Lo speziale, Venezia, Fenzo, 1754

Vignetta Frontespizio
 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
 Bottega da speziale co’ suoi utensili.
 
 MENGONE che sta pistando in un mortaio
 
 Mengone
 
    Tutto il giorno pista, pista,
 o che vita amara e trista.
 E nel cor
 sento amor
5che anche lui pistando va.
 Pista, pista qua e là.
 
 Affé quel amalato
 che piglia questa china vuol star bene.
 È vecchia, secca, dura indiavolata;
10e pur si venderà per prilibata.
 Il mio caro padrone
 è un di que’ speziali
 che non bada né a vasi né a ricette
 e altro studio non ha che le gazette;
15ed io povero gramo
 che so leggere appena un tantinino
 dispenso ora da questo, or da quel vaso
 le medicine agl’amalati a caso.
 
    Tutto il giorno pista, pista
20oh che vita amara e trista.
 Oh che vita...
 
 SCENA II
 
 CECCHINA con un cestello d’erbe e detto
 
 Cecchina
 Chi è qui? Si può venirne?
 Mengone
 Sì venite Cecchina,
 graziosa contadina,
25cosa avete di bello
 in quel vostro cestello?
 Cecchina
 I’ ci ho della gramigna.
 E ci ho della ciccoria
 e delle madreviole
30raccolte questa mane innanzi al sole.
 Mengone
 L’erba per lo speziale
 è il miglior capitale;
 date qui, date qui, ragazza mia.
 Cecchina
 Con buona grazia di vusignoria. (Ripone il cestello)
 Mengone
35Non le volete dare?
 Cecchina
 Le volete comprare?
 Mengone
 Certo, le comprerò.
 Cecchina
 Prima pagate e poi ve le darò.
 Mengone
 Come! Non vi fidate?
 Cecchina
                                          La mia mamma
40m’ha detto tante volte:
 «Guardati figlia mia, non ti fidare.
 Non ti lasciar dagli uomini gabbare».
 Mengone
 Cara la mia Cecchina,
 siete pur graziosina!
 Cecchina
                                        Mengoncino,
45non ho neanche un quattrino
 e ancora non ho fatta collazione.
 Mengone
 Giacché non v’è il padrone
 facciamo un’insalata presto, presto.
 Cecchina
 Andate via, non mi toccate il cesto.
 Mengone
50Se lo tocco nol guasto.
 Cecchina
                                          Eh la mia mamma
 mi ha detto: «Figlia mia guardati bene.
 Se l’uomo vuol toccar, non esser sciocca,
 l’uomo è focoso e bruccia dove tocca».
 Mengone
 Ma se così farete
55l’erbe non venderete.
 Cecchina
                                          Non importa,
 le tornerò a portare a casa mia
 ma non voglio arrischiar la mercanzia.
 
    Ho poco capitale,
 ho poco d’arrischiar
60ma l’ha da pagar bene
 chi lo vorrà comprar.
 
    Non basta che vi sia
 la buona mercanzia,
 cogl’uomini conviene
65saperla trafficar.
 
