Il mondo alla roversa o sia Le donne che comandano, Monaco, Vötter, 1758

 SCENA VIII
 
 TULIA, poi RINALDINO
 
 TULIA
310Ma io, per dir il vero,
 sono di cor più tenero di lei,
 son con gli amanti miei
 quanto basta severa e orgogliosa;
 ma son, quando fia d'uopo, anco pietosa.
315Talor fingo il rigore,
 freno di lor l'affetto e la baldanza,
 fra il timore li tengo e la speranza.
 RINALDINO
 Tulia bell'idol mio,
 de' vostri servi il più fedel son io.
 TULIA
320Dite il ver Rinaldino,
 siete pentito ancor d'avervi reso
 suddito e servo mio? Vi pesa e incresce
 della smarrita libertà primiera?
 Sembravi la catena aspra e severa?
 RINALDINO
325Oh dolcissimi nodi,
 sospirati, voluti e cari sempre
 al mio tenero cor! Sudino pure
 sotto l'elmo i guerrieri; Astrea tormenti
 i seguaci del foro; e di Galeno
330sui fogli malintesi
 studi e s'affanni il fisico impostore.
 Io seguace d'amore,
 fuor della turba insana
 di chi mena sua vita in duri stenti,
335godo, vostra mercé, pace e contenti.
 TULIA
 Noi con pietà trattiamo
 i vassalli ed i servi e non crudeli
 siamo coll'uom, qual colla donna è l'uomo.
 Noi dai consigli escluse,
340prive d'autorità, come se nate
 non compagne dell'uom ma serve e schiave,
 solo ad opere servili
 condannate dal vostro ingrato sesso,
 far per noi si dovria con voi lo stesso.
345Ma nostra autorità, nostro rigore
 temprerà dolce amore
 ed il vostro servir, che non fia grave,
 sarà grato per noi, per voi soave.
 
    Cari lacci, amate pene
350d'un fedele amante core
 che ha saputo al dio d'amore
 consacrar la libertà.
 
    S'è vicino al caro bene,
 non risente il suo tormento
355ma ripieno di contento
 il destin lodando va.