Metrica: interrogazione
172 tronchi in Il festino Parma, Monti, 1757  (pezzi chiusi) 
   Giudizio, se ce n’è,
Subito me ne vo. (Parte)
   Il gran mondo d’oggidì,
che ogni dama ha il cavalier.
Mi direte: «Ed io non l’ho».
s’ha da ballar). (Alla marchesa)
la voglio far crepar). (Da sé, indi parte)
   Legge, costanza, onor,
deh vi favelli al cor. (Parte)
gl’infelici ad insultar.
il bel sesso a rispettar.
colla vostra libertà. (Parte)
borsa mia che avrò da far?
Vi son serva, o mio signor.
                             Obbedirò.
(Chi sa finger tutto può). (Ognuno da sé)
                       Obbedirò. (Parte il cavaliere)
più discreto il vostro cor.
obbligata dell’onor. (Al conte)
ch’io so fare il mio dover. (Ad Alessio)
Son marito e cavalier. (Alterato)
Vi potete accomodar. (Offre il fazzoletto a madama per asciugarsi la fronte)
non si può più sopportar. (Al conte)
   Indiscreto! (Ad Alessio)
                           Gnora sì. (Burlando)
                   Va così. (Come sopra)
a madama di buon cor. (Si volta a madama)
                             Che vi par?
Imparate a conversar. (A don Alessio)
non si deve strapazzar. (A madama Doralice)
                             Signorsì.
                          Va così.
ch’io vi bacio di buon cor. (Le bacia la mano)
Sono amico e servitor. (Voltandosi a don Alessio)
s’ha fra noi da coltivar.
Il marito non ne ha). (Piano alla baronessa)
che da ridere mi fa!) (Parte)
due specchi d’onestà. (Parte con don Peppe)
onesto si può far. (Fa riverenza a madama e parte)
che faccia gli uomini innamorar;
ma l’arte facile di saper far.
si cerca gli animi di lusingar;
un passo indietro si fan tornar.
poveri semplici, li fa cascar. (Parte)
con chi vuol servir. (Alla contessa)
pregovi favorir. (A don Alessio)
Presto ritornerò. (Parte)
«Figlia cara non si può.
figlia mia, stassera no».
«Mamma mia, vorrei ballar».
che al festin non s’ha d’andar».
«Figlia mia, si ballerà.
che al festin poi s’anderà». (Canta in faccia le due dame burlandosi di loro)
signore no. (Voltandosi alle altre due)
tu non mi cucchi più). (Da sé)
Perché no? Gradirò. (Gli dà la mano)
col cavalier. (A donna Rosimena)
io lo dirò. (A donna Rosimena)
la servirò. (A madama Doralice)
Nol mangerò. (A madama Doralice)
io mi vado a solazzar. (Alla contessa)
come un diavolo saltar. (Parte)
se vi cambiate ognor. (Parte)
che abbiam vedute qui). (Parte)
di strapazzarmi ognior. (Con ironia)
Dirlo non vuo’. (Con passione)
per carità. (Finge svenire)
Mi fa pietà. (La va assistendo)
   Basta così. (S’alza)
conte, per me? (Con passione)
la libertà. (Volendo essi partire s’incontrano nei personaggi che vengono)
È tempo d’andar. (Li due partono)