 SCENA III
 
 MENGONE, poi SEMPRONIO
 
 Mengone
 Che furba contadina,
 quasi la piglierei
 e la sua mercanzia mi comprerei.
 Sempronio (Con un foglio in mano)
 Oh bellissima nuova!
70Trovata hanno gl’Indiani
 un’invenzion nell’isole Molucche
 di far col fil di ferro le perruche.
 Mengone
 Ehi signor, questa china...
 Sempronio
 Appunto. Nella China
75un uomo moscovito
 gravido si è scoperto e ha partorito. (Leggendo)
 Mengone
 Davvero!
 Sempronio
                    Non lo senti?
 Lo dicono gl’avvisi.
 Mengone
                                      Dunque l’uomo
 può partorir?
 Sempronio
                            Non senti?
80Questi dicono il vero.
 Mengone
 Or mi viene in pensiero...
 Oh caro padron mio,
 oh se potessi partorire anch’io...
 Sol per l’onesto fine
85di pigliar centomilla genuine...
 Sempronio
 Senti, senti, a Parigi
 il mio caso medemo originale.
 Eravi uno speziale
 tuttor d’una pupilla
90bella, ricca e garbata
 ed ei per carità se l’ha sposata.
 Ah? Non par che si parli
 di Griletta e di me?
 Mengone
                                       Ma che sposata
 l’abbiate io non lo so.
 Sempronio
95Non l’ho sposata ma la sposerò.
 Mengone
 E la vostra figliola
 quando la maritate?
 Sempronio
 Le navi caricate
 verso Ceffalonia
100han fatto vela e sono andate via. (Leggendo)
 Mengone
 Un dì sulle gazette
 si sentirà questa gentil novella,
 che vostra figlia l’avrà fatta bella.
 Sempronio
 Questa non lo capisco.
105In Persia... Odi Mengone,
 in Persia, in Babilonia,
 il soffà ha preso moglie.
 Il soffà non vuol dire un seggiolone?
 Mengone
 E per questo padrone
110non si può dar? Perché?
 Il soffà o il canapè
 sarà, in virtù di qualche testa buona,
 congiunto in matrimonio a una poltrona.
 
 SCENA IV
 
 LUCINDO e detti
 
 Lucindo
 Servo signor Sempronio.
 Sempronio
                                                Padron mio. (Leggendo piano)
 Lucindo
115Favorisca.
 Sempronio
                      Che vuole?
 Lucindo
 Pregarla se si puole
 di far questa ricetta.
 Sempronio
 Mengone a te.
 Mengone
                             Eccomi.
 Lucindo
                                              Ma signore
 la prego in cortesia.
 Sempronio
120La peste ha fatto strage in la Turchia.
 Mengone
 La si fidi di me,
 son uomo di esperienza,
 tra me e il padrone non vi è differenza.
 Lucindo
 Sì sì (già è finzione,
125già la mia medicina
 che cerco e che sospiro è solo Albina).
 
 SCENA V
 
 VOLPINO e detti
 
 Volpino
 Servo signor speziale.
 Sempronio
 (Oh la peste è un gran male!)
 Volpino
 Dica.
 Sempronio
             Cosa volete?
 Volpino
130Certo medicamento o sia pozione...
 Sempronio
 Parlate con Mengone.
 Mengone
 Sì, parlate con me,
 datemi la ricetta.
 Volpino
 Eccola (già son qui sol per Grilletta).
 Sempronio
135Dite, signori miei,
 siete voi dilettanti di novelle?
 Volpino
 Signorsì.
 Lucindo
                    Qualche cosa.
 Sempronio
 Questa è una nuova grande,
 un eunucco nell’Indie
140unito ad una donna fu trovato
 e ’l pover galantuom l’hanno impiccato.
 
    Il fatto è descritto,
 sentitelo qui.
 La pena, il delitto
145raccontan così.
 
    Faceva il vezzoso,
 faceva il grazioso.
 E loro con un nodo
 l’han fatto saltar.
 
