Metrica: interrogazione
179 tronchi in Il viaggiatore ridicolo Venezia, Zatta, 1794  (pezzi chiusi) 
che ci fate a restar qui! (Al conte e alla contessa)
Figlia mia, non è così? (A donna Emilia)
(Chi mi ferma è il dio d’amor). (Da sé)
                           Servitor. (A don Fabrizio)
è l’amor dell’amistà. (Partono tutti fuor che don Fabrizio)
e se loco più non c’è... (A Giacinto)
«L’esibisco di buon cor...» (Dettando)
Non mi fate più il dottor. (A Giacinto)
vostro amico e servitor». (Dettando)
   Date qui. Leggerò (Prende il foglio dal segretario)
e doppoi scriverò. (Legge borbottando piano accompagnato dagli strumenti)
«L’esebisco di bon cor... (Leggendo quel che ha scritto il segretario)
   Ignorante, via di là. (Al segretario)
Insolente, via di qua. (A Giacinto che ride)
Via di qua, via di là. (A tutti due)
Via di qua, via di là; (Li due partono)
dell’altra gente si aspetta ancor.
che mi facesse godere un po’. (Parte)
sarò amico e servitor; (Alla contessa)
alla sposa serbo il cor. (A donna Emilia)
   Vostro è il mio core qual sempre fu. (Ad Emilia)
Vi offro, madama, la servitù. (Alla contessa e parte)
non mi voglio insudicciar). (Da sé)
di volermi accompagnar. (Al cavaliere)
qualche mal mi venirà. (Parte servita dal cavaliere senza badare a don Fabrizio)
un po’ più di civiltà. (Al cavaliere)
un po’ più di proprietà. (Alla marchesa)
Vi dirò... Venite qua. (A don Fabrizio e alla contessa)
Sono ancor vivo, voglio sperar. (Parte)
che ha viaggiato e che l’uso lo sa,
quest’è l’uso che in tutti vedrà.
per la dama il dio d’amor? (Piano a don Fabrizio)
se vi son buon servitor. (A don Fabrizio)
secondate il pazzo umor. (Alla marchesa piano)
tutta vostra di buon cor. (Piano a don Fabrizio)
l’allegria si accresca ognor. (Si porta un bicchiero di vino per ciascheduno)
voglio il fagotto con l’oboè. (Sentendo suonare la tromba da caccia)
la mia Livietta voglio sposar. (Parte)
che d’affetto il mio petto è ripien.
che un inferno il mio interno contien.