Metrica: interrogazione
204 endecasillabi (recitativo) in La favola de' tre gobbi Venezia, Fenzo, 1749 
per le vie, per le piazze e per le case;
non si fa che parlar di mia beltà.
non mi fo vagheggiar per ambizione;
non cerco cicisbei belli e graziosi
ma ricchi, di buon core e generosi,
so che la gioventù passa e non dura,
per tempo stabilir la sua fortuna
ed allora può dirsi: «Addio bellezza». (Torna il servo e gli parla piano)
Come? Chi è? Il marchese Parpagnacco;
benché nato villan, ma non importa;
in oggi chi ha denaro in quantità
porta nel suo taschin la nobiltà. (Vien il marchese Parpagnacco)
che di farmi languir non è mai sazia.
che di farmi penar non cessan mai.
siete tutto bellezza e tutto brio!
faccio meravigliar tutto il paese.
ora d'esser mi pare un ballarino.
V'è un certo non so che dietro la schiena;
ma è una cosa da niente e non dà pena.
Sì, vi dirò il perché, come ricolma
di pesanti pensieri ho la mia mente
par che il dorso s'incurvi e non è niente.
Niente, niente, signor, lo dico anch'io.
Anzi grazia gli dà quel monticello
e poi chi ha del dinaro è sempre bello.
palazzi, servitù, sedie e carozze,
ori, argenti, diamanti e ricche spoglie
non mi mancano mai. Voi lo sapete,
(Certamente ha costui la gobba d'oro).
                                       E cosa è mai?
palazzi, servitù, sedie e carrozze,
ori, argenti, diamanti e ricche spoglie.
Mi manca... lo dirò... una bella moglie.
Ritrovarla conviene; una tal donna
                                     Io l'ho trovata.
E chi è mai? E chi è mai? Sarà sicuro
giovine, com'è lei, graziosa e bella.
Lo volete saper? Voi siete quella.
Io? Da vero! Lo credo? Oh me felice!
Oh che sorte! Oh che grazia! Oh che contento,
quas'impazzir dall'allegria mi sento.
(Se mi credi, minchion, la sbagli affé.
Voglio la borsa tua, non voglio te).
rido per il contento e poi sospiro.
Io ingannarvi, signor? Mi meraviglio,
in casa mia non vien nessun al mondo;
io non sono di quelle... Eh faccia grazia,
dove ha comprato mai quel bel diamante,
                    Signorsì, mi piace tanto.
                   Meraviglio.
                                          Eh via.
                                                          No certo.
                       Ma poi... Non vuo', non vuo'.
                             Via, via, lo prenderò...
Dunque, mia cara sposa... (Viene il servo)
                                                  Con licenza,
mi viene a visitar? Non so che dire,
farlo indietro tornar non è creanza.
Venga pur, ch'io l'attendo in questa stanza.
son imbrogliata assai. Vien mio fratello,
uomo senza cervello e assai manesco,
se vi vede con me voi state fresco.
                                             Io vi consiglio,
                                 Poi, se mi trova?
Che mi spiani la gobba io già m'aspetto. (Si ritira in una camera)
a far l'amor con questo e con quell'altro
e vi vuol pronto labro ed occhio scaltro. (Viene il Maccaco)
parl'anch'io qualche volta co... così.
senza chia... chia... chia... chia... chiamar aita
da voi che che che siete la mia vita.
Questo può dirsi un mostro di natura).
                                      Pe... pensate.
fosse co... co... co... co... corteggiata
e spiritosa chia... chia... chia... chiamata.
che si trovi nel mondo io non saprei.
son be... be... be... be... bello in conclusione
(Che faccia di ca... ca... ca... ca... castrone). (Viene il servo)
                             Sì sì, signora sì.
Se quest'altro sen vien saranno tre.
soggezion non mi prendo di costui). (Parte il servo)
onde la prego in libertà lasciarmi.
mi mi mi riti... tiro in questa stanza. (Entra in un’altra camera)
Ha la vita piegata e il capo tondo.
di madama graziosa umil m'inchino.