150   Se prima soleva
 qual cigno cantar
 col nodo doveva
 da cane strillar.
 
 SCENA VI
 
 LUCINDO, MENGONE e VOLPINO
 
 Lucindo
 Amico preparate
155presto la confezione.
 Volpino
 Preparatemi presto la pozione.
 Mengone
 Ora tosto vi servo.
 Lucindo
 Via...
 Mengone
             Non abbiate fretta.
 (Diavolo! Non intendo la ricetta).
 Lucindo
160(Albina non si vede).
 Volpino
 (Non si vede Grilleta).
 Mengone
                                            (Quel dottore
 ha scritto molto male,
 non so se dica qui spirito o sale).
 Lucindo
 Ditemi, la figliuola
165del signor speziale come sta. (A Mengone)
 Mengone
 Sta bene. (Queste qua
 non so se siano oncie o se sian dramme).
 Volpino
 Amico, in cortesia
 Grilletta la pupilla
170sta bene?
 Mengone
                     Sì signore.
 (Maledetto dottore!
 Non l’intendo né mai l’intenderò.
 Ma la pratica adesso adoprerò).
 Lucindo
 Si potrebbe ad Albina
175dir due parole?
 Volpino
                               E due dirne a Grilletta?
 Mengone
 Questa è un’altra ricetta,
 signori miei, voi l’intendete male;
 io non faccio il mezzan, fo lo speziale.
 Lucindo
 Via, via, non vi alterate.
 Volpino
180Fateci la ricetta e perdonate.
 Mengone
 Dite... Per chi servire
 deve il medicamento? (A Lucindo)
 Lucindo
 Per uno che patisce indigestione.
 Mengone
 Buono. E questa pozione
185per chi voi la prendete? (A Volpino)
 Volpino
 Per uno che non può... se m’intendete.
 Mengone
 Ho inteso; ciascheduno
 avrà le cose sue,
 ora presto vi servo tutti due.
 
190   Per quel che ha mal di stomaco
 vi vuol del reobarbaro,
 per quel che ha il corpo stitico
 la manna opererà,
 presto portate qua. (Ad un giovane)
 
195   Di questo quantum sufficit,
 di questa due manipoli,
 faremo una pozione
 ed una confezione;
 e quel che ha mal di stomaco
200i chiodi mangerà;
 e quel che ha il corpo stitico
 le viscere anderà. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 LUCINDO e VOLPINO
 
 Lucindo
 O che bravo garzone.
 Volpino
 È simile al padrone.
 Lucindo
                                        Manco male
205che per vedere Albina
 solamente qui venni.
 Volpino
                                         Ed io soltanto
 ho finto di portare una ricetta,
 per parlare a Grilletta.
 Lucindo
 Codesto scimunito di Sempronio
210ha una figlia assai vaga.
 Volpino
                                              E una pupilla
 che incanta, che innamora.
 Lucindo
 E non vuol maritarle.
 Volpino
 E noi procurarem d’innamorarle
 e poscia innamorate...
 Lucindo
                                           Ecco il mio bene.
 Volpino
215Via portatevi bene.
 Lucindo
                                      Non vorrei...
 Volpino
 Io mi ritiro a far la guardia adesso,
 poi farete per me voi pur lo stesso. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 LUCINDO, poi ALBINA
 
 Lucindo
 Amor dammi corraggio.
 Albina
                                               (Non m’inganno,
 questi al certo è Lucindo).
 Lucindo
                                                  Oh bella Albina
220qual fortuna è la mia.
 Albina
                                          Poca fortuna
 se di furto mirarmi
 solamente potete e poi lasciarmi.
 Lucindo
 Eppure ad un amante
 serve ciò di ristoro.
 Albina
                                      Ed a me serve
225di tormento maggior. Vedervi appena,
 né potervi spiegare il mio tormento,
 è un dolore, ben mio, che val per cento.
 Lucindo
 Rimediarci conviene.
 Albina
                                          A me non tocca.
 Lucindo
 È ver, s’aspetta a me; ma voi mia cara
230saprete di chi v’ama
 secondare il dissegno?
 Albina
 Lo seguirò s’egli di me fia degno.
 Lucindo
 Vostro padre protesta
 non voler maritarvi.
 Albina
                                        A lui per anche
235voi non mi avete chiesta.
 Lucindo
                                                E ben, si tenti
 aver per questa via la vostra mano
 ma se il pregar fia vano,
 di far quel ch’io dirò
 Albina avrete cor?
 Albina
                                    Ci penserò.
 Lucindo
240Padre crudel non merta
 che una innocente figlia
 sagrifichi per lui la vita, il cuore.
 Se casto, onesto amore
 a voi riscalda il petto,
245non perdette il rispetto
 rendendo il vostro cor lieto e beato.
 Albina
 Ah Lucindo...
 Lucindo
                            Che fia?
 Albina
                                              Chi m’assicura
 che felice esser deggia a voi unita?
 Lucindo
 Non temete mia vita,
250tutto vostro sarò. Voi disporrete
 di me, de’ pensier miei...
 Albina
                                                 Dolce linguaggio
 degl’amanti è codesto. Ah poi si cangia
 dagli sposi talor.
 Lucindo
                                 Deh non temete,
 se tenero amator vi son adesso,
255sarà, bell’idol mio, sempre lo stesso.
 
