Metrica: interrogazione
173 endecasillabi (recitativo) in Il quartiere fortunato Venezia, Zatta, 1794 
son rimasta soletta e quel ch'è peggio
da cannoni, da bombe e da soldati.
tutto mi fa spavento e già m'aspetto
che con tutte le mie calde preghiere,
anco di casa mia faccian quartiere.
Oimè! Chi è questi? Chi è di là? Lesbino,
dove sei? Chi domanda? (A Roccaforte che viene)
                                                È lei, signora,
                                     A' suoi comandi.
Scusi. Venite avanti. (Entrano alcuni soldati col bagaglio di Roccaforte)
                                        (Oimè! Ci sono). (Da sé)
ed è la vostra casa il mio quartiere.
Non ho che una cucina ed una stanza.
Per il bisogno mio sono abbastanza.
Ma... la camera è quella che mi preme.
L'abitarem, se ciò v'aggrada, insieme.
                                   Via, scaricate. (Ai soldati)
Ponete in quella stanza i miei bauli,
se non trovate stalla apparecchiata,
disponete i cavalli nell'entrata. (I soldati col bagaglio entrano in una stanza)
                                               Con licenza.
Voglio andar a veder per mio diletto
se la camera è bella e buono il letto.
Ma signor, mi perdoni... Io non intendo...
Informatevi ben chi è Roccaforte.
Or che vedova sono, ah non vorrei...
Basta... Voglio sperar... Non crederei.
Morbidissimo letto! Io son contento.
dovrò andarmene fuor di casa mia?
dovete star con me. Vi fo a drittura
Cosa il mondo briccon diria di me?
Eh che ciascuno ha da pensar per sé.
con alcun dell'armata e fanno a gara
d'avere un offizial, sian belle o brutte.
e una bella padrona assai compita.
Ella troppo m'onora. Io mi confondo.
ve lo giuro, mio ben, su questa mano. (Le bacia la mano)
L'uomo non s'innamora in un momento.
di sempre innamorarci a prima vista.
                                               È vero, è vero.
Così suol far l'amor la gente stolta;
ma noi tutto facciamo in una volta.
vi chiedo in grazia un tantinin d'amore.
Un uomo che per voi di già sospira
Caro signore, è troppo presto ancora.
è il mestiere più bel di questo mondo,
che dispensa all'eroe palme ed allori.
che ognun deve morir che nasce al mondo.
e meglio muor chi è coraggioso e forte.
che dell'uomo è comun, tolto quel poco
che in suo grado ciascun dee sostenere,
il mestier della guerra è un bel mestiere.
si trovan quelle donne... Oh bella cosa!
che non ebbi l'eguale in vita mia. (Viene un soldato e gli presenta un piccolo foglio)
presto, dammi il cappello e la mia spada. (Il soldato eseguisce)
ma conviene obbedir, non so che farti. (S’incammina)
                                         Addio, madama.
S'io vivo, tornerò lieto e giocondo;
se moro, ci vedremo all'altro mondo.
                                        Ah che m'avete
Ah perché mai mi avete innamorata?
me l'hanno al certo intenerito assai.
prima la gloria e poscia la bellezza.
vantar di fedeltà, se ogni momento
quel si dice fedel che un solo foco
struggersi da lontano è una pazzia.
potea da dirvi ciò, se il vostro sesso
da per tutto con noi suol far lo stesso.
non farò mai così; non ebbi amanti,
v'amerò benché lungi e ancor crudele.
                                            Ah m'ingannate.
                                                 Anzi v'adoro.
Voi siete il mio tesoro ed ho timore
mi tormenti lontan col vostro affetto.
Fosse almeno così per mio conforto.
Il tamburo suonò; Bellinda, addio.
                                Sentiste il suono?
Amante, è ver, ma buon soldato io sono.
potrò in pace goder de' nostri amori.
lo spirito guerrier nel cuor di donna;
Se vi piaccio succinta, ecco ritorno
                                          No, mia bella.
Mi piacete assai più con la gonella.
                                          E mi piacete,
perché graziosa siete in ogni forma.
L'abito e non il volto si trasforma.
non mi è lecito ancor di prender moglie.
tremille nello scrigno e gioie e argenti
e con voi, se v'aggrada, io venirò.
(È ottimo il negozio... Oh se potessi...
                                             Che rispondete?
                                                      Cosa dite?
                                              Favorite.
                                      E son sicure,
                                      E nello scrigno
                                        Mio consorte
con la dispensa me l'ha data in morte.
che quel che lascia il morto il vivo gode).
il mio core, il mio ben sarà per voi.
Bellinda, vi dirò... Che cosa vuoi? (Viene un soldato e gli parla nell’orecchio)
                                            Non occorr'altro.
mi chiama il general, Bellinda, addio.
                       Non so dir.
                                              Se v'intimasse
Converrebbe partire e aver pazienza.
che ha di bella virtù l'animo adorno:
«Roccaforte» diria «ti do il buongiorno».
                 Oimè... Mi chiama il generale.
al suo cor dalla gloria alfin si diede;
ei non cura il mio duolo o non lo crede.
ho d'avere un tormento? Il men sarebbe
di perdere il mio ben che tanto amai
è di morte un dolor peggiore assai.
meglio ch'io non mi fossi innamorata.
Si va accendendo il foco e allora solo
quando che al nostro mal non v'è rimedio.
                                            Qual novella?
                                      Or mi lusingo,
or che ho adempito il mio dover fra l'armi,
                                       Adagio un poco,
                                           Entrata e soldi,
                              Non basta questo.
La mia destra, il mio cor e tutto il resto.
né di moglie gelosa i' vuo' la pena.
                                        Con tutto il core.
ama la moglie sua sia brutta o bella
ma vuol poi conversar con questa e quella.
                                    Vi parlo adesso,
acciò che poi non ve n'abbiate a male.

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