Io dalle grazie sue resto stordita
che vogliono ballar con fondamento,
a insegnarle di vita il portamento.
la sua vita ben fatta è cosa rara;
vezzi e grazie da lei ciascuno impara.
ch'uno coll'altro in equilibrio accorda
e sembro appunto un ballarin da corda.
Non ne dica di più, lo so, lo credo,
lei è tutto gentil. (Lei è un bel matto).
Senta, signora mia, per dir il vero,
che s'accosta di molto alla beltà.
Circa la grazia poi, non fo per dire,
si può dire ch'io sia cosa compita.
E poi che serve? Il conte Bellavita.
Sempre meno dirà di quel che appare.
                                     E cosa importa?
Signor, lei mi perdoni, in questo sbaglia.
Un amante, ancorché bello e grazioso,
alla donna non puol esser mai caro.
io non posso da voi sperar affetto?
fate che della borsa io senta il suono.
Sarà l'amor che dalle donne è usato.
                                          Ah dite piano,
ch'è più tosto cervello stravagante;
se ci sente vorrà far l'arrogante.
Tiriamoci più in qua. Torniamo un poco
darvi un segno d'amor, quest'orologgio,
Guardate con che grazia io vel presento.
Oh che grazia gentil! Siete un portento.
                                        Uh tanto, tanto.
                                        Siete un incanto.
                                         Non mi tenete.
ma... mazzatevi pur quanto volete.
Voglio cavarti il cor; cedila o mori.
No no no, ca... ca... ca... cari fratelli,
non voglio andar per quelle luci belle
a farmi bu... bu... bu... bucar la pelle.
e ho gusto d'ama... mare in compagnia.
                                       Ve... ve... vegno.
ma di voi non pre... prendo soggezione,
io sono un buon co... co... co... compagnone.
Mi basta che colui vada in malora.
                                           Caro Macacco,
                                      La la va lunga.
Sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì.
Un poco di creanza, padron mio, (A Parpagnacco)
in cu... cu... cu... cu... cupola da vero.
                                    Non po... po... posso.
                                             Pa... pa... pa...
se... senza che che che che che parlate.
Veramente voi siete il bel soggetto.
                                       Ah gobbo!
                                                            Ah monte!
                                           Oh che bel conte!
Che sì, che sì, che con un temperino
                                        Brutta figura. (Viene madama vestita alla veniziana)
la stizza ve farà crescer la gobba.
e a dirve do parole in confidenza.
Mi balza il cor per l'allegria nel petto.
ma ghe despiase assè che sié zelosi.
savé che la volemo a nostro modo.
Ma chi troppo pretende e xe ustinà
lo mandemo ben ben de là da Stra.
o amarla in compagnia, se la ve preme,
o andarve a far squartar tutti do insieme.
(O soffrire un compagno o non amarla).
               Marchese.
                                    Che facciamo noi?
Penso che si può amare in compagnia.
Penso al diavol mandar la gelosia.
Che d'amarla con altri io mi contento.
Pur che non lasci me, n'ami anche cento.
star da boni compagni. Za la donna
chi crede d'esser solo se ne mente.
Che le donne d'un sol no xe contente.
che za la vegnirà. Lassé che vaga
                                   Sì, non mi preme.
venga il terzo ed il quarto ed anco il quinto,
so che il merito mio sarà distinto.
darà a voi, darà a tutti scaccomatto.
Veramente voi siete un bel Narciso.
                                         Siate buono.
griderete pietà, soccorso invano.
Misero voi, s'io torno a metter mano.
                                   Non ci vegga irati.
                                            Cessino l'onte.
                                      Ed io vi baccio in fronte. (Viene madama servita da Macaco)
se se se siete due, fa... farò il terzo.
che il galantuom lasci goder e goda.
Io per vostro riguardo il tutto accordo.
Io sarò, se il volete, e cieco e sordo.
Ed io per per fa... fa... farvi piacere
vi farò da ca... ca... ca... candeliere.
venga ognuno a suonar qualche istromento. (Parte)
con madama gentil quanto potrò. (Parte)
voglio suonar coll'istrumento mio. (Parte)
Ed io pur che che che non son merlotto
voglio suo... suo... suonar il ciffolotto. (Parte. Esce Parpagnacco colla chitarra)

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