    Da quei vaghi amati rai
 ho imparato a sospirar,
 nel mio cor non potrà mai
 altra fiamma scintillar.
 
260   La mia fede, l’amor mio
 sol nell’onde dell’oblio
 nel mio sen potrà mancar.
 
 SCENA IX
 
 ALBINA, poi GRILLETTA
 
 Albina
 Poco non è che il genitor non m’abbia
 e sorpresa e sgridata; oh son pur stanca
265di languire e penar.
 Grilletta
                                       Che fate Albina
 qui nella spezieria?
 Albina
                                       Chieder volevo,
 avendo il core oppresso,
 a mio padre un cordiale.
 Grilletta
 Eh per il vostro male
270il cordial saporito
 che potria risanarvi è un bel marito.
 Albina
 (Ohimè).
 Grilletta
                     Non arrossite.
 Ehi, Albina, sentite,
 questo è il miglior cordial pel nostro sesso;
275e patisco ancor io quel male istesso.
 Albina
 Ah Grilletta.
 Grilletta
                          Grilletta
 è una buona ragazza
 che farà cautamente i fatti suoi
 ed averà ancora carità per voi.
 Albina
280Ma come?
 Grilletta
                      Già so tutto,
 so che Lucindo amate
 e so che sospirate,
 perché non vuol il padre vostro udirvi,
 ma fidatevi a me, saprò servirvi.
 Albina
285Ah voi mi consolate.
 Grilletta
                                        Ardo ancor io
 per Mingone d’amore
 e il mio signor tuttore
 generoso e clemente
 mi vorrebbe sposar ma non fa niente.
 Albina
290Mi raccomando a voi.
 Grilletta
                                          No dubitate,
 soffrite, pazientate,
 simulate con arte il vostro foco,
 procuriam tutte due vincere il gioco.
 Faremo una partita,
295voi con Lucindo ed io col mio Mengone,
 noi vinceremo il dolce matrimonio
 e quel che perderà sarà Sempronio.
 Albina
 In verità Grilletta
 voi mi rinvigorite; in grazia vostra
300or nel mio petto io sento
 crescer la gioia e cedere il tormento.
 
    Come in distanza il foco
 scioglie la neve ancora,
 distrugge a poco a poco
305speranza il mio timor.
 
    A un core innamorato
 ogni lusinga è cara,
 ogni conforto è grato
 a un innocente amor.
 
 SCENA X
 
 GRILLETTA, poi VOLPINO
 
 Grilletta
310Io son di questa taglia,
 mi piace far per altri
 quel che vorrei per me venisse fatto...
 Volpino
 Grilletta...
 Grilletta
                      Siete matto?
 Volpino
 Perché?
 Grilletta
                  Perché sapete
315che il mio signor tuttore
 non vuol ch’io parli con nessuno al mondo.
 Volpino
 Egli è ben sciocco e tondo,
 se crede che Grilletta
 non voglia far l’amore.
 Grilletta
320Oh io son obbediente al mio tuttore.
 Volpino
 Eppure con Mingone
 passa qualche amoretto.
 Grilletta
                                               Oh v’ingannate.
 Volpino
 Non occor che negate,
 di sicuro lo so.
 Grilletta
                             Se lo sapete
325dunque dai fatti miei cosa volete?
 Volpino
 Io voglio illuminarvi,
 io voglio consigliarvi
 uno sciocco lasciar che non ha merto.
 Grilletta
 Serva, signor esperto,
330serva, signor eroe del Campidoglio.
 Voi meritate assai ma non vi voglio.
 Volpino
 Sprezzarmi? Dilegiarmi? Cospettone!
 Voglio uccider Mengone.
 Grilletta
                                                Poverino!
 Come fosse un pulcino?
 Volpino
                                              Io mai son stato
335burlato, strapazzato.
 Grilletta
                                        Un’altra volta
 non direte così.
 Volpino
                               Femmina ingrata!
 Grilletta
 È ver, sono spietata.
 Volpino
 Non conoscete il buono.
 Grilletta
 Ignorantaccia io sono.
 Volpino
340Io vo la vostra sorte procurando.
 Grilletta
 Ed io...
 Volpino
                 Parlate pure.
 Grilletta
                                           Ed io vi mando.
 
