Metrica: interrogazione
177 tronchi in L'amore artigiano Venezia, Fenzo, 1761  (pezzi chiusi) 
vinta è l'alba e vinto è il sol.
quest'è il perché. (Parte colla fanciulla)
fa' il tuo dovere, va' a lavorar. (Parte colle scarpe ed il garzone si ritira in bottega)
gelosia non potrò aver. (Parte)
forse il tuo cor non sa. (Parte)
da monsieur Sganarelle franscé.
La vorrei assottigliar. (Battendo il cuoio sulla pietra)
da picchiare e da schizzar! (Battendo il ferro sull’incudine)
serviriano a conficar. (Battendo sopra d’un chiodo per conficarlo in una tavola)
Per dispetto vo' picchiar. (Ciascheduno fa il suo lavoro picchiando)
Ma col tempo mi giova sperar). (Entra in casa colla scolara)
vo' seguire a lavorar. (Battendo)
il mio bene potrò vagheggiar. (Entra in casa colla sua scolara)
Al lavoro vo' tornar. (Torna a lavorare battendo)
non vedrassi ad attaccar. (Lavorando come sopra)
va' via di qua. (S’attaccano fra di loro)
far anca mi. (Ritorna la scolara ch’era partita a parlare all’orecchio di Rosina)
Non vedo l'ora, non posso star. (Parte)
venga a scuola, da me imparerà. (Parte)
tuppe tappe gli fa il cor. (Parte)
Tu l'avrai da far con me. (A Giannino)
T'ha ceduto, così è. (A Rosina)
Senza legge e senza fé. (In atto di partire)
                         Che cos'è?
Gente aiuto, in carità. (Vengono camerieri dell’osteria con bastoni a dividerli)
colla grazia e la beltà. (Parte)
«Quell'è un uom di mezza età». (Parte)
vanno i pesci a bastonar. (Parte)
   S'avvezziamo da piccioli in su
anche il vizio natura si fa. (Parte)

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