Metrica: interrogazione
198 tronchi in La fiera di Sinigaglia Roma, Grossi, 1760  (pezzi chiusi) 
   Io non sono mia bella così.
la bellezza che sa lacrimar. (Parte)
di quei che si usano ai nostri dì.
il suo bel spirito suole adoprar;
e si diletta di stoccheggiar. (Parte)
forse un dì risplenderà. (Parte)
un pochino ne vo’ pigliar. (Parte)
chi è colui che non deggia cascar?
cor non vi è che si possa guardar.
quell’avaro vuo’ far disperar. (Parte)
di un sì grande e gentil protettor,
di servirvi gradisco l’onor (A Lisaura)
(fin che dura il danar che mi diè).
Comandate, ch’io tutto farò. (A Lisaura)
Vi conosco, lo vedo, lo so. (A tutti due)
(quando sia generoso con me). (Parte)
Bella, bella in verità. (Prendono esse le cose sudette)
   Questa stoffetta la voglio per me.
Quest’orologio lo voglio per me.
qualche cosa vi darò. (Ad Orazio)
(Dar danari, o questo no). (Da sé)
non si viene a civettar. (A Lisaura)
no, non merita pietà. (Parte seguita da Orazio)
Giusto ciel, che mai sarà. (Si ritirano)
che ci deve trasportar. (A Prospero)
non abbiam da paventar. (Ad Orazio)
per dofe andar? (Affetta l’inglese)
Griffo mio per carità. (Smascherandosi)
Andiam di qua. (Verso dove ha lasciato il danaro)
che grand’affanno mi sento al cor!
                          Date qua.
                                Signorsì.
                     Eccolo qui.