    Caro Volpino amabile
 siete de’ pazzi il re,
 è ver, siete adorabile
345ma non piacete a me.
 
    Son nata sfortunata,
 non merto il vostro amor,
 Volpino poverino
 soffrite il pizzicor.
 
 SCENA XI
 
 VOLPINO solo
 
 Volpino
350Maledetta fortuna? Ancor mi burla?
 Basta. Non son chi sono
 se non faccio vendetta.
 Oh che cara fraschetta!
 Lascia me per Mingone.
355Mi tratta da buffone
 e fa di me strapazzo,
 ah se trovo Mingone io me l’ammazzo.
 
    Amore nel mio petto
 si è convertito in sdegno,
360il mio rivale indegno
 vedrò cadermi a’ piè...
 Ma se ammazzasse me?
 
    Col cuor ardito e forte
 incontrerò la morte...
365La morte? Signorsì,
 Grilletta traditora
 contenterò così.
 
 SCENA XII
 
 Camera interna della spezieria.
 
 MENGONE, poi GRILETTA
 
 Mengone
 Ho fatta la fatica,
 ho fatte le ricette
370e poi non ho trovato più nessuno,
 il cielo li ha inspirati,
 perché se gl’amalati
 prendean tai medicine ho ben paura
 che andassero a guarire in sepoltura.
 Grilletta
375Mingoncino.
 Mengone
                          Grilletta.
 Grilletta
                                             Mi vuoi bene?
 Mengone
 Zitto, che se il padron...
 Grilletta
                                             Per or non viene,
 dimmi se mi vuoi ben.
 Mengone
                                             Te ne vorrei...
 Ma so che amata sei dal mio padrone.
 E temo le carezze del bastone.
 Grilletta
380In grazia dell’amata,
 si può soffrire qualche bastonata.
 Mengone
 È ver; ma la mia schena
 non l’intende così.
 Grilletta
                                    Via, finalmente
 il tuttor non mi è padre,
385posso amare chi voglio.
 Mengone
 Non vorrei che l’imbroglio...
 Grilletta
 Tu sei troppo codardo,
 coraggio aver bisogna.
 Mengone
 Non vorrei... Ho paura...
 Grilletta
                                               Uh che vergogna.
 Mengone
390Orsù, se abbiam da farla,
 facciam la cosa presta.
 Grilletta
 Per me son pronta e lesta.
 Tu che pensi di fare?
 Mengone
 Direi che si potrebbe...
395per esempio... a diritura...
 Andrebbe ben ma ho un poco di paura.
 Grilletta
 Di chi?
 Mengone
                 Del mio padrone.
 Grilletta
 Coraggio.
 Mengone
                     E se il bastone...
 Grilletta
 Eh via, diamci la mano.
 Mengone
400Aspetta, piano, piano.
 Grilletta
 Presto, facciam così,
 son tua sposa. (Si dan la mano con timore)
 Mengone
                              Tuo sono... Eccolo qui. (Vedendo Sempronio)
 
