Metrica: interrogazione
174 tronchi in Amor contadino Venezia, Fenzo, 1760  (pezzi chiusi) 
a far quel che si ha da far.
che il lavor s’ha da finir.
che mi balza in seno il cor.
Son qui pronta al mio lavor.
non si sente a tormentar! (Partono la Lena, la Ghitta, Ciappo e Fignolo)
mi tormenta il dio d’amor.
vo’ cercarmi e voglio amar.
mongibello del foco d’amor, (Alla Lena)
ah che dici? Che dice il tuo cor?
vi protesta la fede e l’amor. (Alla Lena)
Mori, crepa, ch’io rido di cor. (A Ciappo, parte)
lo vedria che crudele non è). (Da sé)
che di Ciappo l’amore e la fé.
lasciami stare, non son per te.
Non v’è più core in me. (Parte)
v’avrei detto: «State qui».
Ora il grillo non c’è più.
non vorrei precipitar). (Parte)
Trammi dal seno il cor. (Parte)
Tu hai da star vicino a me. (A Ciappo alzandosi)
Non mi ponno più veder. (Piangendo)
   Di’ se l’ami. (Trattenendola)
                            Messer no. (A Timone)
                              Non lo vo’.
                                 Taci un po’. (A Ciappo)
io la Lena prenderò. (A Timone)
più resistere non so. (Sviene)
(Il suo mal conosco e so). (Da sé)
meschinelle vuoi rapir. (A Ciappo)
tutto il mondo fa tremar. (Parte)
affetto a te negar. (Entra in casa di Timone)
non vi dà merito, non è virtù.
Sì, vendicarmi io vo’. (Parte)
è felice e non lo sa. (Parte)
rivederti e poi morir. (Parte)
voglio dire ancor di no. (Parte)
far l’amore imparerà. (Parte)
Ah che mi sento frangere il cor.
s’io fui cagione del suo dolor.
e nuova alcuna non s’ebbe ancor.
                        Nulla a te. (Con tenerezza)
quando al mio prossimo posso giovar.
   Vo’ soffrire e vo’ sperar
                        Or tel dirò.
Tutto vo’ fare quel che convien.
                                  Sono con te.
Gioia maggiore no che non c’è.
L’alma in seno mi sento brillar.
   di timori non s’ha da parlar.
Sol si pensi a godere e ad amar. (Partono)