Metrica: interrogazione
373 settenari (recitativo) in Le nozze Bologna, Sassi, 1755 
Che c’è, padroni miei?
con Titta suo staffiere,
Vuo’ darla al mio staffiero,
ma perché è innamorato,
                 Io l’ho sentito.
con tutto il mio rispetto...
                Siete un ribaldo.
quando la moglie è dama,
Io non ci ho molta grazia;
e quel ch’io voglio io voglio
Anzi è cosa giustissima
Ma un’altra cosa c’è,
Come c’entra il padrone
non mi vuol più con sé.
                  Ehi! Favorisca;
                        Che occorre
parlarle nell’orecchio?
sa che questa è una scusa
S’inganna, se lo crede;
Chi sa? Quando il padrone
dirmi: «Buon pro ti faccia»;
Perché? Cosa v’ha fatto?
Vuol far un’ingiustizia;
                        Torno a dirvi,
Dunque, per quel ch’io sento,
ne vogliono più d’una,
ma tutti due m’imbrogliano;
L’occhio non m’ingannò.
È ver che al giardiniero
che alfin sono un fattore,
Ho un pochin di vergogna.
Basta... Se la padrona...
lasciate a me l’intrico;
                                  Conviene
entrambi me l’han detto,
Basta... Non so che dir...
vada in mano d’un mostro,
Questo è un pochin d’imbroglio,
non l’avrà certo; a voi
                  Mia signora.
Dirò... Con sua licenza. (Al conte)
(Bravo davver!) (A Masotto)
                                (Al certo
                         (È disperata).
(Fra sé stesso delira). (Alla contessa)
Con me sempre è sdegnosa.
Vi è un po’ di ritrosia;
Se stasse a me, per certo,
Chi può star saldo, stia;
                   M’hai capito.
                     M’ho spiegato.
Ecco, per cagion vostra...
Ma io... signor mio caro...
vi dico... ad ogni patto...
Ma io non vuo’ sposarti.
                  Non la badare.
Su, presto; in mia presenza
da’ la mano a colei. (A Mingone)
S’io non giungeva in tempo,
Signor, per quel ch’io vedo,
costui, quand’io la sposi. (Al conte)
sotto un baston, se parli,
(Sento gente. Al mio solito
Quand’è così... Son quasi
               Niente paura. (A Dorina)
(Me ne anderò). (A Masotto)
                                 (Fermatevi). (A Dorina)
(Noi siamo in un intrico). (A Masotto)
e partir vi consiglio. (Come sopra a Mingone)
(Masotto m’abbandona). (Da sé tentando fugire)
(Non mi fugite, affé). (Trattenendola)
che a gara, in questa sera,
Io, signor, non so niente. (Al conte)
Per me sono innocente. (Alla contessa)
L’impegno, a quel ch’io vedo,
è che non l’abbia quello
Vuo’ che Mingon sen vada
Le nozze sono all’ordine...
L’occasione è sì comoda...
                 Perché, confesso
m’han fatto ciera buona,
                 Perché non mancano
                         Sì, son io
                         I padroni
m’hanno in questo momento
                 Perché ho sentito
quell’espression non hanno
(Chi mai l’avrebbe detto?)
                          Non l’ho detto.

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