 SCENA XIII
 
 SEMPRONIO e detti
 
 Sempronio
 Cosa fatte?
 Mengone
                        Dicevo...
 Grilletta
                                          Poverino!
 Si sente male. Io gli tastavo il polso.
 Sempronio
405Lascia sentir. (Tasta il polso a Mengone)
 Mengone
                             Sentite.
 Sempronio
 Vuol essere la gran lite (Toccando il polso a Mengone pensa agl’avvisi)
 tra il Levante e il Ponente.
 Mengone
 E ben cosa vi pare?
 Sempronio
                                      Non hai niente.
 Mengone
 E pure se sapeste
410padron cosa mi sento...
 Grilletta
 Poverino! Ha il suo mal tutto di drento.
 Sempronio
 Animo, setacciate
 quelle pome pistate (A Mengone)
 e voi bella Grilletta
415per non istare oziosa
 mondate la ciccoria e l’accetosa.
 Farò qualcosa anch’io.
 Vuo’ fare a modo mio
 tra i signori che adesso sono in guerra
420la division del mare e della terra. (Sempronio siede e scrive e Mengone si pone a stacciare e Grilletta a mondar l’erbe)
 Mengone
 
    Quanti son di questa polvere
 i granelli minutissimi
 tanti son Grilletta i spasimi
 che per te mi sento al cor.
 
 Grilletta
 
425   Quante son dell’erbe tenere
 le tagliette minutissime
 tante son Mengone amabile
 le speranze del mio cor.
 
 Sempronio
 
    La montagna al re dei Tartari,
430la pianura al re dell’Indie,
 la marina al bravo principe
 del Mogol imperator.
 
 Mengone, Grilletta
 
    Ah non so che cosa faccio...
 
 Grilletta
 
 Mentre scelgo...
 
 Mengone
 
                                Mentre staccio...
 
 a due
 
435Tutto... Tutta vo in sudor.
 
 Sempronio
 
    Ma senza il mappamondo
 mi perdo e mi confondo,
 or or deciderò.
 
    Stacciate, (A Mengone) mondate (A Grilletta)
440ed or ritornerò. (Parte)
 
 Grilletta
 
    Sempronio è andato via. (S’alza e s’accosta)
 
 Mengone
 
 Son qua Grilletta mia.
 
 a due
 
 Concludere convien.
 
 Grilletta
 
    Dammi la man, o caro.
 
 Mengone
 
445Prendi la mano, o cara.
 
 a due
 
 Zitto, Sempronio vien. (Tornano al lor lavoro)
 
 Sempronio (Con un mappamondo)
 
    Ora sì con fondamento
 potrò far lo spartimento
 della terra e poi del mar. (Fa le sue osservazioni)
 
 Mengone
 
450   Lavorando setacciando
 io mi sento tormentar.
 
 Grilletta
 
    Fra l’erbetta teneretta
 io mi sento innamorar.
 
 Sempronio
 
    Per scioglier questo passo
455bisogno ho del compasso,
 or or lo troverò.
 
    Stacciate, (A Mengone) mondate (A Grilletta)
 ed or ritornerò. (Parte)
 
 Mengone
 
    Presto, presto Grillettina
460dammi o cara la manina.
 
 Grilletta
 
 Sì, mio caro, eccola qua. (Torna Sempronio e li vede in atto che si danno la mano)
 
 Mengone
 
    Cara.
 
 Grilletta
 
                 Caro. (Vedono Sempronio e tornano lavorare)
 
 Sempronio
 
 Bravi, bravi, vi ho veduto,
 giusto a tempo son venuto,
465ho scoperto come va.
 
 Mengone
 
    Vo stacciando.
 
 Grilletta
 
                                Vo mondando.
 
 Sempronio
 
 Disgraziati via di qua.
 
 Mengone
 
    Ma... signore...
 
 Grilletta
 
                                 Gnor tuttore...
 
 Sempronio
 
 Ho scoperto come va.
 
 Mengone, Grilletta
 
470   Maledetto.
 
 Sempronio
 
                          Via di qua.
 
 Mengone, Grilletta
 
 Che dispetto.
 
 Sempronio
 
                            Via di là.
 
 a tre
 
    Ho un tremore nel mio core,
 non so dir cosa sarà.
 
    Che tormento che mi sento,
475oh che rabbia che mi fa.
 
 Fine dell’atto primo