Metrica: interrogazione
137 tronchi in Arcifanfano re dei matti Venezia, Fenzo, 1750  (pezzi chiusi) 
signor della città. (Gli due pazzi partono dalla collina e vengono al trono dell’Arcifanfano, s’inchinano e gli parlano piano)
signor della città. (Furibondo s’alza e viene a basso con i servi e si accosta al trono)
saprò farmi da tutti stimar. (Parte ed entra nella porta della città, accompagnato dai servi che poi ritornano)
miei lumi brillar. (Parte per la porta della città servita, eccetera)
perché il core von cercar. (Parte coi servi)
il denaro ognor sarà. (Parte dando denari ai servi e va in città collo scrigno)
e non li vuo’ mirar. (Parte coi servi in città)
che pare e piace a me. (Parte coi servi verso la città)
Alto, alto, altolà. (Dà una nerbata a Furibondo)
lasciatemi star. (Va fugendo. Esce madama Garbata)
e questo è il mio pastor. (Verso lo scrigno senza chittarino)
e avrete libertà. (S’aprono le gabbie e tutti escono)
il mio scrigno ed il mio cor. (Cantando cava una fossa in cui seppelisce lo scrigno, poi copre con la terra. Malgoverno in disparte osserva)
questo scrigno ch’è il mio cor. (Cava la terra, leva il tesoro e lo prende)
Lascia, lascia, lascia qua. (Gli prende lo scrigno)
tutto è per te. (Gli dà lo scrigno e parte)
ch’io sono il re. (Gli lascia lo scrigno e parte)