
 a incoronarmi il crine,
 il bello io son di tutte ste eroine.
 CINTIA
200(Ecco il bell'amorino). (Ironicamente)
 GIACINTO
 Mia sovrana, mio nume, a voi m'inchino.
 CINTIA
 E ben, che fate qui?
 GIACINTO
                                       Qual farfalletta
 d'intorno al vostro lume
 vengo, mia bella, a incenerir le piume.
 CINTIA
205Parmi con più ragione
 vi potreste chiamare un farfallone.
 GIACINTO
 Quella vezzosa bocca
 non pronuncia che grazie e bizzarie.
 CINTIA
 La vostra non sa dir che scioccherie.
 GIACINTO
210Deh lasciate ch'io possa
 coll'odoroso fiato
 de' miei caldi sospiri
 quelle belle incensar guancie adorate.
 CINTIA
 Andate via di qua; non mi seccate.
 GIACINTO
215Ah, se sdegnate, o bella,
 i fumi del mio cor, porterò altrove
 il mio guardo, il mio piede,
 il mio affetto sincero e la mia fede.
 CINTIA
 Olà, così si parla?
220Voi staccarvi da me? Voi d'altra donna
 servo, schiavo ed amante?
 Temerario, arrogante!
 Voi dovete soffrir le mie catene.
 GIACINTO
 Qual mercede averò?
 CINTIA
                                          Tormenti e pene.
 GIACINTO
225Giove, Pluton, Nettunno,
 dei tremendi e possenti,
 voi che udite gli accenti
 d'una donna spietata,
 sprezzate voi questa catena ingrata.
230Sì sì, Nettun m'inspira.
 Giove mi dà valore,
 Pluto mi dà furore,
 perfida tirannia,
 umilmente m'inchino e vado via.
 CINTIA
235Fermatevi, ed avrete
 tanto cor di lasciarmi?
 Voi diceste d'amarmi,
 di servirmi fedel con tutto il core,
 ed ora mi lasciate? Ah traditore!
 GIACINTO
240Ma se voi mi sprezzate,
 se voi mi dilegiate,
 come s'io fossi un uom zotico e vile,
 e studio invan di comparir gentile.
 CINTIA
 Senza studiar, voi siete
245abbastanza gentil, grazioso e bello,
 quell'occhio briconcello,
 quel vezzoso bocchin, quel bel visetto
 m'hanno fatta una piaga in mezzo al petto.
 GIACINTO
 Dunque, cara, mi amate.
 CINTIA
                                                Sì, v'adoro.
 GIACINTO
250Idol mio, mio tesoro,
 lingua non ho bastante
 per render grazie al vostro dolce amore.
 Concedete il favore
 che rispettosamente
255e umilissimamente
 io vi possa baciar la bella mano.
 CINTIA
 Oh signor no; voi lo sperate invano.
 GIACINTO
 Ma perché mai? Perché?
 CINTIA
 Queste grazie da me
260non si han sì facilmente.
 GIACINTO
 Io morirò.
 CINTIA
                      No me n'importa niente.
 GIACINTO
 Dunque se non v'importa,
 d'altra bella sarò.
 CINTIA
                                  Voi siete mio.
 GIACINTO
 Ah quel dolce rigor più m'incatena!
265Soffrirò la mia pena,
 morirò, schiatterò, se lo bramate.
 Basta, bell'idol mio, che voi mi amate.
 
    Cara quei occhi belli
 sono due solfanelli
270e polvere di botto
 tutto son io mio ben.
 Perciò di sopr'e sotto
 un terremoto ho in sen.
 
    Vicin'alle tue ciglia
275la polvere s'accende
 e 'l fuoco in me s'appiglia
 e tal vigor ei prende
 che fa venirmi men.